De Luca assente in Commissione | "Non vado senza vedere le carte"

De Luca assente in Commissione | “Non vado senza vedere le carte”

Il deputato denuncia "un disallineamento per 500 milioni di euro". La mozione sulle partecipate.

BILANCIO
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PALERMO – “Ho scelto di non partecipare alla riunione in commissione Bilancio perché il governo ha già deliberato sulla manovra finanziaria per cui l’appello al confronto fatto dal presidente Musumeci mi sembra un po’ tardivo. Aspetto di vedere le carte: è chiaro che il governo deve intervenire sui conti perché c’è un disallineamento nel bilancio di 500 milioni di euro e in quello per il 2019 di circa 700 milioni. Spero che non lo faccia con i soliti giochetti del passato, che anche l’assessore Armao conosce bene”. Lo dice il capogruppo del Misto e componente della commissione Bilancio dell’Ars, Cateno De Luca, a proposito della riunione di stamattina tra il governatore Nello Musumeci, la commissione e i capigruppo di maggioranza e opposizione.

“Leggendo il collegato – aggiunge De Luca – non nutro grandi speranze rispetto a una linea di discontinuità col passato. Musumeci parla di una legge di stabilità di 35 articoli, non mi pare proprio che sia una manovra asciutta. Io avevo consigliato al governo di redigere una manovra tecnica di 5-6 norme per allineare i conti e uscire dall’emergenza, poi si può aprire il fronte d’azione necessario”.

“Se il presidente Musumeci vuole il mio sostegno, e credo quello di tanti altri parlamentari in Assemblea, deve fare una scelta netta di rottura col passato, semplicemente attenendosi al programma che il centro destra ha sottoposto agli elettori – prosegue. – Il banco di prova sarà per lui la gestione delle partecipate e lo stop a quello che non può che essere definito come un tentativo di assalto alla diligenza, per altro già piuttosto ammaccata e traballante”.

Cateno De Luca, deputato regionale di Sicilia Vera, ha presentato all’Ars una mozione proprio sul tema delle aziende partecipate e degli enti controllati, riferito in particolare “ai tentativi di queste ultime settimane di far transitare nel bacino dei lavoratori tutelati anche tutti quelli che sono stati assunti dal 2010 “in piena ed evidente violazione della legge e della trasparenza”. De Luca ricorda che a partire dal 2007, sotto il Governo Lombardo, è stata avviata una regolamentazione del settore ed un riordino delle partecipazioni, introducendo anche, con legge del 2010 il blocco delle assunzioni nelle partecipate ed importanti obblighi relativi alla trasparenza. “Tutta quella normativa – ricorda De Luca – nasceva dal fatto che era ormai evidente che il bilancio regionale era viziato da oltre 5 miliardi di debiti delle partecipate e che era ormai irrimandabile mettere un punto fermo, anche rispetto alla mancanza di responsabilità della dirigenza”.

“La fondatezza di quella norma – prosegue De Luca – è testimoniata dal fatto che il Governo Crocetta non l’ha mai rispettata, favorendo comportamenti illeciti da parte della Dirigenza degli enti controllati ed arrivando poi addirittura a proporre la cancellazione della legge del 2010, come avvenuto con la finanziaria di agosto 2017. Purtroppo oggi i segnali che arrivano dal presidente Musumeci mi sembrano troppo in continuità con quello di Crocetta, con la Giunta che manda in Assemblea una proposta di Bilancio consolidato che ignora i dati di oltre cento enti controllati con bilanci da oltre un miliardo di euro e che propone sanatorie generalizzate rispetto al personale assunto illegittimamente dalle partecipate”.

Con la sua mozione, De Luca, chiede di impegnare il Governo al rispetto immediato di quanto era già stato deciso rispetto ai dipendenti delle partecipante, avviando finalmente ad un lavoro produttivo quello che era in servizio nel 2009 o che è stato assunto dopo a seguito di sentenze del Giudice del Lavoro. “L’ho già detto ieri – conclude  De Luca – e non posso che ribadirlo: se Musumeci vuole il mio sostegno faccia una chiara scelta: a fianco dei siciliani e per la legalità, facendo propri questi concetti basilari di giustizia sociale. L’alternativa è che la prossima finanziaria sia come un Vietnam”.


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