"Il dirigente genero di un boss" | Il caso Schillaci in Procura

“Il dirigente genero di un boss” | Il caso Schillaci in Procura

Palazzo d'Orleans

La magistratura ha aperto un'inchiesta sul caso del dirigente regionale Francesco Schillaci trasferito dalla Segreteria generale dal governatore Rosario Crocetta. Il presidente della Regione nel corso di una conferenza stampa ne aveva ricordato la parentela con un presunto boss condannato in appello. Lui pretende le scuse.

Aperta un'inchiesta
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PALERMO – La vicenda di Francesco Schillaci approda in Procura. La magistratura ha aperto un’inchiesta sul caso del dirigente regionale trasferito dalla Segreteria generale e in attesa di conoscere il suo nuovo incarico.

“E’ genero di un boss”, aveva detto il governatore siciliano Rosario Crocetta nel corso di una conferenza stampa. Il dipendente regionale ha sposato la figlia del presunto boss di Villabate, Antonino Mandalà, condannato in appello a otto anni per associazione mafiosa. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, al momento è iscritta con il cosiddetto modello 45, che non prevede né ipotesi di reato precise né indagati. Una sorta di indagine conoscitiva.

Subito dopo la conferenza stampa che scatenò l’indignazione di Schillaci, Crocetta in un’intervista a Live Sicilia ha precisato che il trasferimento è stato deciso “solo perché il dirigente si occupava delle stesse cose da vent’anni”. La Procura ha deciso di vederci chiaro. Probabilmente sul tavolo della magistratura sono arrivate o stanno per arrivare anche le considerazioni di Crocetta sulla faccenda. Così come presto potrebbe finirci l’esposto di Schillaci. Le parole del governatore non lo hanno convinto e ha rilanciato: “O Crocetta si scusa, o lo denuncio”.

In una lettera inviata alla nostra redazione Schillaci ha definito l’intervento del presidente della Regione “senza riguardo per la sua vita e la sua professionalità. Questo il Presidente, che si dichiara cattolicissimo, lo sa bene: le esigenze della politica non possono calpestare questo principio fondamentale di civiltà”.

Ha parlato delle sua parentela come di uno “scoop da dare in pasto al mondo intero” con modi e contenuti “per me inaccettabili, oltre che in parte erronei”. Schillaci ha difeso il suo operato di dirigente e ha chiesto al presidente di restituirgli “pubblicamente la dignità umana e professionale che la sua esternazione ha calpestato. Lo deve a me, a mia moglie e alle mie figlie (a parte la sua coscienza, che mi ostino a credere abitata da sentimenti cristiani). In mancanza sarò costretto, mio malgrado, a rivolgermi alla Giustizia”.

Le interviste, le lettere, le considerazioni di Crocetta e, forse a breve, la denuncia di Schillaci andranno a fare parte del fascicolo aperto dalla Procura di Palermo.


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