Comuni montani, nuove regole di classificazione: novità in Sicilia

Comuni montani, nuove regole per la classificazione

Il tema al centro di una riunione della prima commissione dell'Ars
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PALERMO – La nuova classificazione dei comuni montani, in virtù della delibera del Consiglio dei ministri è stata al centro di una riunione ad hoc della commissione Affari istituzionali dell’Ars. “Ho voluto accendere i riflettori sulla nuova classificazione dei Comuni montani, un tema vitale per lo sviluppo e la tenuta sociale dei nostri territori più fragili”, dice Ignazio Abbate, presidente della commissione a margine dell’audizione.

Abbate: “Siamo riusciti a incidere”

Fatto il punto sull’applicazione dei nuovi criteri definiti dal governo nazionale. Al centro del dibattito, la revisione dell’articolo 2 della norma nazionale, che inizialmente rischiava di penalizzare pesantemente la Sicilia a causa di parametri legati alle pendenze territoriali non conformi all’orografia isolana. “La bozza iniziale ci aveva allarmato – spiega Abbate – perché i criteri basati esclusivamente sulle grandi pendenze avrebbero escluso gran parte dei nostri centri montani. Grazie ai meccanismi correttivi introdotti in sede di contrattazione, siamo riusciti a trasformare questo provvedimento in un’opportunità di valorizzazione per la Sicilia”.

Comuni montani, 22 comuni escono e 57 entrano

Abbate poi aggiunge: “Il saldo finale è estremamente positivo, a fronte dell’uscita di 22 Comuni che non presentavano caratteristiche montane spiccate, ne entrano 57 nuovi, realmente montani, che potranno finalmente beneficiare di risorse certe”.

Ignazio Abbate
Ignazio Abbate (Dc)

L’inserimento in questa nuova classificazione permetterà agli enti locali di attingere al Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT). “Parliamo di somme che, per l’erogazione del 2025, oscilleranno tra i 50 e i 70mila euro per Comune – sottolinea Abbate –. Per i piccoli e piccolissimi centri delle Madonie, dei Nebrodi, dell’Agrigentino e del Nisseno, si tratta di ossigeno puro. Sono fondi destinati a servizi essenziali, incentivi per l’occupazione, manutenzione delle infrastrutture e contrasto allo spopolamento. Risorse che possono fare la differenza tra la sopravvivenza di una comunità e il suo abbandono”.

Durante l’audizione a Palazzo dei Normanni, alla quale ha partecipato il capo di gabinetto dell’assessorato alle Autonomie locali, Carmen Madonia, Abbate ha voluto ringraziare anche il precedente assessore Andrea Messina per il lavoro istruttorio svolto dagli uffici. “Non abbassiamo la guardia. La norma è ancora perfezionabile e il mio impegno, condiviso con tutta la commissione, è quello di monitorare ogni fase dell’approvazione definitiva. Riconvocherò la commissione non appena ci saranno ulteriori sviluppi per informare tempestivamente i sindaci e i deputati. Ringrazio la stampa per aver contribuito a rompere il silenzio su una vicenda che rischiava di passare sotto traccia, ma che oggi, finalmente, vede la Sicilia protagonista di un dibattito costruttivo per il proprio futuro”.


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