Catania e il commissariamento della associazioni agatine

“Le associazioni agatine commissariate e le nostre coscienze”

Il punto di vista del presidente di Sant'Egidio dopo la presa di posizione di monsignor Renna

CATANIA – Il commissariamento delle associazioni agatine, deciso dal vescovo Luigi Renna, non è soltanto un atto amministrativo, ma è piuttosto un gesto che interpella la coscienza ecclesiale e la memoria di una città. Catania vive da secoli la festa di Sant’Agata come momento identitario, in cui fede e tradizione popolare si intrecciano. Ma ogni tradizione, se non rinnovata, rischia di diventare abitudine, ritualità svuotata, talvolta terreno di divisioni. 

Il vescovo ha voluto segnare un passaggio. Non si tratta di cancellare il passato, ma di purificarlo, di ridare respiro evangelico a ciò che bisogna mettere a riparo dal rischio di diventare mera organizzazione, potere, contrapposizione. Commissariare significa sospendere per rigenerare. È un atto di coraggio. Perché tocca corde profonde della città. Ma è anche un atto di fiducia: fiducia che la comunità agatina sappia ritrovare la sua radice spirituale.  

Credo che questo percorso di fede intrapreso dalle associazioni agatine guidate dal vescovo Renna merita un forte apprezzamento e interroga la vita spirituale di tutta la chiesa catanese.

Sant’Agata non è un mito, ma una giovane donna che ha testimoniato la fede fino al martirio. Le associazioni agatine, che ben conosco, più volte hanno giustamente rivendicato che la partecipazione alla vita dei loro iscritti non può essere ridotta a folclore o a gestione di ruoli. Ecco perché questo percorso conferma la volontà dell’associazionismo agatino seguito e ben indirizzato da mons. Renna. 

Il commissariamento apre la possibilità di un nuovo inizio in cui le associazioni saranno confermate nella volontà di non essere soltanto custodi di tradizioni esteriori – accusa ingiusta e fastidiosa spesso a loro rivolta – ma rinnovare la scelta di essere luoghi di formazione, fraternità, servizio e soprattutto di ascolto del Vangelo.

Andrea Riccardi ha scritto: “La Chiesa si rinnova quando torna alle sue sorgenti evangeliche, quando la tradizione diventa vita e non solo memoria”. È questo il senso del gesto del vescovo Renna: non reprimere, ma educare; non spegnere, ma purificare. 

Il valore di questo nuovo inizio sta nel ridare centralità alla fede. Questo nuovo inizio delle associazioni agatine ricorda a tutti che non basta organizzare processioni o custodire simboli: occorre che la festa diventi cammino spirituale, occasione di incontro con Cristo attraverso la testimonianza di Agata. Come ha ricordato Papa Francesco: «La devozione popolare è una ricchezza, ma deve essere evangelizzata, perché non resti superstizione». 

In una società segnata da individualismo e frammentazione, la festa può tornare ad essere scuola di comunione, se le associazioni sapranno vivere la loro missione come servizio e non come potere. Il commissariamento, dunque, non è una fine, ma un inizio. È un tempo di purificazione, di discernimento, di rinnovata responsabilità.

Nella lettura dei commenti di questi giorni mi sembra che un po’ di confusione è stata fatta rispetto a presunti inquinamenti mafiosi che avrebbero determinato questo percorso. Mons. Renna – seppur impegnato ad allontanare la mafia dalla Chiesa – non ha affatto immaginato una contaminazione così grave nelle donne e negli uomini che animano con le loro associazioni la devozione a Sant’Agata. Credo che sia doveroso dirlo perché nessun cristiano può sopportare una simile (seppur velata) accusa. Insomma, la Chiesa di Catania chiede a tutti i devoti di vivere un percorso sempre più spirituale ed evangelico. E bene hanno fatto le associazioni ad intraprendere un percorso che auspico attraversi la vita spirituale della città tutta.

In una intervista del 2018, mons. Gaetano Zito diceva: “Se si vuole che le cose cambino bisogna starci dentro e non prendere le distanze. Le situazioni si risolvono lavorandoci, come stiamo facendo in Cattedrale da un po’ di anni”.  In quell’anno – come ricordato ieri da “La Sicilia” – già era viva questa tensione spirituale ed il vescovo era il caro mons. Gristina. 

Sant’Agata, giovane e forte nella sua testimonianza, resta modello di una Chiesa che non teme di rinnovarsi per essere fedele al Vangelo. E questo unisce le associazioni agatine, il vascovo Renna e la Chiesa tutta.


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