"Devastanti 10 anni di centrodestra | Sono fiducioso, cambieremo la città"

“Devastanti 10 anni di centrodestra | Sono fiducioso, cambieremo la città”

Intervista al vicesindaco e assessore al Centro storico e Lavori pubblici Emilio Arcuri che fa il punto sulle questioni più scottanti: dalla riorganizzazione degli uffici allo stato del centro storico, dalle cabine di Mondello e i condoni edilizi alle partecipate.

Palermo - l'intervista
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PALERMO – Dieci milioni di euro per finanziare gli interventi privati nel centro storico, controlli a tappeto sui fondi erogati negli ultimi anni, l’impegno a ricostruire il rapporto tra cittadini e amministrazione, riorganizzazione degli uffici tecnici. Emilio Arcuri, vicesindaco e assessore plenipotenziario del sindaco Orlando, torna a quello che negli anni Novanta fu il suo posto e traccia le linee guida della sua azione politica.

Assessore, partiamo dal centro storico che sembra cadere a pezzi. L’amministrazione comunale ha annunciato un piano per il reperimento di risorse e la messa in sicurezza degli edifici. A che punto siamo?
“Intanto è bene mettere in chiaro una cosa. Dal 2001 in poi, conclusa una stagione amministrativa che aveva assegnato agli interventi di recupero e riqualificazione del centro storico una priorità caratterizzata da un impegno finanziario notevolissimo sia da parte della Pubblica Amministrazione che da parte di privati, sulla città antica è calata progressivamente l’attenzione e l’ interesse. Il Comune ha interrotto il percorso virtuoso del passato. Nessuna cura per il patrimonio comunale, attività di controllo sugli edifici privati drasticamente ridotta. Aver mantenuto nominalmente l’ ufficio del centro storico, di per sé, non ha garantito granché. Un lungo, troppo lungo, periodo di abbandono per una realtà fragile. E poi c’è da ricordare anche un secondo aspetto”.

Quale?
“La nuova amministrazione, sin dal suo insediamento, ha dovuto affrontare due grandi questioni che hanno impegnato in modo significativo risorse ed energie: il fallimento dell’Amia e la complessa vicenda della Gesip. La prima per evitare che la città precipitasse in una condizione di degrado per la mancata raccolta dei rifiuti, la seconda per salvaguardare l’occupazione di centinaia di lavoratori impegnati presso il Comune per garantire servizi alla città”.

Perché parla di un lungo periodo di abbandono?
“Sono stati dieci anni di abbandono del patrimonio pubblico e privato, lavori appaltati negli anni Novanta e che si sono praticamente bloccati. Mi riferisco all’ex convento di San Francesco d’Assisi, i cui lavori sono stati interrotti nel 2002 e non sono più stati ripresi. Ma potrei portare tanti altri esempi: Palazzo Gulì in via Vittorio Emanuele, Palazzo Fiumetorto Giallongo, in una condizione di degrado vergognoso, e ancora il convento di San Basilio, il collegio della Sapienza di piazza Magione, il ritiro Filippone, Palazzo Sammartino, Palazzo La Valle. Ma anche il Convento di sant’Agata e Palazzo La Rosa, conferiti all’Amia per la ricapitalizzazione di quell’ azienda e oggi abbandonati o occupati abusivamente. In questi due anni l’amministrazione comunale, pur tra mille difficoltà, ha lavorato per rimettere in moto una macchina che sembrava destinata alla rottamazione. Frattanto negli anni, senza che si provvedesse, si è colpevolmente consentito che si assottigliasse il numero dei dirigenti tecnici. La quinta città italiana ha attualmente in servizio un solo dirigente tecnico. Non basta la volontà e la determinazione, servono risorse e strumenti. Il processo di ricostruzione dell’Ufficio tecnico comunale non sarà né rapido, né facile”.

E’ possibile trovare nuove risorse in bilancio?
“I comuni italiani sono sempre più poveri e Palermo non fa ovviamente eccezione. Sono in revisione i contratti di servizio delle partecipate, aggiorneremo quelli di Amap e Amg con la dotazione di nuovi servizi e nuovi compiti. Detto questo, stiamo facendo i conti con il bilancio insieme all’assessore Luciano Abbonato e vedremo. Il punto è che nel centro storico serve una ripresa dell’intervento pubblico diretto, ma anche dell’intervento pubblico a sostegno del privato. Ma non soltanto questo. Bisogna restituire fiducia agli investitori privati. Sono queste le nostre linee di azione. Anche se non bisogna dimenticare che nel centro storico non si può pensare soltanto al recupero delle strutture fisiche e alla riabilitazione edilizia, ma va garantita anche la vivibilità 24 ore al giorno. Certo, i servizi devono essere a misura di città storica, ricercando doverosamente e sempre il punto di equilibrio tra esigenze diverse, come si è fatto con il regolamento predisposto dall’assessora Giovanna Marano nei giorni scorsi e inoltrato al consiglio comunale. Un regolamento agile e largamente condiviso. E’ un buon inizio e si inserisce perfettamente nel quadro di quel recupero complessivo di cui parlavo. Non ha senso recuperare uno spazio urbano e poi vederlo morire per il degrado ambientale e l’utilizzo inappropriato. Stiamo riqualificando per esempio uno spazio molto frequentato la sera, piazza Magione. Sono fiducioso che i giovani, che questa piazza amano e frequentano, imparino a rispettarla. E’ doverosa la manutenzione della città, ma non è sufficiente se non è accompagnata da altre azioni di sostegno. Se in un’area della città c’è una forte concentrazione di consumo di bibite in bottiglie di vetro, si dovrà installare un numero congruo di campane di vetro per la raccolta differenziata e garantirne con regolarità lo svuotamento. Stessa cosa può per gli spazi verdi e la vigilanza. Dobbiamo prevedere un sistema flessibile dell’attività dei vigili urbani con presidi fissi e altri mobili, certamente da potenziare nel periodo estivo, coinvolgendo anche altri soggetti istituzionalmente preposti alla vigilanza e al controllo del territorio. Serve il massimo della collaborazione anche da parte degli operatori economici, oltre ovviamente a quella dei singoli cittadini”.

Ma quanti soldi ci sono a disposizione?
“Questo ce lo dirà il bilancio. Vedremo. Intanto abbiamo appena approvato una delibera che prevede di riutilizzare le economie della legge regionale 25 del 1993 – oltre 10 milioni di euro – per sostenere gli interventi dei privati nel centro storico. Bastano a risolvere i problemi? No, ma sono un volano economico e finanziando sino al 50% del costo degli interventi si attiveranno analoghe somme dei privati coinvolti. Quindi il finanziamento pubblico è un valore che consideriamo più che raddoppiato. Finanzieremo prioritariamente gli edifici fortemente degradati. L’altra operazione è ricercare risorse a valere sulle economie dei fondi destinati dalla stessa legge regionale alle opere pubbliche, ma anche residui di mutui degli anni scorsi non spesi”.

In passato alcune operazioni di recupero del centro storico, però, non sono andate come si sperava…
“È in parte vero. Abbiamo coinvolto altri soggetti pubblici, come per esempio l’Università, l’Istituto Autonomo Case Popolari, ma anche imprese e cooperative, ma i risultati sono stati al di sotto delle aspettative. Anche per questo ho disposto una verifica puntuale dei contributi assegnati ai privati a partire dal primo bando, ma anche dei fondi assegnati ai privati a seguito dell’ evento sismico del 2002. Gli uffici si stanno preparando a progettare gli interventi per quegli immobili di proprietà comunale sui quali non si è ancora intervenuto. Credo sia utile e giusto coinvolgere le imprese, il mondo della cooperazione per rilanciare le politiche di riqualificazione urbana per il centro storico e non solo. Questo sta già avvenendo. Ho avuto un proficuo incontro di recente con l’ Associazione costruttori. Ma la città non è soltanto quella racchiusa entro le mura antiche. Abbiamo messo in cantiere, ad esempio, numerose iniziative per l’area a Sud dell’Oreto. Tanto per citare la più significativa, circa 100 milioni di euro di finanziamenti comunitari con le azioni previste dal Pon metro. Palermo è una città dalle tante identità. Chi la governa è chiamato a non dimenticarsene mai”.

Lei torna a fare il vicesindaco dopo quasi 15 anni. Come è cambiata Palermo nel frattempo?
“Dieci anni di governo di centrodestra sono stati devastanti. Questo lungo periodo ha segnato, e negativamente, il rapporto tra cittadini e istituzioni, cittadini e città. In segmenti significativi del corpo sociale della città su tutto talvolta sembra prendere il sopravvento la sfiducia, perfino il disinteresse, l’insofferenza verso le istituzioni. Questo è certamente un dato generale, non soltanto locale, legato anche alla percezione di una minore sicurezza, al timore per un futuro incerto. Si è appannato, talvolta addirittura smarrito, il senso dell’appartenenza alla comunità. Mette paura quello che percepiamo lontano, diverso da noi. La chiave per ritrovare la dimensione collettiva non può essere la sola protesta. Le istituzioni, e il Comune in primo luogo, devono recuperare appieno il loro ruolo. Dobbiamo ritrovare insieme, cittadini e istituzioni, quel senso di comunità. Palermo è oggi meno ricca rispetto a quindici anni fa, ma non è meno bella. In troppi hanno lasciato una città, dove sono diminuite le opportunità di trovare un lavoro. Eppure quante intelligenze, nel frattempo, sono cresciute e si sono affermate. Io credo che possiamo guardare al futuro, nonostante tutto, con una fiducia rinnovata. Ma tutti siamo e dobbiamo sentirci impegnati, fare la nostra parte. Nessuno si può chiamare fuori. Personalmente sento il peso di una grande responsabilità verso la mia città”.

Passiamo alle cabine di Mondello. Dopo la decisione del Gip, cambierà la posizione del Comune?
“Il Comune ha deciso di fare quanto aveva stabilito ormai due mesi fa. Dobbiamo fare attenzione a non confondere due piani diversi. Quello della liberazione del litorale dalle cabine da un lato e quello delle autorizzazioni amministrative per i soggetti che hanno titolo per richiederle. Il punto non è dividersi tra chi vuole le cabine e di chi non le vuole, ma di avere comportamenti amministrativamente corretti. Ciò detto, sono ben felice di scoprire che molti sono stati conquistati alla causa dell’arenile libero. Se ripenso a come eravamo in pochi, soltanto qualche anno fa. Ma torniamo al tema dei provvedimenti amministrativi. La Corte di Cassazione ha dato un indirizzo chiaro. Per installare le cabine sull’arenile occorre la concessione edilizia. Pertanto chi vuole installarle dovrà pagare gli oneri previsti dalla normativa vigente. Se qualcuno non ritiene legittimo il provvedimento, chieda pure al giudice amministrativo di pronunciarsi, anche in via cautelare. Quello che è inaccettabile è che si proceda alla installazione delle cabine senza autorizzazione alcuna. Peraltro il parere dell’Ufficio legislativo e legale della Regione conferma le scelte compiute dall’amministrazione comunale. Tutto qui. In ogni caso, per il futuro sarà il consiglio comunale a dettare l’indirizzo sull’uso del litorale attraverso l’ adozione del Piano di utilizzo del demanio marittimo, il Pudm”.

Gli imprenditori aspettano una risposta ufficiale per la posizione del futuro acquario. Quando si esprimerà il Comune?
“Noi abbiamo incontrato gli imprenditori, i primi giorni di maggio, manifestando interesse e condivisione per la loro proposta. Abbiamo indicato loro le due aree possibili presso la costa Sud della città individuate dalla commissione Urbanistica. Restiamo in attesa delle loro valutazioni”.

Il condono edilizio è ancora una grande incompiuta, con oltre 50mila pratiche che attendono risposta. Cosa farete in proposito?
“In Italia ci sono stati tre condoni: nell’85, nel ‘94 e nel 2003. Per i primi due la Regione stabilì che le pratiche andavano completate con un meccanismo semplificato di perizie giurate. Gli uffici hanno in pratica un mero compito di controllo, perché il resto è a carico di chi richiede il condono. Il meccanismo si è inceppato perché i cittadini non hanno dato luogo a queste attività di autonoma istruttoria. La soluzione sta nel rappresentare al cittadino che il tempo è scaduto: o arrivano le perizie o si avvieranno i procedimenti di diniego. L’ufficio ovviamente dovrà attrezzarsi, perché ad oggi l’attività procede con quasi 10 mesi di ritardo nell’analisi delle perizie e questo si potrà fare riorganizzando gli uffici. Per il condono del 2003 invece l’istruttoria è a carico dell’ufficio e qui ci faremo parte attiva anche presso la Regione affinché possa essere consentito ai cittadini di affrontare le pratiche con i termini dei precedenti condoni”.


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