"Contro il degrado della città |la polizia non è la soluzione" - Live Sicilia

“Contro il degrado della città |la polizia non è la soluzione”

Il movimento politico interviene dopo i numerosi fatti di cronaca che hanno avuto come teatro il centro città. "Quello che sta vivendo Catania - affermano i rappresentanti - non è un problema di ordine pubblico. Facciamocene una ragione e agiamo di conseguenza".

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CATANIA – Forte è il degrado nella nostra città. Povertà, disoccupazione, analfabetismo. E poi c’è la violenza. Quella delle recenti pistolettate a Librino, dei morti nei quartieri più disagiati, come Daniele Di Pietro crivellato di colpi a due passi da casa sua appena un mese fa. E la violenza delle gang nelle vie del centro, nei parchi. Quella più blanda dei “fermi” per rubare il cellulare e pochi spiccioli, per trafugare una centralina, per scippare una borsa. Troppo semplicistico affermare che questa violenza è solo frutto del disagio. Troppo imbecille però pensare che sia frutto dell’indole del catanese e la sofferenza economica, sociale e culturale che vive la città non c’entri nulla. Così come è inqualificabile associare fenomeni criminali a determinate etnie, al luogo in cui sono nate le persone che delinquono: un razzismo dilagante troppo spesso vergognosamente tollerato e “compreso”.

Oggi, alla luce di gravi avvenimenti e di nuovi articoli di giornale che rilanciano l’allarme sicurezza, alcuni consiglieri comunali e lo stesso Sindaco di Catania hanno presentato la proposta di rafforzare l’impiego di forze dell’ordine nel centro storico e di trasferire lì, nelle serate affollate, anche i pattugliamenti dell’esercito. Una proposta vecchia, ripetuta di continuo negli ultimi anni e, tra l’altro, già praticata.

Era il 26 giugno del 2013, l’amministrazione Bianco si era appena insediata, commercianti e residenti del centro storico lanciavano mezzo stampa l’appello a una maggiore sicurezza. Subito rispondeva il Sindaco Bianco: “tolleranza zero”. Di corsa veniva convocato in Prefettura il tavolo per la sicurezza e l’ordine pubblico. Enzo Bianco dichiarava: “Ho colto la piena disponibilità a collaborare insieme proficuamente da parte del questore Salvo Longo, dei comandanti dei carabinieri Giuseppe La Gala e dei vigili urbani Alessandro Mangani e del rappresentante della Guardia di Finanza. Il controllo, anche notturno, ci consentirà di contribuire ad aumentare le condizioni di legalità nel centro storico”. Nel centro compaiono numerose pattuglie, in piazza Vincenzo Bellini il camper delle forze dell’ordine. Bilancio di quell’azione, vecchia di un anno e mezzo e che dura fino ad oggi? Evidentemente nullo.

D’altronde i dati degli ultimi anni parlano chiaro. Ronde, pattugliamenti, presenza massiccia di esercito o carabinieri non hanno portato a un abbassamento del numero di reati e non hanno neanche migliorato la qualità della vita, hanno influito solo sulla percezione della sicurezza ma non hanno reso le città più sicure, anzi. I reati continuano ad aumentare, il disagio cresce e la presenza di poliziotti e carabinieri diventa nient’altro che uno specchietto per le allodole: la risposta troppo facile a problemi tanto complessi.

È intollerabile che le Istituzioni decidano di derubricare il gravissimo disagio sociale e culturale della città di Catania a problema di ordine pubblico. È aberrante che l’amministrazione comunale si occupi del degrado solo quando esso raggiunge il centro storico abbandonando e criminalizzando le periferie e i quartieri popolari della città.

Sappiamo che il problema della sicurezza è grande. Conosciamo l’umiliazione di vivere in una città nella quale è difficile passeggiare sereni, dove il disprezzo delle regole pare spesso prevaricare non solo le leggi ma anche il buon senso. Non ci tappiamo gli occhi su interi quartieri controllati e gestiti da chi procura il denaro e regala lavoro attraverso lo spaccio della droga, le estorsioni, la vendita di armi. Ma è proprio in questo difficilissimo contesto che appare vigliacco e pericoloso innescare un ipocrita scontro di civiltà tra la Catania civile e la Catania incivile.

Il ragazzino a cui viene rubato il cellulare è magari lo stesso che va a comprare “l’erba” a San Cristoforo o a Librino, il padre indignato per i parcheggiatori abusivi magari è cliente delle donne che vendono il loro corpo in viale Africa, alcuni benpensanti hanno probabilmente appartamenti del centro storico affittati in nero a migranti che dormono in otto in una sola stanza, altri imprenditori ligi alle regole poi fanno affari con le cosche o assumono in nero decine di giovani per pagarli 2 euro e 50 per un’ora di lavoro. Troppi sono i rappresentanti politici che nelle zone in cui si annida il disagio e la violenza hanno fatto incetta di voti attraverso clientele, favori e pacchi di pasta. Attenti a incassare a basso costo il voto prima delle elezioni, pronti a criminalizzare il disagio dopo essere stati eletti.

Catania vive un degrado culturale e sociale senza precedenti ma complessivo. Nessuno può sentirsi davvero assolto. Chi ha avuto il coraggio, la forza, le possibilità economiche e culturali di emanciparsi dalla violenza e dall’illegalità, per il bene della città, ha il dovere di non innalzarsi su un piedistallo e di affrontare con l’intelligenza e gli strumenti che ha a disposizione la complessità di una situazione sempre più esplosiva. Guardare dall’alto in basso chi è diverso da sé è anche questo sintomo di “inciviltà”.

Scriveva Gesualdo Bufalino che la mafia non si combatte con l’esercito. “La mafia sarà vinta da un esercito di maestre elementari”. Il disastro sociale e culturale di Catania necessita di interventi strutturali che agiscano sulla condizione economica di chi la abita e che emancipino larghi strati della popolazione dal ricatto della mafia e della violenza. Nelle sacche di emarginazione, siano esse rappresentate dalla povertà, dal vivere un contesto mafioso o dall’essere migranti, si annidano i germi della delinquenza e della violenza.

Compito delle Istituzioni non è quello di garantire la sicurezza degli “altri” attraverso un più stretto ordine pubblico ma è quello di rompere i meccanismi che creano l’emarginazione sociale e culturale. Gli alti tassi di dispersione scolastica coincidono con gli alti tassi di criminalità minorile, i livelli di analfabetismo e di povertà assoluta coincidono con il controllo mafioso di alcune aree della città e con il proliferare della violenza. Non vi è alcun dubbio che esistono fenomeni criminali indipendenti dalle condizioni economiche e culturali ma bisogna agire per sottrarre ad essi il terreno fertile nel quale agiscono, adescano e crescono.

Agire sul rilancio dell’economia, sulla creazione di posti di lavoro, sull’apertura di nuove scuole e sul tempo pieno, sulla lotta alla dispersione scolastica, sull’accoglienza dei migranti, sulla nascita di poli culturali nei quartieri, sullo sport solidale è certamente più complicato di organizzare una conferenza stampa e promettere più polizia e carabinieri in piazza Vincenzo Bellini, ma è l’unica strada percorribile, l’unica strada che ha un senso, l’unica progettualità che garantisce a tutte e tutti dignità e sicurezza.

Il teatro Moncada di Librino è chiuso come il Cinema Midulla, villa Fazio ancora non ha aperto, solo 11 asili nido su 14 previsti sono aperti, i servizi sociali non riescono ad assicurare assistenza a tutti quelli che fanno richiesta, le scuole nei quartieri vengono chiuse e molte strutture giacciono abbandonate, i centri antiviolenza per le donne non ricevono alcun contributo e rischiano la chiusura, nessuna attività garantisce il Comune per l’inclusione dei migranti, le ludoteche comunali nei quartieri non funzionano. Tanti altri ancora potrebbero essere gli esempi. Perché il Comune non inizia da lì? La polizia non serve ad arginare il degrado. Quello che sta vivendo Catania non è un problema di ordine pubblico. Facciamocene una ragione e agiamo di conseguenza.


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