PALERMO – Nuovi canoni per le concessioni regionali e contributi istruttori per gli impianti energetici. Nella Finanziaria per il 2019 varata dal governo regionale dieci articoli su 26 sono dedicati alla riforma delle entrate connesse ai procedimenti di competenza nel dipartimento regionale all’Energia, ai permessi di ricerca, alle concessioni e alle autorizzazioni minerarie.
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Cambiano anzitutto i contributi istruttori da versare al dipartimento quando si chiede l’autorizzazione per aprire o apportare modifiche a un impianto. Per avere l’autorizzazione per aprire un nuovo distributore di carburante, ad esempio, si dovrà versare un contributo fisso di 1.500 euro a cui si sommerà un contributo variabile da calcolare moltiplicando il valore dell’investimento per 0,03. Per apportare delle varianti sostanziali ai complessi produttivi già autorizzati, invece, dovranno essere pagati 800 euro di contributo fisso a cui si sommerà il contributo variabile calcolato moltiplicando il costo della variante per un’aliquota pari a 0,015. La novità non riguarderà solo gli impianti tradizionali ma anche quelli per l’energia rinnovabile e, per citare un altro esempio, la voltura degli apparecchi in esercizio costerà 500 euro.
Il governo mette mano anche ai contributi che le imprese dovranno erogare per avviare le pratiche per i permessi a nuove ricerche e per l’apertura di nuove cave minerarie. La richiesta del permesso di ricerca costerà cinquemila euro e la proroga del permesso duemila. La domanda di concessione di coltivazione di sostanze minerali costerà invece diecimila euro, più una quota variabile di cinque euro per ogni ettaro coinvolto. La richiesta di apertura di una nuova cava, invece, costerà tremila euro. Una concessione per lo stoccaggio di idrocarburi peserà sulle imprese per diecimila euro e lo 0,1 per cento del valore dell’investimento. Le tabelle, poi, arrivano a coinvolgere molti atti previsti dalla legge: la vidimazione del registro di manutenzione dell’impianto e del registro giornale di sonda costeranno 250 euro per documento e ancora: per le verifiche periodiche negli impianti occorrerà versare duemila euro.
Ogni procedimento amministrativo che riguarda il settore della ricerca e il trattamento d’idrocarburi sarà collegato all’ampiezza dei terreni coinvolti e allo stato di avanzamento dei lavori. Il permesso di ricerca sarà pagato 15 euro a chilometro quadrato, mentre la concessione di coltivazione costerà all’impresa 180 chilometri quadrati.
I giacimenti minerari costeranno 14 euro all’ettaro più un canone che sostituisce il profitto di impresa commisurato al materiale estratto. L’importo minimo del contributo sarà di diecimila euro. Più si estrarrà più saranno pagate le tonnellate di materiale estratto. Fino a 250mila tonnellate, mille chili di estrazione costeranno 3 euro. Il prezzo sale a 3 euro e cinquanta fino a 500mila tonnellate. Costerà 4 euro una tonnellata di materiale estratto fino a soglia 750mila. Oltre questi quantitativi, il costo sarà di 4 euro e cinquanta a tonnellata. Proporzionali all’estratto saranno anche i canoni da pagare per le cave che forniscono il mondo dell’edilizia.
Infine nuovi canoni riguardano pure la gestione delle acque termali e minerali. Nel caso delle terme occorrerà versare alla Regione 14 euro a ettaro più il 5 per cento del profitto ottenuto. Anche per i canoni delle acque minerali ci sarà una quota fissa e una variabile. Se si imbottiglia in plastica occorrerà pagare 50 euro ad ettaro impiegato. La quota fissa salirà a 100 euro se si imbottiglia in contenitori di vetro. Poi occorrerà pagare una quota collegata ai metri cubi di acqua imbottigliata. Imbottigliare nelle bottiglie di plastica costerà 10 euro a metro cubo mentre metter il bottiglia di vetro costerà il doppio.

