Il sindaco Vito Barone piange, anche se cerca di non darlo a sentire, anche se inghiotte le lacrime, con la compostezza di un uomo che onora la sua fascia tricolore, nel momento più terribile, come rappresentante di una comunità.
Il rogo di Ciminna ha stroncato la vita di Salvatore Giglia, appena ventisei anni. Vito Barone parla a pezzetti, si commuove, si trattiene. Ripete all’interlocutore: “Mi perdoni, mi perdoni…”. E di cosa dovremmo perdonarla, sindaco, di conservare un cuore che sa empatizzare? La stimiamo per questo. E l’abbracciamo, con tutta la sua splendida cittadina.
“Un ragazzo esemplare”
“Siamo sconvolti – dice il sindaco Vito – Salvatore era un ragazzo esemplare. Era un ragazzo davvero d’oro e l’abbiamo perso. Era sempre il primo a dare solidarietà e vicinanza, ad aiutare chi aveva bisogno. Era sempre il primo a soccorrere il prossimo. Aveva sempre un sorriso unico. Mi perdoni, mi perdoni, non ce la faccio…”.
Tante sono le parole del cordoglio. E della speranza che accompagna il dolore. “Salvatore, anima buona e bella, prendi parte alla gioia del tuo e nostro Signore e così la tua giovinezza rifiorirà nella sua casa”. Così scrive Daniele Comito, sacerdote dal cuore anche lui grande, su Facebook. L’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, domani celebrerà il funerale a Ciminna. E siamo certi che dirà cose da non dimenticare.
La sofferenza di una comunità
Un’amica, sul suo profilo, commenta le immagini serene tirate fuori dai cassetti del tempo: “Quante volte sei venuto a casa mia, quante giornate passate a giocare insieme agli altri amici, quante risate, quanti consigli. Siamo cresciuti condividendo tante cose: i momenti belli, le risate, le lacrime, le paure e le difficoltà. Ci siamo sempre stati l’uno per l’altro”.
“Guardare questa foto oggi mi spezza il cuore, perché dentro ci vedo due ragazzini che non potevano immaginare quanto sarebbe stata importante la loro amicizia e quanto sarebbero cresciuti insieme”.
La sofferenza è acuta. Le testimonianze social ci restituiscono la fisionomia di un giovane profondamente buono e generoso. Povero e caro Salvatore. Poveri e cari familiari. Povera e cara Sicilia, con gli occhi pieni di fumo, cenere e lacrime. Ancora una volta.
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