LINGUAGLOSSA – Grande successo di pubblico per l’evento “Cosa scriverebbe Longanesi di Renzi” che si è tenuto sabato scorso a Linguaglossa e con cui l’Associazione Cultura Aetnae ha celebrato il suo primo anno di attività. Concetto Vecchio, linguaglossese giornalista di Repubblica, ha intervistato Pietrangelo Buttafuoco in un dialogo che ha offerto numerosi spunti di riflessione partendo dalla letteratura e abbracciando la politica, l’economia, il giornalismo ed i mutamenti sociali indotti dall’uso delle nuove tecnologie. La conversazione siciliana tra i due scrittori, come suggerito dal titolo della manifestazione, ha preso il via dagli aforismi di Longanesi, e da quella “antologia cinicamente bella” -Il mio Leo Longanesi- che Buttafuoco ha curato per i settanta anni della casa editrice fondata appunto dal poliedrico intellettuale romagnolo. Conosciuto da ragazzo attraverso gli articoli presenti in una collezione paterna di numeri della rivista “Il Borghese”, Buttafuoco ha fatto di Longanesi un suo maestro, spogliandolo del cinismo con cui molti etichettano i suoi aforismi, e riscoprendone la natura più vera: quella dell’osservatore acuto capace di sintetizzare in poche parole le scene che gli si presentavano davanti, condensando la satira politica e sociale in dettagli che altri non riuscivano neppure a vedere. È per questo forse, suggerisce Buttafuoco, che a distanza di molti anni gli aforismi di Longanesi non hanno perso la loro linfa vitale ma, al contrario, sembrano ancora poter spiegare il carattere degli italiani ed i difetti della loro classe dirigente. Ad esempio, “Si stava meglio quando si stava peggio” è la massima longanesiana con cui potremmo leggere l’attuale scena politica del nostro Paese, a detta dello scrittore siciliano, che ha elargito un impietoso giudizio sui governi nazionale e regionale. Incalzato dalle domande di Concetto Vecchio, infatti, Buttafuoco ha affermato che l’ultimo vero governatore della Sicilia è stato Rino Nicolosi e che dopo costui si sono succeduti personaggi che hanno saputo suscitare solo ilarità o disprezzo nel panorama nazionale. Oggi che nell’isola i partiti sono scomparsi, la soluzione sarebbe a suo dire quella di “affidare la Regione ad un commissario competente” che possa mettere in atto soluzioni già adottate con successo in altre regioni per riattivare l’economia isolana. «La Sicilia» ha continuato lo scrittore «è l’avamposto dell’Europa nel Mediterraneo ma la sua voce non viene ascoltata anzi lo stesso presidente del Consiglio la marginalizza e noi siciliani non reagiamo». Secca, dunque, la bocciatura dell’operato del Governo non meno di quella del referendum costituzionale di ottobre su cui Buttafuoco si è espresso in risposta alle domande del pubblico.
Ma, come si diceva, la riflessione politica ha lasciato anche spazio al confronto sul futuro del giornalismo che si confronta con un lettore sempre più “frettoloso” che tende a non approfondire la notizia, preferendo affidarsi ai sommari e alle immagini. «Un giornale è un po’ come una cabina telefonica» ha risposto Buttafuoco «anche se le cabine pubbliche non ci sono più, non è cambiato il bisogno di telefonare dei cittadini, ha solo subito un’evoluzione. Probabilmente per il giornale sarà lo stesso. Non si smetterà di aver bisogno delle notizie, ma le vorremo in maniera differente». In conclusione, ringraziando i due ospiti e quanti hanno preso parte all’evento, il presidente di Cultura Aetnae, Andrea Giuseppe Cerra ha detto «Non poteva esserci modo migliore per festeggiare questo primo anno di attività. Siamo felici di aver ospitato due bravi giornalisti, figli della nostra terra, in questo scorcio linguaglossese che è “un pezzo di romanzo”, riappropriandoci di una bella piazza del nostro paese»

