"Chi salirà sulla carrozza del Senato?" - Live Sicilia

“Chi salirà sulla carrozza del Senato?”

La domanda rimasta per ora inevasa.

CATANIA. La domanda inevasa è “chi salirà sulla carrozza del Senato?” L’ha posta ufficialmente, per primo, il consigliere comunale Graziano Bonaccorsi. È stata poi ripresa dai giornalisti e consegnata al commissario Federico Portoghese in persona. Che ha taciuto. Da lui, però, non poteva arrivare la risposta. E si capisce. Non fosse altro che la soluzione al rebus è legata in maniera stringente al suo destino al vertice di Palazzo degli Elefanti.

Ed è anche per questo che, monsignor Luigi Renna, ha preteso che il tema non fosse trattato, non durante la conferenza stampa da lui convocata per comunicare altro. Non dentro l’episcopio, almeno. Non è soltanto questione di distinzione dei ruoli, ma soprattutto di rispetto per una vicenda tanto imprevista, quanto delicata, che ha messo in agitazione tutti gli enti cittadini. 

Perché tutti, in fondo, avrebbero fatto gli scongiuri affinché la festa di sant’Agata, la prima dopo la pandemia da Covid, si svolgesse all’interno di una cornice istituzionale ordinata. Le cose stanno andando in maniera assai diversa. Sembra che la legge di Murphy abbia preso il sopravvento sull’evento cardine dell’identità cittadina. 

Prima ancora del caso Portoghese, c’è stata la vicenda dello scioglimento e della ricostituzione immediata del comitato dei festeggiamenti agatini. Una notizia, quest’ultima, arrivata a pochi giorni dal Natale, proprio quando si pensava, invece, che tutto stesse andando per il verso giusto. 

Perché, dunque, tanta attenzione sulle due carrozze che giorno tre febbraio usciranno dalla corte di Palazzo degli Elefanti per sfilare lungo la via Etnea? Perché, secondo il cerimoniale riconducibile a don Alvaro Paternò Castello, all’interno dovrebbero viaggiare coloro che detengono l’onere del governo civile sulla città. I politici, cioè. Spesso vituperati, spesso criticati, tutto vero.

Eppure, Catania non è disposta a tollerare l’immagine di due carrozze vuote. E non succederà (bisogna starne certi). Sarebbe un scena fin troppo desolante che scriverebbe il The End sul dramma che la città sta vivendo da troppi anni (dissesto, pandemia, la doppia sospensione del sindaco, etc). 

Stiamo parlando sicuramente di un simbolo. Ma i simboli sono importanti. Perché sono loro quello spago che tiene assieme le verghe di una comunità. Pensare che non abbiano valore, o che non suscitino sentimenti, sarebbe un errore. Intanto è lo stordimento il sentimento che va per la maggiore. Non ci sono dubbi in tal senso.   


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