Fine del lockdown, cosa si può fare |Ecco l'ordinanza di Musumeci

Fine del lockdown, cosa si può fare |Ecco l’ordinanza di Musumeci

Fine del lockdown, cosa si può fare |Ecco l’ordinanza di Musumeci
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Commenti

    Mascherina obbligatoria nei luoghi chiusi.

    xhe sia chiaro gli stabilimenti balneari non si permettano di allargare i loro spazi a scapito delle spiagge libere per conpensare i loro spazi ridotti per rispettare le distanze.
    nessuno ci provi

    L’obbligo di mascherina è impopolare e fa perdere ancora di più consensi a Musumeci.
    Ma un consulente o consigliere non glielo può fare notare?

    Come può essere obbligatoria la mascherina al bar e al ristorante? come si può mangiare con la mascherina? come si può prendere il sole con la mascherina? come si può fare il bagno con la mascherina? e quale giovane andrà in discoteca con la mascherina? Significa rendere impossibile andare al bar, nei ristoranti, nei pub, nelle discoteche, a mare. Ma stiamo scherzando? E poi lo sa Musumeci che camminare con la mascherina può causare l’inspirazione di anidride carbonica invece di ossigeno, con conseguenze gravi tipo lo svenimento?

    E con l’obbligo di mascherina Musumeci si giocò definitivamente la rielezione! quale persona potrà farsi il bagno con la mascherina? quale giovane andrà in discoteca o al pub con la mascherina? chi mangerà o berrà con la mascherina (e’ impossibile)?
    E poi fioccheranno i ricorsi contro obbligo di mascherina, perchè camminare con la mascherina può portare rischi per la salute. Ecco cosa scrive il Riformista del 29 aprile, a proposito dell’uso della mascherina sotto sforzo (anche camminare è uno sforzo): “La conseguenza è quella di respirare aria con una eccessiva concentrazione di questo, e una minore di ossigeno. Il risultato che ne deriva è la possibilità di avere giramenti di testa, tachicardia, aumento della pressione, problemi di vista, stanchezza precoce, fino al rischio di svenimenti e perdita dei sensi”.

    sarà fondamentale mantenere il tampone obbligatorio per chi rientra in sicilia anche dopo il 3 giugno, basta vedere i risultati dei tamponi dell’ultimo mese per capire che sono tutti casi di gente tornata e tamponata, il numero dei ricoveri infatti non è aumentato ma il numero dei nuovi contagiati era strettamente correlato all’aumento dei pazienti in isolamento domiciliare… Inoltre è ridicolo affidarsi ancora all’autodenuncia, con i sistemi digitali attuali basterebbe poco per autoregistrare i rientri al posto di affidarsi all’autodenuncia…

    C’è scritto così, che la mascherina è obbligatoria anche all’aperto. E’ sbagliato, ma Musumeci ha deciso così aggiungendo errori a errori.

    Si conferma il peggiore presidente degli ultimi 30 anni.

    Le mascherine durano poche ore. L’obbligo di mascherine presuppone di cambiare qualcosa come 4 mascherine al giorno. quindi ogni persona dovrebbe spendere circa 100 euro al mese? Una famiglia di 4 persone dovrebbe spendere 400 euro al mese, cioè uno stipendio? ma scherziamo? con la crisi economica che c’è pure questo aggravio? d’altronde rimettere la stessa mascherina sporca è pericoloso.
    Poi il governo prevede l’obbligo di mascherine solo nei luoghi chiusi aperti al pubblico, quindi l’ordinanza è in contrasto con la disposizione nazionale.
    Il sindaco di Marsala Di Giacomo è stato travolto dalle polemiche per avere imposto anche all’aperto la mascherina.
    Si prevedono ricorsi a tignitè!
    il governo Musumeci modifichi la disposizione, si adegui al governo nazionale e la preveda solo nei luoghi chiusi aperti al pubblico.

    Medical fact (ripreso dal Riformista) mette in guardia dall’uso di mascherine quando si fanno sforzi (camminare, correre, fare sport..) “L’esempio tipico è una corsa dotati di mascherina: nello spazio tra questa e il viso si andrebbe a creare “un’atmosfera ricca dell’anidride carbonica dai noi stessi espirata durante lo sforzo”. La conseguenza è quella di respirare aria con una eccessiva concentrazione di anidride carbonica, e una minore di ossigeno. Il risultato che ne deriva è la possibilità di avere giramenti di testa, tachicardia, aumento della pressione, problemi di vista, stanchezza precoce, fino al rischio di svenimenti e perdita dei sensi”.

    Si tratta di un obbligo impossibile. Infatti non ci sono tante mascherine al giorno quante servono ad ogni siciliano, dato che una mascherina al giorno non basta in quanto va cabiata. LA Sicilia non ha al momento una disponibilità tale di mascherine da coprire l’obbligo di mascherine per ogni siciliano. Quindi è un obbligo impossibile da rispettare. Quindi fioccheranno ricorsi contro un obbligo impossibile da rispettare.

    l’oms raccomanda l’uso della mascherina soltanto al chiuso e senza distanza.
    molti esperti dicono che all’aperto non serve
    i medici sportivi avvertono i pericoli di correre o camminare a passo svelto con la mascherina.
    il decreto nazionale impone la mascherina solo nei luoghi confinati aperti al pubblico (quindi al chiuso).
    Per quale motivo questa ordinanza la impone all’aperto, non seguendo indicazioni di Oms, esperti e governo nazionale?
    Ma nessun consigliere o esperto può farlo notare a Musumeci?
    E razza non può intervenire?
    Questo obbligo di mascherina farà perdere almeno il 20% di popolarità a Musumeci.

    Ma i ristoranti devono sono obbligati a registrare i nominativi dei commensali?

    Come avvertono i medici, passeggiare, camminare, correre e fare sport con la mascherina può provocare ipercapnia e acidosi respiratoria.
    L’ipercapnia è l’aumento nel sangue della concentrazione di anidride carbonica. L’acidosi respiratoria è un aumento primitivo della pressione parziale di anidride carbonica.
    Ebbene cosa succederà al primo siciliano colpito da ipercapnia e acidosi respiratoria? Scatteranno le denunce contro l’ordinanza regionale? Infatti il governo nazionale per questo motivo non ha previsto l’obbligo di mascherina mentre si passeggia all’aperto.

    In effetti questo “obbligo di mascherina” un pò ovunque, compresi luoghi all’aperto, comincia a diventare stucchevole…. Io, non ho la memoria corta e mi ricordo benissimo come per almeno 2 mesi ci è stato ripetuto fino alla nausea, che le mascherine non servivano tranne che per gli operatori sanitari: di colpo, hanno cambiato tutti idea e la cosa mi suona più di business, che di reale utilità. Metabolizzate le mascherine, un provvedimento che ritengo ancora più impopolare e su cui Musumeci sembra intestardirsi, senza che se ne capiscano i motivi, è il perseverare con l’obbligo delle chiusure domenicali di chi prima del lockdown, era sempre aperto pure nei giorni di festa. Insomma, come si può pretendere che un’economia riparta se oltre ai limiti che impongono per queste riaperture, si nega anche di lavorare la domenica? Che cosa cambia per quel giorno? La verità è che, come molti altri Governatori, pure lui cerca di distinguersi su iniziative inutili e dannose!

    Grazie Governatore.

    Adesso anche nei luoghi pubblici all’aperto, posso capire nei luoghi affollati, ma no ovunque.

    Concordo.

    Per una volta concordo con te, quello di Musumeci si chiama delirio di onnipotenza, destinato ad aumentare ancora fino a quando sempre più siciliani continueranno a votarlo in futuro.

    Poteva Musumeci perdere un occasione perchè si parli di lui?

    L’importante è non incentivare il lavoro in nero con i lavori in casa. Occorrono maggiori controlli sulle attività con partita iva come parrucchieri estetisti ecc.

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cara Carolina, da dirigente di partito che guarda alla politica con la P maiuscola, dovresti ricordarti di quegli (ex)imprenditori Innocenti con la I maiuscola che l'antimafia ha ingiustamente distrutto. Persone oneste con la O maiuscola che davano Lavoro con la L maiuscola che la giustizia con la g minuscola ha distrutto e che questo governo non ha neanche degnato di uno sguardo. Non bastano i proclami e le interviste, non basta immergersi nello studio di proposte che non verranno mai portate avanti. Fratelli di Italia, che dice di ispirarsi a quella destra per cui ti sei tanto prodigata come matricola universitaria, non solo in tutti questi anni, nonostante i ripetuti solleciti che gli sono stati rivolti, non ha fatto nulla per aiutare le vittime riconosciute degli errori giudiziari ma ha addirittura bloccato proposte di legge che, se approvate, potrebbero ridare alla giustizia il suo autentico significato, aumentando le garanzie e senza depotenziare la lotta alla mafia. Piuttosto che accogliere l'invito del "caro direttore" , dovresti sfruttare il ruolo di primo piano che occupi in Parlamento e nel tuo partito per Fare. Ed è il momento di Fare, senza se e senza ma. Quegli imprenditori aspettano di potere tornare a fare impresa. Fino a che non si risolveranno alcuni problemi della legislazione antimafia, la cui mala applicazione ha generato disastri, distrutto imprenditori innocenti e azzerato quel tessuto produttivo che tutti a parole dicono di avere a cuore, "antimafia", "giustizia" e "impresa", saranno solo vuote parole, utili solo alla campagna elettorale e nient'altro. La mia stima nei tuoi confronti rimane immutata, nonostante l'amarezza. Colgo l'occasione per invitarti ad un dibattito pubblico su questi temi.

L'incremento dei posti programmati a Medicina giunti quest'anno a quota 27.000 a livello nazionale con l'avvio del nuovo "semestre aperto" viene comunemente presentato come la risposta risolutiva alla crisi strutturale del Servizio Sanitario Nazionale. Tuttavia, un'attenta analisi dei dati epidemiologici e gestionali evidenzia una criticità sistemica profonda. I dati diffusi dall'OCSE attestano che l'Italia presenta una densità di professionisti medici superiore a 4 unità per 1.000 abitanti, collocandosi al di sopra della media dei Paesi occidentali. Il vero fattore limitante non risiede nella carenza di laureati in medicina, bensì in una distorsione allocativa e formativa a valle. Come ampiamente documentato dai report della Fondazione GIMBE, la criticità risiede nel severo disallineamento tra i flussi d'accesso alla laurea magistrale e la capacità di assorbimento delle scuole di specializzazione post-laurea, a cui si aggiunge la scarsa attrattività del Servizio Sanitario Nazionale in termini di condizioni lavorative ed economiche. A questo quadro si aggiunge un ulteriore paradosso che aggrava la programmazione: il fenomeno dei flussi migratori formativi verso l'estero. Molti studenti che non superano i test d'accesso in Italia scelgono di immatricolarsi in università di altri Paesi, conseguendo il titolo fuori dai confini nazionali per poi rientrare e chiedere il riconoscimento della laurea. Questa scorciatoia, oltre a trasformare l'accesso a Medicina in un canale sperequato basato sulle disponibilità economiche delle famiglie, immette nel sistema professionisti la cui reale conformità pratica e clinica agli standard formativi andrebbe rigorosamente vagliata, scaricando ulteriormente un sistema già al collasso. Continuare a incrementare in modo indiscriminato i posti disponibili negli atenei, in assenza di un contestuale e adeguato potenziamento delle reti formative ospedaliere e delle dotazioni organiche, non tutela la salute dei cittadini e non aiuta i reparti in sofferenza: configura un grave errore di programmazione strategica che rischia unicamente di alimentare un'illusione occupazionale per migliaia di giovani e per le loro famiglie, immettendoli in un percorso formativo massivo per poi destinarli a un insormontabile imbuto professionale e specialistico. La tutela della salute pubblica e la salvaguardia del futuro professionale dei giovani medici richiedono un radicale cambio di paradigma: occorre superare logiche di natura propagandistica per orientarsi verso una programmazione rigorosa, fondata sul reale fabbisogno assistenziale del territorio, sul potenziamento strutturale delle aziende sanitarie e sul pieno rispetto della dignità formativa e professionale dei futuri camici bianchi.

Un premio lo meriterebbe solo per la grande umiltà, per la valorizzazione delle donne del suo staff nel tempo e per la lucidità che sta mostrando in questi momenti per lui di certo non esaltanti. Suggerisco di farglielo consegnare dai parenti di Borsellino, o Regeni, magari da seduto su una panchina rossa.

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