Condannati i colonnelli di Provenzano - Live Sicilia

Condannati i colonnelli di Provenzano

Processo "Crash"
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Fino a quattro anni fa erano le sentinelle di Bernardo Provenzano, quelli che ne avevano curato la latitanza, oggi sono stati giudicati in rito abbreviato dal gup Lorenzo Jannelli. Si tratta di Simone Castello, 60 anni, arrestato in Spagna, al quale sono stati inflitti 9 anni e sei mesi di carcere per associazione mafiosa e attribuzione fittizia, al nipote Luciano Castello, dell’azienda ortofrutticola Sicil fruit. Già condannato per 416 bis fino al 1998, Castello era socio di Nino Fontana, il dirigente delle cooperative ortofrutticole legate al Pci, dal quale Pio La Torre aveva chiesto più volte l’allontanamento.

Sono 12 invece gli anni di reclusione per Massimiliano Ficano, per detenzione illecita di armi e per la sua appartenenza alla cosca di Bagheria. Un’affiliazione che dalle intercettazioni risulta benedetta dal boss Ciccio Pastoia, morto suicida in carcere il 28 gennaio 2005, e una posizione accresciuta dalla parentela col cognato Simone Castello. Massimiliano Ficano ha fornito, secondo l’accusa, un “determinante ausilio” a Provenzano nella sua latitanza.

Condannato per mafia anche Cristoforo Morici, affiliato alla famiglia di Ficarazzi, che dovrà scontare 5 anni e 8 mesi di reclusione. Morici era molto legato, anche per motivi economici, a Massimiliano Ficano. In continuazione alle pene loro inflitte al processo “Grande Mandamento” sono stati condannati Giuseppe Comparetto, Stefano Lo Verso e Onofrio Morreale: 4 anni e otto mesi per i primi due e dodici anni per l’ultimo, con l’accusa di detenzione illecita di armi, aggravata dalle finalità mafiose. Con la stessa accusa Leonardo Ficano è stato condannato a due anni e dieci mesi.

Gli imputati dovranno risarcire 56 mila euro ai comuni di Ficarazzi e Bagheria, rappresentati dall’ avvocato Ettore Barcellona; 6.600 euro al Centro Pio La Torre, rappresentato dal legale Carlo Vittorio Alferi e 15 mila  euro all’associazione “Antiracket e Antiusura del Comprensorio Bagherese”, rappresentata dall’avvocato Marcello Costa.

Il processo scaturisce dall’operazione “Crash”, realizzata nel dicembre 2009, da carabinieri, polizia e Guardia Civil spagnola. “Crash” è il nome della ditta di autodemolizioni dei Ficano, che aveva sede a Bagheria: qui sono state intercettate conversazioni in merito alla destinazione dei proventi del pizzo, chi lo doveva pagare e chi doveva essere punito. Qui si ricordava anche la latitanza di Provenzano: “La responsabilità di lui la abbiamo avuta sempre qua a Bagheria sempre… Qua nei fabbricati quanto tempo c’è stato.. qua appena si sentiva odore…” diceva Massimiliano Ficano rivelando, inconsapevolmente, il suo ruolo nella cura della latitanza del boss corleonese.


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