Centro storico e settimo bando| Critiche dall'Ance e dal Pd

Centro storico e settimo bando| Critiche dall’Ance e dal Pd

Sanfratello: "Il testo in discussione in consiglio comunale lascia perplessi. E' ingiusto escludere gli imprenditori e revocare la quota non erogata per i mancati lavori".

PALERMO – “Il regolamento che sta alla base del settimo bando per i contributi per il recupero del centro storico a Palermo, attualmente in discussione in Consiglio Comunale, in alcuni punti lascia perplessi”. L’Ance va all’attacco del regolamento che a fine mese dovrebbe approdare a Sala delle Lapidi. “Non comprendiamo perché – dice il presidente di Ance Palermo Fabio Sanfratello – sia prevista la partecipazione di singoli proprietari e non di imprenditori. Se la finalità è il risanamento del centro storico, questa discriminazione nei confronti delle società appare ingiustificata poiché sono proprio queste società, in grado di recuperare immobili al pari degli altri, ad avere investito nel centro storico contribuendo al risanamento”. Tra gli altri punti contestati quello dell’ordine cronologico per l’assegnazione dei finanziamenti. “Inserire l’ordine cronologico tra i criteri di selezione è fuorviante – continua il presidente dei costruttori – perché costringerebbe a fare la fila per presentare prima degli altri l’istanza. Sarebbe meglio, invece, fissare una data entro la quale presentare le richieste di contributo ed utilizzare criteri oggettivi per tutti quelli che le hanno presentate entro i termini, dando, semmai, la priorità agli edifici con pericolo di crollo”. L’ultima questione controversa è legata alla norma che stabilisce che i beneficiari che non hanno completato le opere entro il termine fissato avranno revocata la sola quota di contributo ancora non erogata e spesa. “Revocare il contributo per le opere non eseguite – conclude Sanfratello – non è una penalizzazione per il mancato rispetto dell’impegno assunto. Più corretto sarebbe revocare l’intero contributo incamerando la fidejussione a garanzia”.

“Questo è un nuovo colpo di mano dell amministrazione Orlando – dice Stefania Munafo’ del Pd – questa delibera sembra essere, a tutti gli effetti, una regalia ad una decina di privati o poco più che hanno incassato contributi con un bando del 2006 per i restauri nel centro storico ma non hanno ultimato i lavori. Questa vicenda rischia di trasformarsi in un danno erariale per l’amministrazione comunale e dunque ai danni delle casse pubbliche, ma anche in un illecito arricchimento per i destinatari del contributo che risolverebbero le loro posizioni senza colpo ferire. Nel precedente bando del Comune di Palermo per il restauro e la riqualificazione del centro storico, risalente a 10 anni fa, si offriva ai titolari di immobili degradati un contributo a fondo perduto pari al 50% dell’importo dei lavori necessari alla ristrutturazione dell’immobile, lasciando in conto interessi a carico dei privati la restante metà dell’intervento. Su questa seconda quota il privato poteva accedere addirittura ad un mutuo con gli interessi sempre a carico delle casse pubbliche. Il bando del 2006 prevedeva per chi non avesse ultimato i lavori la revoca dell’intero contributo e dunque la restituzione di tutte le somme percepite. Si trovano ad oggi in questa condizioni una quindicina di soggetti che hanno utilizzato i finanziamenti ma non hanno ultimato i lavori nei termini. Termini, peraltro, ampiamente scaduti. A Sala delle Lapidi in questa sessione si tratterà il nuovo bando per i contributi per il restauro nel centro Storico. Un bando analogo a quello del 2006 che prevede, anche in questo caso, la revoca del finanziamento in caso di mancato completamento delle opere. Ma una seconda delibera inserita nello stesso ordine del giorno modifica il regolamento del precedente bando, quello del 2006, cancellando il recupero delle somme nei confronti dei destinatari di finanziamenti legati ad opere negli immobili del Centro Storico che non sono state ultimate. Di fatto, in questo modo, si modifica retroattivamente un bando che ha esaurito i suoi effetti e non si incamereranno risorse che in virtù del bando precedente c’era l’obbligo di incamerare. Si mette in atto una vera e propria sanatoria. Si tratta di una scelta completamente dissennata – dice Stefania Munafò, responsabile Ambiente e Territorio della segreteria provinciale del Pd – che configura da un lato danno erariale per le casse comunali e dall’altro determina una discriminazione fra cittadini, considerato che la delibera non è generale o astratta ma individua delle persone. Si stanno violando le norme. Se la delibera dovesse passare così com’è non esiterò a trasmettere gli atti sia alla Corte dei Conti che alla magistratura penale perché verifichi se esistano estremi di reato, oltre che di evidente danno per l’erario. del resto appare evidente l’illecito arricchimento da parte dei soggetti che non hanno rispettato il regolamento, arricchimento reso possibile proprio da una simile delibera. Infine è ipotizzabile che chi non ha partecipato al bando del 2006 perchè non in condizioni di completare le opere presenti ricorso alla luce della modifica delle regole a cose fatte. Se veramente l’amministrazione ritiene di essere nel giusto – è la provocazione finale della Munafò – allora tolga l’obbligo di completare le opere anche nel bando 2016 dove invece lo ha previsto. Anche perché imporre regole che poi vengono cambiate in corsa rappresenta un invito indiretto a non rispettare le norme”.

Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI