CATANIA – La signora Venera Trovato morì la notte fra il 13 e il 14 aprile 2015. Aveva 57 anni. E il decesso sarebbe avvenuto perché all’ospedale Cannizzaro di Catania, nel dimetterla, le avrebbero prescritto un antibiotico a cui era allergica. Questo avrebbe provocato uno shock anafilattico e la morte. E quanto scritto dal Ctu, il consulente tecnico d’ufficio, nominato dal Tribunale civile di Catania. Per questo il giudice Cristiana Gaia Cosentino ha condannato l’azienda ospedaliera a risarcire il marito e le due figlie della signora.
La donna viveva ad Aidone, in provincia di Enna. Al coniuge è stata riconosciuta la somma di 238 mila euro, alle figlie 269 mila euro ciascuna. L’azienda è stata condannata anche al pagamento delle spese. La causa della morte, si legge in sentenza, sarebbe stata una “incongrua prescrizione di antibioticoterapia, in soggetto con nota diatesi allergica”. A prescriverla, i sanitari dell’azienda ospedaliera.
I principi giurisprudenziali usati in sentenza
“Ne deriva che appare accertato un esclusivo comportamento colposo dei sanitari della struttura sanitaria resistente, che, in violazione delle linee guida in materia e delle regole per una corretta esecuzione della prestazione sanitaria richiesta – si legge testualmente nella sentenza -, trattandosi, come sottolineato dai c.t.u., di prestazioni routinarie non dotate di particolare difficoltà, hanno posto in essere un comportamento negligente ed imperito, determinando il decesso”. Questo, secondo il criterio “del più probabile che non”, lo standard probatorio usato nel diritto civile secondo cui il giudice deve scegliere l’ipotesi più verosimile tra quelle possibili, anche se la certezza è inferiore al 100 per cento.
Il giudice mette in risalto che nessuna colpa può addebitarsi alla vittima, di alcun genere. “La paziente era dimessa con prescrizione dello specialista”, ricorda il giudice. “Sebbene fosse consapevole del proprio status allergico – si legge sempre nella sentenza – non poteva conoscere il principio attivo contenuto nell’antibiotico prescritto né tantomeno è ipotizzabile che la stessa, eventualmente consapevole della tipologia di antibiotico, abbia assunto lo stesso farmaco conscia dei rischi cui sarebbe incorsa”.
La famiglia: “La sentenza fa chiarezza”
Il Tribunale, insomma, ha accolto la richiesta della famiglia, assistita dall’avvocato Michele Calcagno. “I miei assistiti, pur consapevoli della possibilità che il contenzioso si protragga ancora stante l’atteggiamento dilatorio da sempre tenuto dall’Azienda Ospedaliera Cannizzaro, ringraziano il Tribunale di Catania – afferma l’avvocato Calcagno -. Questo per avere finalmente fatto chiarezza sulle cause della morte della loro compianta familiare, riconoscendo la gravità dell’errore che ne ha causato la morte. Da parte mia ringrazio il consulente tecnico medico – legale della famiglia, dottoressa Angela Grieco. La ringrazio per il sostegno tecnico ed emotivo fornito durante tutta questa lunga battaglia giudiziaria”.

