Chiara Ferragni prosciolta: "È finito un incubo"

Chiara Ferragni prosciolta dall’accusa di truffa: “È finito un incubo”

Prosciolti anche il suo ex bracco destro e il presidente di Dolci Preziosi

Chiara Ferragni è stata prosciolta nell’ambito del processo che la vedeva imputata per truffa aggravata in relazione alle vicende del pandoro “Pink Christmas” prodotto da Balocco e delle uova di Pasqua di Dolci Preziosi. La sentenza emessa dal Tribunale di Milano è arrivata nel primo pomeriggio di mercoledì 14 gennaio.

Tecnicamente il giudice della terza sezione penale, Ilio Mannucci Pacini. non ha riconosciuto l’aggravante, contestata dai pm, della minorata difesa dei consumatori o utenti online, che rendeva il reato di truffa procedibile anche senza una denuncia.

Poiché il Codacons circa un anno fa aveva ritirato la querela in seguito a un accordo risarcitorio con la influencer, ha disposto il proscioglimento per estinzione del reato riqualificato in truffa semplice.

Chiara Ferragni, le prime parole dopo la sentenza

Prosciolti anche i coimputati di Chiara Ferragni, ovvero il suo ex collaboratore e braccio destro Fabio Maria Damato e Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia-ID, società proprietaria di Dolci Prezioni. La posizione di Alessandra Balocco, ad dell’azienda dolciaria, era stata invece archiviata per intervenuto decesso.

“È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita”, ha detto Chiara Ferragni, visibilmente emozionata, dopo la sentenza di assoluzione, sommersa da telecamere, cronisti e fotografi, appena fuori dall’aula. “Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta. Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”, ha aggiunto.

L’imprenditrice si è sempre detta innocente

L’imprenditrice digitale, i cui affari sono colati a picco a causa di quello che è stato ribattezzato il “pandoro-gate”, si è sempre detta innocente e serena. “Credevo sinceramente che non fosse necessario celebrare un processo per dimostrare di non aver mai truffato nessuno”, aveva dichiarato un anno fa, dopo aver appreso di essere stata rinviata a giudizio.

L’influencer cremonese aveva parlato di “accusa ingiusta” che aveva pesato “su di me e, di riflesso, sulla mia famiglia e sulle persone con cui lavoro”. A poche ore dalla sentenza emessa mercoledì 14 gennaio, Chiara Ferragni si era invece professata “tranquilla e fiduciosa”. Il processo si era aperto il 23 settembre 2025 davanti alla terza sezione penale del Tribunale di Milano.

L’accusa di pubblicità ingannevole

Chiara Ferragni era finita nell’occhio del ciclone per i casi di presunta pubblicità ingannevole legata alle vendite, a prezzi maggiorati e mascherate con iniziative benefiche, avvenute tra il 2021 e il 2022, del pandoro ‘Pink Christmas’ Balocco e delle uova di Pasqua-Dolci Preziosi. Secondo l’accusa, le campagne promozionali avrebbero indotto i consumatori a ritenere che l’acquisto dei prodotti, venduti a un prezzo superiore rispetto a quello ordinario, fosse direttamente collegato a donazioni benefiche.

In entrambe le operazioni, avevano contestato i magistrati, il pubblico sarebbe stato portato a credere che parte del ricavato — con un prezzo di vendita pari a 9,37 euro contro i consueti 3,68 — fosse destinato a enti benefici e strutture sanitarie pediatriche. Le donazioni, invece, sarebbero state effettuate in anticipo rispetto alle collaborazioni commerciali con l’imprenditrice digitale e non avrebbero avuto alcun legame con il numero di prodotti venduti.

Le condanne richieste

Il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il sostituto Cristian Barilli avevano chiesto una condanna a un anno e otto mesi per Ferragni e Damato, mentre per Cannillo la richiesta era di un anno. I legali dell’imprenditrice digitale, che in concomitanza con l’esplosione dello scandalo del pandoro-gate ha visto andare in frantumi il suo matrimonio con Fedez, avevano sottolineato come la loro assistita avesse già “pagato 3,4 milioni di euro in risarcimenti e donazioni”.

Il rinvio a giudizio era arrivato nel gennaio 2025, dopo la sanzione da un milione di euro irrogata dall’Antitrust e le segnalazioni presentate dal Codacons alle Procure di diverse città italiane. Sul fronte civile, a dicembre 2024, Chiara Ferragni aveva raggiunto un’intesa extragiudiziale con il Codacons e l’Associazione Utenti Servizi Radiotelevisivi.

I risarcimenti

L’accordo prevedeva risarcimenti di circa 150 euro per ciascun consumatore rappresentato dal Codacons, il rimborso delle spese legali sostenute dalle associazioni e una donazione di 200mila euro a favore di un’organizzazione che assiste le donne vittime di violenza.

Era stato inoltre riconosciuto un risarcimento di 500 euro a una pensionata campana che si era costituita parte civile autonomamente. La donna aveva acquistato una decina di pandori rosa Balocco al prezzo maggiorato, lamentando sia il “danno economico” sia la mancata realizzazione dell’intento solidale che aveva motivato l’acquisto.


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