PALERMO – “Sto meglio, il peggio è passato. Sto facendo una lunga riabilitazione, ma la mia vita non è più la stessa. Da quel giorno ho paura persino ad uscire di casa“, spiega Luigia Tricarico. Il 12 febbraio scorso era appena andata via dal parrucchiere quando Massimo Gagliardo De Stefano la accoltellò senza alcun motivo. Una pugnalata alle spalle sferrata con violenza.
I periti nominati dal giudice per le indagini preliminari hanno stabilito che l’uomo è incapace di intendere e volere. Secondo il pubblico ministero e il legale della donna, l’avvocato Giuseppe Seminara, il vizio di mente è solo parziale e non escluderebbe le sue responsabilità.
“Anche se fosse incapace resta in piedi un interrogativo. Chi doveva rendersi cura di lui, i servizi sociali, le istituzioni sanitarie? – aggiunge la donna -. Perché non può accadere ciò che mi è successo. Sono viva per miracolo. Sono ancora in cura e chissà per quanto tempo ci resterò. Non posso più lavorare, non esco da sola, la notte non dormo”.
Ci sono le ferite fisiche provocata dalla lama che è affondata nella schiena provocandole una lesione al polmone e una alla vertebra. E ci sono le ferite psicologiche. Il ricordo di quel pomeriggio è nitido: “Stavo andando al parcheggio, non ho sentito i passi perché stavo mandando un messaggio a mia figlia. Poi il colpo fortissimo dietro, non potevo immaginare che si trattasse di una coltellata. Il dolore è stato tremendo, non riuscivo a urlare ma ho trovato la forza di tornare indietro dal parrucchiere. Hanno chiamato i soccorsi, senza il loro aiuto sarei morta”.
Il pensiero torna sull’argomento precedente: “Penso che se una persona è veramente incapace, come sostiene il perito di intendere e volere, andava seguita. Non può essere impazzita da un momento all’altro. La famiglia, il medico, le istituzioni dovevano controllare e vigilare. Nessuno si è preoccupato. Mi sembra surreale e io ne sto pagando le conseguenze. Non lavoro, devo stare attenta ad ammalarmi, non ho più una vita sociale, non mi muovo più da sola e non posso chiedere a mio marito di accompagnarmi sempre”.
C’è frustrazione, ma anche delusione nelle sue parole: “Delle istituzioni non si è fatto sentire nessuno, nonostante la vicenda abbia avuto una risonanza mediatica enorme. Gli amici, i parenti e l’Arma dei carabinieri, a cui appartiene mio marito, mi sono stati vicini. Poi, il nulla. Silenzio assoluto, eppure è accaduta una cosa gravissima in una strada centrale della città. Per fortuna le forze di polizia lo hanno individuato subito. Non si può rischiare la vita mentre cammini in via Libertà”.

