Da Luca a Nello passando per il Pd | I tormenti del giovane Ferrandelli

Da Luca a Nello passando per il Pd | I tormenti del giovane Ferrandelli

Da Luca a Nello passando per il Pd | I tormenti del giovane Ferrandelli
Musumeci e Ferrandelli alla convention di Db nel 2015

Giri di valzer, cambiamenti, strategie e ritorni. E adesso la possibile intesa con Nello.

Il personaggio
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4 min di lettura

La giovinezza – senza malizia, né allusioni – è la carta d’identità con cui Fabrizio Ferrandelli si presenta al mondo. Giovane, nel senso del piglio suadente, del sorriso fresco, dell’empatia con cui si rivolge all’interlocutore di turno. Ma giovane pure nella suggestione del moto perpetuo, del cambiamento che non si arrovella per le incoerenze con i passi di ieri. Infatti, si può leggere come un omaggio alla gioventù (o alla giovinezza) l’ennesimo giro di valer che potrebbe portare il leader dei ‘Coraggiosi’, con tutti i suoi approcci sorridenti, tra le braccia severe ma accoglienti di Nello Musumeci.

L’indiscrezione, pubblicata da LiveSicilia.it, è stata candidamente confermata dall’interessato: “Alle ultime elezioni comunali il movimento di Musumeci mi ha sostenuto. Candidati vicini ad Alessandro Aricó o a Giusy Savarino erano nelle mie liste. Io e il presidente della Regione ci conosciamo bene, abbiamo lavorato per anni gomito a gomito in Commissione Antimafia all’Ars. In questi giorni ci stiamo confrontando su molti temi che riguardano soprattutto Palermo. Al Comune non ci sono praticamente interlocutori per l’opposizione e quindi ho scelto di rivolgermi direttamente alla Regione”.

Una scelta che ha, come sempre, il timbro dell’interesse generale, refrain tanto caro alla narrazione ferrandelliana e che, tuttavia, parrebbe un filo in contrasto con quanto precedentemente dichiarato, in tempi non lontanissimi. Per esempio, nell’annunciare il ritorno nel campo del Pd a sostegno del magnifico rettore di Palermo, nella disfida per le regionali, dopo la sconfitta patita per mano di Leoluca Orlando alle comunali, il Giovane Fabrizio aveva chiarito: “Appoggeremo Micari, soprattutto con un’adesione progettuale e programmatica su temi a noi cari come accoglienza e innovazione. Ma non rinneghiamo i percorsi che abbiamo fatto. Noi pensiamo che per superare il confine della paura nella quale si annidano i totalitarismi o i populismi occorra l’unione tra i progressisti e i moderati. È un po’ il modello che Macron ha portato avanti in Francia. Ma che si è proposto anche a livello nazionale”.

Macron, la salsa francese, la mayonnaise che giustifica qualunque ripensamento. In quel caso, fu sufficiente un abbraccio con Matteo Renzi per cambiare verso dopo l’alleanza con gli azzurri di Gianfranco Miccichè alle amministrative: “Quando io ho aperto a Forza Italia ho posto un limite. Stiamo con chi ci sta, con chi riconosce il programma, mai con i sovranisti o con i populisti. Poi lo scenario si è modificato. Non potevo certo subire uno schema a trazione leghista, con Fratelli d’Italia. Non posso sbracciarmi per l’accoglienza, per la solidarietà e accettare Matteo Salvini come compagno di viaggio”.

Una nettezza certamente apprezzabile, ma forse un pochino incongrua se paragonata agli ultimi ‘pissi pissi’ che vedono il Giovane Ferrandelli nell’orbita dell’esperto Musumeci, pencolante, a livello nazionale, tra il sovranismo di Giorga Meloni e il leghismo vociante e twittante del già citato Salvini.

E c’è, nell’agenda delle metamorfosi, l’altalenante rapporto con la sinistra e con il padre putativo politico, quel Leoluca Orlando che, dal canto suo, ha metaforicamente divorato ogni potenziale successore, per non correre il rischio della caduta dal suo trono di regnante. Un legame burrascoso.

Pare ancora di ricordarlo, il Giovane Fabrizio Ferrandelli, mentre, si batteva per difendere ‘Luca’, il suo mentore di allora. In rete circola il video di un appassionato e antico scontro tra FF e Michele Vietti, già vicesegretario dell’Udc, con FF che sbotta: “Orlando è il primo e unico sindaco del quale Palermo non si debba vergognare”. Basta unire i puntini con le più recenti esternazioni e qualcosa (di assai differente) apparirà. Anche per questo c’è, ovviamente, una risposta dell’interessato: “Quando ho iniziato con la politica, per un giovane, non c’era altro spazio che l’orlandismo. Andando avanti, ho notato le sue storture”.

Sì, arrivava da sinistra, il Giovane Fabrizio, ma di lui, Gianfranco Miccichè che lo sostenne in quelle famose comunali con Forza Italia tutta, disse, consacrandolo: “Quando votate per Ferrandelli dovete pensare di stare votando per Berlusconi”. Salvo poi mostrare un certo corrosivo pentimento, mascherato da carezza: “In Fabrizio ho scoperto una persona meravigliosa ma con meno voti di quelli che pensavo”.

Cose perdonabilissime della giovinezza (o della gioventù) che il Giovane Ferrandelli sperimenta, con le sue variazioni e i suoi valzer, perché tali e tanti mutamenti devono, per forza, rappresentare il presidio di una coscienza particolarmente tormentata. Del resto, l’età più verde della vita, mantenuta con l’inerzia del sorriso e del ciuffo spettinato, è occasione di una necessaria mutevolezza. In proposito soccorre l’aforisma di un celebre filosofo contemporaneo. “La giovinezza è quando dai appuntamento a due ragazze contemporaneamente e poi esci con la terza”. (Beppe Grillo)


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