Catania, scacco matto al Clan Cappello: condanne definitive NOMI -

Catania, scacco al Clan Cappello: condanne definitive NOMI

Massimo Salvo 'u carruzzeri', ritenuto tra i vertici del clan Cappello
La sentenza della Cassazione chiude il processo, stralcio abbreviato, del processo 'Penelope'
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CATANIA – Questa sentenza è una pietra miliare per la storia della mafia catanese. I vertici del clan Cappello hanno ricevuto una stangata pesantissima: la Cassazione rigettando e ritenendo inammissibili quasi tutti i ricorsi ha reso definitivo il verdetto d’appello del processo – stralcio abbreviato – scaturito dall’inchiesta Penelope scattata nel 2017 ed eseguita dalla Squadra mobile di Catania. La Suprema Corte ha disposto anche quattro annullamenti con rinvio, ma si tratta solo di ricalcolo della pena: la responsabilità penale è irrevocabile.  

Le condanne sono davvero pesanti. Soprattutto per i vertici della cosca creata dall’ergastolano al 41 Turi Cappello, che sta affrontando il troncone ordinario. Massimo Salvo, figlio di Pippo u carruzzeri, dovrà scontare (già una parte espiati) 20 anni. Per la Dda avrebbe retto le sorti del clan per diverso tempo. Almeno fino alla scarcerazione di Salvatore Lombardo ‘u ciuraru, cugino del capomafia Cappello, condannato a più di 13 anni. Ma c’è tutta la rete di ‘colonnelli del clan’ che sono stati condannati: 15 anni la pena inflitta a Giovanni Catanzaro, u milanisi, 14 invece a Santo Strano ‘facci i palemmu. Sono nomi che il pentito Carmelo Di Mauro mette ai piani alti della ‘piramide’ disegnata davanti alle pm Antonella Barrera e Tiziana Laudani, che hanno coordinato l’inchiesta. In appello il processo invece ha avuto come pg Antonio Nicastro che nella sua requisitoria bollò come tardiva la missiva di Massimo Salvo in cui si dissociava dal clan. Una linea che fu accolta dalla Corte d’Appello che confermò il verdetto del gup. E se ‘u Carruzzeri comandava a Catania, i ‘paesi’ vedevano come ‘referente’ Pippo Balsamo (anche per lui 20 anni di condanna). Le indagini avevano permesso di ricostruire la ‘tela’ (da qui il nome Penelope) realizzata dal clan Cappello negli affari illegali, soprattutto il traffico di droga. Poi i poliziotti, grazie alle cimici, riuscirono a documentare anche il salto imprenditoriale della cosca, in articolare nel settore dei rifiuti. 

Andiamo alla sentenza della Suprema Corte. La Cassazione ha rigettato i ricorsi di Pippo Balsamo (20 anni), Salvatore Giuseppe Lombardo (13 anni e 4 mesi), Giuseppe Ravaneschi (9 anni e 4 mesi), Claudio Rindone (7 anni e 4 mesi). Ha dichiarato invece inammissibili i ricorsi di Sebastiano Calogero (8 anni), Giovanni Catanzaro (15 anni e 4 mesi), Andrea Ciravolo (4 anni), Orazio Di Mauro (10 anni), Carmelo Gianninò (8 anni e 8 mesi), Giovanni Gerace (4 anni), Domenico Greco (10 anni), Balahassen Hanchi (5 anni e 4 mesi), Carmelo Licandro (10 anni), Giovanni Matteo Privitera (8 anni), Giuseppe Raffa, il collaboratore (5 anni), Fabio Raffa (5 anni e 4 mesi), Massimiliano Salvo (20 anni), Santo Strano (14 anni), Tommaso Tropea (17 anni e 6 mesi), Mario Ventimiglia (12 anni), Luigi Vinci (4 anni e 8 mesi).

Quattro sono gli annullamenti con rinvio. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio per Andrea Cambria limitatamente al riconoscimento del vincolo della continuazione. Un’altra sezione della Corte d’Appello dovrà quindi dare un nuovo giudizio sul punto, per il resto ha rigettato e l’affermazione della responsabilità penale è irrevocabile (10 anni la condanna in primo grado). Annullamento con rinvio anche nei confronti di Giuseppe Palazzolo (condannato a 18 anni e 4 mesi in appello) limitatamente all’aumento di pena in continuazione per il reato associativo (per il resto rigetto e irrevocabile la responsabilità penale). C’è invece il mancato riconoscimento delle attenuanti generica nell’annullamento con rinvio nei confronti di Antonio Scalia, difeso dall’avvocato Francesco Marchese, e condannato a 8 anni in appello. Annullamento con rinvio anche per Nunzia Zampaglione (in appello pena di 4 anni) limitatamente al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche (per il resto il ricorso è stato rigettato e la responsabilità penale è irrevocabile).


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