Dissesto Catania, udienza fiume: "La giunta doveva controllare" - Live Sicilia

Dissesto Catania, udienza fiume: “La giunta doveva controllare”

Nel corso dell'ultimo appuntamento del processo sul default del Comune, i consulenti hanno risposto al fuoco di fila degli avvocati.
BUCO DI BILANCIO
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CATANIA – “La giunta, quando riceve il previsionale, è in condizione di verificarne la fondatezza?”. “Lo deve fare obbligatoriamente“. È in questo botta e risposta il cuore dell’ultima udienza del processo sul dissesto del Comune di Catania e sulle presunte responsabilità in capo all’ex sindaco Enzo Bianco, ai suoi assessori, a ex dirigenti ed ex revisori dei conti. Il quesito è posto dall’avvocato Sergio Falcone, difensore di Luigi Bosco (ex titolare dei Lavori pubblici) e Fiorentino Trojano (ex Servizi sociali). A rispondere è, invece, Pietro Paolo Mauro, uno dei consulenti campani (insieme al collega Gaetano Mosella) chiamati da piazza Verga a cercare le cause di un buco di bilancio multimilionario, condensato negli anni che vanno dal 2013 al 2018.

“La giunta non è un corpo estraneo all’ente”, prosegue Mauro. Il momento è quello del controesame fiume dei periti. Dopo essere stati sentiti dai magistrati che sostengono l’accusa, Mauro e Mosella nell’ultima udienza hanno risposto agli avvocati degli imputati. Su anni di bilanci previsionali approvati alla fine dell’anno, sull’enorme mole di debiti fuori bilancio, sulle entrate sovrastimate. Tutte le motivazioni già evidenziate dalla Corte dei Conti per chiedere che venisse deliberato il dissesto economico-finanziario di Palazzo degli elefanti. Cosa puntualmente avvenuta nel 2018. “Se la giunta concretamente andava a girare pagina per pagina il bilancio non lo possiamo sapere e non lo potremo mai accertare – aggiunge il commercialista – Però il documento, nella sua interezza, certamente era di conoscenza del governo della città. Non poteva non esserlo“.

Il bilancio di previsione dovrebbe essere redatto e approvato nei primi mesi di ogni anno. Come dice il termine stesso, è una previsione. Cioè quanti soldi il Comune prevede di incassare e quante spese il Comune prevede di avere. Negli anni presi in esame dalla procura nel formulare l’accusa di falso nei confronti di ex esponenti politici e amministrativi del municipio, il bilancio di previsione è stato approvato solo al termine dei 12 mesi. Quando cioè le cifre erano non più un calcolo sul futuro bensì una drammatica certezza. Alla fine dell’anno, per i magistrati, era impossibile non vedere che si era previsto cento e, invece, si era incassato cinquanta. Le stime errate sono solo una delle 13 accuse nei confronti di 29 persone.

Una parte della linea difensiva dei politici a processo è più o meno la seguente: “Quando succede un incidente, la responsabilità dell’ingegnere dirigente dei lavori rispetto al capocantiere…“, prosegue Falcone. “Ognuno risponde per sé“, sottolinea Mauro.

Un altro punto lo tocca, invece, l’avvocato Giovanni Grasso, chiamato a difendere l’ex sindaco Enzo Bianco. “Quante sono le voci di entrata di un bilancio di previsione? È credibile che siano 1300?“, domanda Giovanni Grasso. “Assolutamente sì”, replica Mauro. “Vi risulta la presenza di segnalazioni da parte del ragioniere capo sulla gravità della situazione?”, continua Grasso. “Non ne abbiamo trovate, ma ci sono state una serie di deliberazioni della Corte dei conti e, anche, diverse audizioni”, risponde ancora il consulente.

Il legale dell’ex primo cittadino, poi, si sposta sul piano di riequilibrio economico-finanziario. Cioè il programma, redatto nel 2013 dall’ex giunta di Raffaele Stancanelli e dall’ex vicesindaco e assessore al Bilancio Roberto Bonaccorsi, per ripianare la difficile situazione delle casse municipali, in predissesto già dal 2012. “Probabilmente c’era un problema già all’origine – ammette Mauro, citando la Corte dei conti – La nuova giunta aveva la facoltà di rimodulare quel piano in sei mesi, e non l’ha fatto”. “È possibile discostarsi dalle previsioni del piano?”, insiste Grasso. “Non è possibile – dice il consulente – Le misure previste dal piano, però, non venivano attuate. La Corte dei Conti è stata anche molto disponibile, c’è stato un lungo percorso, ma poi si è dovuti arrivare alla deliberazione del dissesto”.

“Sapete quanti Comuni siciliani erano, nel periodo delle contestazioni, in una situazione di dissesto e quanti lo sono oggi?”, conclude Giovanni Grasso, dopo una serie di domande più tecniche. “Non so rispondere di preciso – conclude Pietro Paolo Mauro – Ma ho fatto uno studio per il ministero dell’Interno, nel 2018, che individua la Calabria, la Campania e la Sicilia come le regioni con la più alta incidenza di piani di riequilibro e di dissesti. Guardi, io sono campano, le posso dire che questa è una questione esistenziale“.


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    Due pesi e due misure: una società piena di contraddizioni nel silenzio e un processo mediatico attenzionato in ogni minimo dettaglio per evidenziare responsabilità montate con una iperfantasia contabile.

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