Chiudere la Sispi o privatizzarla| Nuova grana per Orlando

Chiudere la Sispi o privatizzarla| Nuova grana per Orlando

La legge impone ai comuni di privatizzare o chiudere entro l'anno le società che svolgono servizi strumentali come la Sispi, la società che cura i servizi informatici per Palazzo delle Aquile, e che conta 116 dipendenti. Piazza Pretoria spera nell'intervento del governo, mentre il capogruppo Udc Cusumano attacca: "Rischiamo di ritrovarci con un'altra Gesip".

PALERMO – Chiudere la Sispi, oppure venderla ai privati, entro la fine dell’anno. E’ questa la nuova grana che rischia di scoppiare nelle mani dell’amministrazione comunale di Palermo, alle prese con l’obbligo di doversi disfare, così come tutti gli altri comuni italiani, di quelle società partecipate che la legge definisce “strumentali”, ovvero che svolgono servizi solo per un ente locale che ne è anche l’unico proprietario, servizi quindi rivolti essenzialmente alla pubblica amministrazione e non al pubblico (come la segnaletica stradale e il rifacimento dei marciapiedi).

E tra la aziende di piazza Pretoria l’unica ad avere questi requisiti è proprio la Sispi, ovvero quella che si occupa per conto della quinta città d’Italia dei servizi informatici ma anche della gestione delle multe. Una società che conta 116 dipendenti e il cui budget per il 2013 è stato da poco approvato dalla giunta Orlando: un valore della produzione da oltre 12 milioni di euro di cui 9,2 per la conduzione tecnica, 344mila euro per nuovi sviluppi, 2,6 milioni per le violazioni al codice della strada; e ancora 5 milioni per l’acquisizione di beni e servizi e 6,1 per il personale.

Ma, come detto, la spending review di Mario Monti (datata luglio 2012) ha previsto che le società strumentali vengano chiuse entro l’anno o, in alternativa, vengano privatizzate entro il 30 giugno con l’assegnazione dei servizi per un quinquennio non rinnovabile. Una prospettiva di certo non rosea per l’amministrazione Orlando che, in campagna elettorale, ha sempre manifestato la propria contrarietà alle privatizzazioni delle aziende.

Palazzo delle Aquile sperava che la norma non si applicasse in Sicilia, Regione a statuto speciale, ma una circolare regionale dello scorso settembre, firmata dall’allora assessore all’Economia Gaetano Armao e pubblicato in Gazzetta ufficiale, ha invece ribadito che la spending review è automaticamente entrata in vigore anche nell’Isola. E per piazza Pretoria sono cominciati i guai. Il legislatore ha previsto tempi precisi anche per l’eventuale redazione di piani di ristrutturazione e razionalizzazione delle partecipate di cui però, a Palermo, non c’è traccia.

“E’ vero, la norma dice che i comuni devono liquidare o vendere le società strumentali – dice a Livesicilia il presidente della Sispi, Francesco Randazzo – a meno che non siano attività assolutamente indispensabiii: in quel caso si dovrebbe predisporre un’apposita relazione da inviare all’autorità garante per la concorrenza. Ma chiudere la Sispi sarebbe un disastro, o venderla significherebbe dare luogo a speculazioni, per questo stiamo verificando un iter per poterlo evitare. Noi gestiamo banche dati riservate e indispensabili, progetti come lo sportello telematico per la riscossione diretta e la sosta tariffata, per questo il Comune sta lavorando per evitare di vendere”.

”Noi gestiamo di fatto tutti i dati del comune di Palermo – aggiunge Giuseppe Di Giorgi, dipendente Sispi e rappresentante sindacale della Cisl – senza di noi Palazzo delle Aquile non potrebbe nemmeno pagare gli stipendi ai propri dipendenti. Abbiamo avuto degli incontri con l’amministrazione aziendale e quella comunale che ci hanno detto di stare predisponendo la relazione prevista dalla legge”. Ma la relazione che dovrebbe giustificare il mancato ricorso al libero mercato per i servizi strumentali dovrebbe accertare la presenza di “peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche” che motivino la scelta, e non è detto che piazza Pretoria riesca nel suo intento, ovvero non vendere la società.

“La Sispi gode di ottima salute – spiega il vicesindaco e assessore alle Partecipate, Cesare Lapiana – abbiamo approvato il bilancio senza problemi. La legge in questione, inoltre, è molto contestata e il nuovo governo potrebbe rivederla”. Insomma, la speranza del Comune è riposta nell’esecutivo che uscirà dalle urne del 24 febbraio e in un suo eventuale intervento che dovrebbe però arrivare prima della scadenza del 30 giugno.

Un intervento che risolverebbe parecchi problemi ai comuni, tra cui quello di Palermo che deve fare i conti anche con il divieto imposto dalla legge che una stessa società svolga al tempo stesso servizi pubblici e strumentali. Una situazione che, ben inteso, riguarda tutte le partecipate: l’Amat infatti si occupa di trasporto pubblico (servizio pubblico) ma anche di segnaletica stradale (servizio strumentale); l’Amia di igiene (servizio pubblico) ma anche del rifacimento dei marciapiedi (strumentale); la Gesip del cimitero dei Rotoli (servizio pubblico) ma anche del verde (strumentale). Una commistione che dal 2006 è vietata perfino da numerose sentenze della Corte dei Conti, che però dalle parti di Palazzo delle Aquile nessuno sembra prendere nemmeno in considerazione.

“Ma anche qui si tratta di norme che potrebbero essere presto riviste – commenta Lapiana – in caso contrario ci adegueremo e appalteremo i servizi”. Appalti che però, come nel caso di Sispi, richiederebbero procedure europee e quindi tempi lunghi che mal si concilierebbero con la scadenza di fine anno.

“La Sispi rischia di diventare un’altra Gesip – attacca il capogruppo dell’Udc a Sala delle Lapidi, Giulio Cusumano – l’amministrazione dimostra di non avere prospettive industriali per le sue aziende, non possiamo sempre sperare nelle deroghe o che vinca il governo amico per un provvedimento ad hoc. Il Comune dovrebbe intanto avviare le prcedure e, in caso di cambiamenti nella normativa, agire di conseguenza e non aspettare senza far nulla. Il rischio è di ritrovarsi con altri cassaintegrati per il prossimo Capodanno. Per non parlare di eventuali ricorsi”. Una prospettiva, quelli dei ricorsi, che dovrebbe far tremare i polsi ai piani alti di piazza Pretoria: se un’azienda si rivolgesse infatti al tribunale, accusando l’amministrazione di non rispettare la legge e di non mettere sul mercato i servizi strumentali che potrebbe aggiudicarsi l’azienda stessa, sarebbe facile prevederne gli esiti nefasti per Palazzo delle Aquile.

 


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