Covid, grave un infermiere vaccinato con doppia dose - Live Sicilia

Covid, grave un infermiere vaccinato con doppia dose

Il 43enne ricoverato in gravi condizioni all'Ismett dopo essere stato in terapia intensiva al Cervello, come anticipato da Livesicilia quattro giorni fa
PALERMO
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PALERMO – Covid, grave un infermiere vaccinato con doppia dose a Palermo. La notizia, ANTICIPATA DA LIVESICILIA QUATTRO GIORNI FA, è riportata in una nota dei sindacato Nursing Up, il sindacato infermieri guidato dal presidente Antonio De Palma. “Un infermiere di 43 anni – si legge nel comunicato -, sottoposto alla prima dose già a gennaio, e coperto con la seconda nelle settimane successive al pari di tanti altri colleghi, riversa oggi in gravissime condizioni a causa del Covid. In queste ore, come ci riferiscono i nostri referenti sindacali, l´uomo, originario di Palermo, sarebbe in fin di vita per una gravissima forma di polmonite. E´ stato trasferito sabato scorso dalla Terapia intensiva dell’ospedale Cervello di Palermo, all’Istituto Mediterraneo trapianti per essere sottoposto a respirazione extracorporea (Ecmo), ultima possibilità per salvargli la vita. Come tanti colleghi, otto mesi fa aveva completato il ciclo vaccinale. Chiediamo a questo punto seri e dettagliati approfondimenti. E non accettiamo, in alcun modo, che tutto ciò finisca nel calderone, ‘timbrato’ come un fatto normale e sfortunato, che rientra nella della mera casistica di quel 5% di inefficacia del vaccino anti-covid”.

“Ribadiamo – insiste De Palma – la nostra richiesta pubblica al Ministero della Salute, affinché delle motivazioni dei tanti contagi tra gli operatori sanitari sia data contezza attraverso studi ed approfondimenti specifici. Non riteniamo bastevoli meri e variegati pareri, ancorché meritevoli della massima attenzione quando resi da autorevoli personalità del mondo scientifico: i nostri infermieri chiedono posizioni ufficiali sostenute da evidenze scientifiche. Chiediamo di conoscere quali sono i livelli di copertura immunitaria del vaccino rispetto alla variante DELTA. Chi ci assicura che siano gli stessi della variante originaria ALFA? Siamo certi si tratti ancora del 95%, oppure l´efficacia si è ridotta? – chiede il sindacalista -“.

“Governo e Regioni – continua il presidente del Nursing Up – si sono trincerate troppo spesso dietro quella piccola percentuale (circa il 5%) di persone che sarebbero refrattarie al vaccino, dimenticando che siamo alle prese con vite umane, prima ancora che con professionisti della sanità. Il contributo che abbiamo pagato, in termini di decessi e di contagi, noi infermieri italiani, è pesantissimo. E i dati INAIL ribadiscono in modo schiacciante che l´82% degli operatori che si sono infettati sono infermieri. Ma non è tutto, perchè al primo posto, per quanto riguarda la categoria di lavoratori che ha riportato negli ultimi mesi il maggior numero di vittime sul luogo si lavoro, ci siamo ancora noi”.

“Intanto aumentano i focolai in ospedale – dice il sindacalista -. Sabato scorso al Cervello di Palermo è stato chiuso il reparto di Nefrologia e dialisi. Ci raccontano anche di un altro focolaio in una RSA laziale con numerosi operatori contagiati. Tutto questo non può lasciarci insensibili. Possono garantire, le Regioni e le aziende sanitarie ed ospedaliere, che in casi come questi l´infermiere sia tutelato da screening di massa e continuativi? A che punto è arrivata l´attività di misurazione del livello anticorpale degli operatori sanitari già vaccinati in ospedali come quello palermitano? Ci possono, soprattutto assicurare, che è stato fatto tutto il possibile, in termini di prevenzione, affinché il 43enne non si ammalasse? E´ forse solo un caso che si sono contagiati anche i suoi familiari tra cui il padre anziano? Non è giusto, non è opportuno, giustificare tutto con quel 5% di range di potenziale non efficacia del vaccino, troppo facile”.

“Un infermiere diabetico – conclude De Palma – che decide volontariamente di vaccinarsi, che agisce con professionalità e coscienza, dovrebbe sentirsi sicuro in merito al suo livello di protezione, soprattutto perchè la sua salute è già precaria. Ci dicano allora, numeri certi ed evidenze scientifiche alla mano, quanti infermieri oggi, vaccinati a inizio anno, si prendono cura dei pazienti in ospedale con un livello immunitario insufficiente a garantire la loro salute. Faccia chiarezza il Ministero della Salute sui tempi di efficacia del vaccino. La vita di un uomo, di un infermiere, non rappresenta una mera casistica, chiosa De Palma preoccupato”.


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Commenti

    Scusate ma la butto lì da ignorante in materia, siamo sicuri che nel ciclo produttivo di questi vaccini prodotti a miliardi di dosi a causa di problematiche nella produzione o insorte per una non corretta conservazione durante il trasporto ai centri vaccinali la qualità o il dosaggio di alcuni componenti o eccipienti non sia allo stesso livello per tutti i lotti prodotti anche per l’impossibilità (ritengo) di controllare le fiale una per una? A me è capitato di constatare ad esempio per un farmaco in compresse che prendo tutti i giorni per un problema di insufficienza venosa delle lievi differenze di efficacia tra lotti prodotti in Italia ed altri provenienti da uno stabilimento estero della medesima casa farmaceutica, naturalmente con lo stesso dosaggio e la stessa identica composizione chimica confrontandola da quanto scritto sulle confezioni.

    C’è un piccolo problema. questi vaccini non li può analizzare nessuno. E’ semplicemente proibito.
    Si chieda il perché.

    Chiedetevi anche il motivo per cui l anno scorso senza vaccini nello stesso periodo la situazione era migliore di quella di oggi, dove con il 70% dei vaccinati doveva essere ottimale.
    Gettano la croce sulla variante delta, poi sui non vaccinati, ma la colpa è dello stato che addirittura critica quei medici che curano con le terapie domiciliari ed hanno salvato migliaia di vite.
    Green pass grande cagata.

    MA DOPO 8 MESI AVEVA ANCORA ANTICORPI SUFFICIENTI A PROTEGGERLO?

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