Da un'amministrazione all'altra | All'Ars quattro nuovi "comandati"

Da un’amministrazione all’altra | All’Ars quattro nuovi “comandati”

Da un’amministrazione all’altra | All’Ars quattro nuovi “comandati”

Due sono stati chiamati da Micciché, uno da Assenza e uno da Dipasquale.

PALERMO – “Dal prossimo anno stop alla pioggia di assunzioni per portaborse”, ha tuonato il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. Dal prossimo anno, dal 2019, quindi. “Perché fra un anno e non subito? – ha aggiunto – Perché ci sono contratti già stipulati che non possono essere rescissi, se non a rischio di lunghe e costose vertenze”. Infatti, all’Assemblea regionale siciliana, oltre ai consulenti esterni di cui vi avevamo già parlato (leggi qui), sono arrivati quattro nuovi “comandati”.

Due sono alle dirette dipendenze del presidente dell’Ars. La prima è Daniela Accurso Tagano. Il suo è l’incarico più lungo, quattro anni, dal 1 marzo 2018 al 28 febbraio 2022, prevede un compenso da 3.657,97* euro lordi al mese per 13 mensilità. Sempre negli uffici di Miccichè, arriva Mauro Marcello Di Vita: il suo incarico è iniziato il 2 marzo 2018 e finirà il 31 dicembre di quest’anno; il suo compenso è di 2.593,49 euro lordi al mese, sempre per 13 mensilità.

Marco Nanì arriva in comando all’Ars chiamato dal deputato di Diventerà Bellissima Giorgio Assenza, presidente del Collegio dei questori. Il suo è un contratto senza scadenza (dal 12 febbraio 2018 “fino a revoca”) con un compenso di 2.297,87 euro lordi al mese, per 13 mensilità. Mentre per il deputato segretario Emanuele Dipasquale arriva Giuseppa Bonanno, dal 1 marzo 2018 al 15 gennaio 2019 con 3.184,09 euro lordi al mese sempre per 13 mensilità.

“Non sarà più consentito lo spreco di risorse pubbliche per assunzioni di portaborse e collaboratori clientelari”, aveva detto ancora Gianfranco Miccichè. Ma i cosiddetti “comandati” sono lavoratori di altri enti pubblici che, per un periodo di tempo determinato, passano nel libro paga del Parlamento siciliano, chiamati direttamente dal politico di turno. In particolare, dai membri dell’Ufficio di presidenza. Lo stipendio deve essere almeno pari a quello che percepiscono nell’ente di appartenenza, ma può anche essere più alto. Tutti stipendi quindi che gravano sulle casse dell’Ars, in particolare sul capitolo “Collaborazioni esterne per il Consiglio di presidenza e per le commissioni parlamentari”.

Eppure, il presidente dell’Ars era entrato in polemica con i deputati del parlamento regionale per aver “polverizzato le risorse messe a loro disposizione, facendo lievitare le assunzioni”. Da quest’anno, infatti, per effetto della legge del 2014 voluta dal governo Monti, i singoli deputati hanno a disposizione 58 mila euro ciascuno da spendere per collaboratori esterni. Fondi che vengono gestiti dai gruppi parlamentari di appartenenza. Lo spirito della norma non era però quello di distribuire incarichi da poche migliaia di euro a più collaboratori ma quello di contrattualizzare collaboratori referenziati con una retribuzione adeguata ai compiti e alle mansioni svolti. “I gruppi parlamentari hanno, invece, polverizzato le risorse messe a loro disposizione, facendo lievitare le assunzioni”, ha attaccato Miccichè.

La gestione di questi fondi è stata anche motivo di spaccature, a volte insanabili, all’interno dei gruppi parlamentari. Nel gruppo di Forza Italia, per esempio, tra i motivi che hanno portato alla nascita dei “ribelli” e poi al “congedo” di Marianna Caronia, oggi al gruppo misto, c’era anche il tentativo di gestire in maniera “centralizzata” questi fondi che, di diritto, sono di competenza dei singoli deputati. L’ultimo caso, invece, è quello di Margherita La Rocca Ruvolo, ex presidente del gruppo parlamentare dell’Udc: “Nel gruppo – ha detto al Giornale di Sicilia – siamo in cinque. Ognuno dei miei colleghi proponeva di fare due contratti a figure da loro individuate. Con questa media si rischiava di fare dieci assunzioni. In più abbiamo otto stabilizzati e bisognava dimostrare che non ci fosse duplicazione di ruoli o competenze. Avremmo finito per avere 18 precari per cinque deputati”. Margherita La Rocca Ruvolo si è quindi rifiutata di firmare i contratti per le assunzioni e ha lasciato l’incarico.

* abbiamo corretto la cifra dopo che la redazione ha ricevuto una comunicazione dai diretti interessati relativa a un errore sul documento pubblicato sul sito ufficiale dell’Ars da cui abbiamo tratto i dati.

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