Riceviamo e pubblichiamo questa lettera aperta sulla situazione politica nel centrosinistra in Sicilia.
Dopo il referendum basta illusioni: così il campo progressista rischia di perdere la Sicilia
Oggi, più che mai dopo il referendum, il campo progressista deve fermarsi e riflettere. Non per autocelebrarsi, ma per capire davvero cosa è accaduto.
Perché c’è un errore che non possiamo permetterci: pensare che la vittoria al referendum possa automaticamente tradursi in una vittoria politica alle prossime elezioni.
Non è così. Sono due piani completamente diversi.
Il voto referendario ci consegna un messaggio chiaro: una partecipazione libera, spontanea, fatta di giovani, movimenti e associazioni che si mobilitano quando sono in gioco diritti e libertà costituzionali.
In Sicilia, l’affluenza lo dimostra: quando i cittadini sentono che il voto conta davvero, partecipano.
Ma questo non significa consenso politico organizzato.
E infatti emergono anche contraddizioni evidenti. Ci sono realtà importanti – come Gela – dove l’affluenza resta tra le più basse.
Perché?
Perché esistono ambiguità politiche che allontanano i cittadini.
Alleanze locali incomprensibili, come quelle con l’MPA di Lombardo – oggi parte integrante della maggioranza regionale di Schifani – minano la credibilità del campo progressista.
Questa incoerenza non mobilita. Allontana.
E allora il punto è uno: il campo progressista deve costruire unità vera, non di facciata.
Un’unità coerente, riconoscibile, senza imbarazzi interni.
Perché così com’è oggi, il rischio non è perdere consenso.
Il rischio è non intercettarlo mai.
Rivolgo un appello chiaro a tutte le forze progressiste: fermiamoci subito e costruiamo un progetto serio per la Sicilia.
Mi rivolgo direttamente alla segretaria del PD, Elly Schlein.
Come ricorderà, sono stato tra i primi a incontrarla in Sicilia per il sostegno alla sua candidatura, perché rappresentava rinnovamento e una reale discontinuità.
Oggi quello stesso bisogno di rinnovamento, in Sicilia, ha un nome e un volto: Ismaele La Vardera.
Un giovane di 32 anni che ha scelto di esporsi, denunciare e rischiare. Che oggi vive sotto scorta. E che ha dimostrato di avere consenso e capacità di parlare a quel mondo che da anni non vota più.
Quel mondo è il vero primo partito: l’astensionismo.
Se vogliamo vincere, dobbiamo avere il coraggio di coinvolgerlo. E questo si fa solo con credibilità, coraggio e scelte chiare.
Serve subito:
- un confronto politico vero
- un programma unitario
- una coalizione credibile
Le primarie, se gestite male e a ridosso delle elezioni, rischiano solo di dividere e indebolire.
Non possiamo permettercelo.
La Sicilia può essere il punto di svolta nazionale.
Ma solo se il campo progressista smette di inseguire piccoli equilibri interni e inizia a costruire una visione grande.
Altrimenti, ancora una volta, guarderemo vincere gli altri.
E questa volta sarebbe imperdonabile.
Miguel Donegani
Responsabile organizzativo Controcorrente
Segretario regionale PeR

