Palermo, doppie file e "4 frecce": la strafottenza diventa inciviltà

Doppie file e “quattro frecce”: quando la strafottenza diventa inciviltà

Commenti

    Tutti quelli che chiedono regole restano tra quelli che non le osservano tranne qualche pietosa eccezione. Ma i sindaci obbediscono ai numeri, il discorso andrebbe fatto ai papà dei pochi principini e principesse rimasti, padri che si sono fatti una regola aurea nel prescrivere il caos come modello ai loro pochi e sfortunati discendenti

    Signor Russo, condivido in pieno il suo pensiero e spero che faccia riflettere chi ricorre frequentemente a questa infrazione. In via Maggiore Galliano, ad esempio, tutti i giorni e per diverse ore almeno una diecina di auto parcheggiano in doppia fila.

    Spero che l’articolo venga letto da tanti. Da inserire il problema dei passi carrabili regolari.

    Invitiamo a leggere l’articolo a chi di competenza.

    e sul chi di competenza mi sono messo a ridere….
    caro Francesco, chi di competenza siamo noi, noi palermitani strafottenti e maleducati.
    Nessun “chi di competenza” può fare fronte a decine di migliaia di individui che giornalmente violano il codice della strada e non solo quello.
    Nessun “chi di competenza” può assumere così tanto personale da assicurare un rapporto maleducati/agenti alla pari. Perchè di questo avremo bisogno ed è pura utopia, le amministrazioni non possono più permetterselo da tempo.
    Al massimo si fanno bandi per assumere poche decine di persone, bruscolini per le esigenze palermitane, perchè questo si può permettere la nostra nazione per non sforare patti di stabilità e norme sul debito pubblico. e comunque mai nessuno azzarderebbe ad assumere migliaia di agenti di p.m. perchè sarebbe comunque pura follia.
    Quel “chi di competenza” per favore Francesco, lo trasformi in “ai miei concittadini”.
    Sa più di cosa reale, sa più di evidenza dei fatti.
    Può darsi che il miracolo avvenga e qualcuno “folgorato sulla vi a di Damasco” , riacquisti quel senso civico latitante da tanto tempo, da decenni e decenni, da quando la divisa incuteva timore e ricevere una sanzione era un’onta e non un vanto.

    Carissimo Pippo, il mio parere è che, nel merito della tua riflessione, Palermo è attanagliata da un “coacervo” di responsabilità: le Istituzioni assenti (ben che vada), i controlli insufficienti ed inadeguati (sovente per miopia politica), i cittadini/automobilisti indisciplinati, arroganti, prevaricatori, poco educati e soprattutto privi totalmente di senso civico. Molto probabilmente, come dici tu, questa sorta di incivile superficialità è diffusa un po’ ovunque, fuori dai confini locali, ma la mia esperienza (e so anche la tua) mi porta spesso fuori Palermo e, per quanto si possa assistere all’insolente fenomeno della trasgressione delle più basilari norme del codice della strada, comunque tutto ha un limite e, certamente, non si arriva allo strafottente degrado quotidiano che incombe su Palermo. Sicuramente i problemi, annessi e connessi, sono una infinità, ma posso sintetizzare tutto in due esempi: se in un orario, non necessariamente di punta, provi a raggiungere Piazza d’Indipendenza dal centro città, la “coda” inizia nel sottopasso del Tribunale, lungo tutto il Corso Alberto Amedeo fino a raggiungere Piazza d’Indipendenza; per percorrere circa 800 metri di strada, a volte, non basta mezz’ora. In che cosa consiste l’impedimento? Semplice: completata la “salita” di Piazza d’Indipendenza, lungo il marciapiede di destra in direzione Corso Calatafimi, stazionano autovetture in divieto di sosta ed in doppia e tripla fila, posizionate anche a “spina di pesce”, con le 4 frecce azionate, per carità! (come dici tu, per autoassolversi!), “per pochi minuti”. Vanno via, in effetti, dopo pochi minuti, ma la sosta irregolare è “garantita” dall’automobilista successivo, ovviamente anche costui si ferma per pochi minuti, azionando le 4 frecce! E “pazienza” se alle 13,30 sei al Tribuna ma a Piazza d’Indipendenza ci arrivi alle 14,00! Credo che questo esempio sia sufficiente per “fotografare” la situazione relativamente al traffico. Ma porto un altro esempio che, in verità, ha poco a che fare con il traffico e le cattive abitudini degli automobilisti palermitani, ma ha un senso per quello che può rappresentare l’utilizzo delle 4 frecce, per quanto non espressamente previsto dal codice della strada: tutte le compagnie navali (o, perlomeno la maggior parte), per senso civico e per sensibilità nei confronti dei soggetti fragili, chiedono che all’imbarco, le autovetture con passeggero disabile, espongano sul cruscotto, ben visibile il contrassegno della disabilità ed azionino le 4 frecce, al fine di attirare l’attenzione del personale addetto, che ne dovrebbe facilitare le operazioni, sicuramente riducendone i tempi di attesa. La condizione di fragilità, purtroppo, mi appartiene, giacchè la mia compagna è disabile grave, in sedia a rotelle. Nel recente viaggio del 19/06/2024, dopo avere effettuato il check-in alle ore 17,00, nonostante il contrassegno esposto e, soprattutto, nonostante le 4 frecce azionate, l’imbarco mi è stato consentito soltanto alle ore 22,00 circa, dopo tutti gli altri automobilisti. 5 ore di attesa sotto il sole, senza punti di ristoro e senza nemmeno un WC a norma per l’accesso ai disabili.
    In sintesi, sembrerebbe che le 4 frecce azionate dagli automobilisti a Palermo abbiano soltanto un valore di “autoassolvimento” da parte di chi ne fa uso.

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Dopo quarant’anni di precariato strutturale, presentare l’aumento delle giornate lavorative come una “svolta storica” appare non solo insufficiente, ma profondamente offensivo per migliaia di lavoratrici e lavoratori forestali. Portare le giornate da 151 a 174, da 101 a 124 e da 78 a 101 non è una riforma: è l’ennesimo rattoppo su una ferita che la politica regionale sceglie consapevolmente di non curare. Si continua a parlare di “passo avanti” e di “gestione sostenibile del territorio”, ma si evita accuratamente di affrontare il nodo centrale: la stabilizzazione di chi da decenni garantisce la tutela dei boschi siciliani in condizioni di precarietà permanente. Migliaia di operai che ogni anno vengono richiamati al lavoro, formati, utilizzati e poi rimandati a casa, senza certezze, senza dignità, senza futuro.Dopo 40 anni, non è accettabile che la Regione Sicilia consideri un aumento di qualche settimana lavorativa come una concessione straordinaria. Non è rispetto, non è valorizzazione del lavoro, non è programmazione. È solo il rinvio dell’ennesima riforma annunciata e mai realizzata.Si parla di sostenibilità ambientale, ma non esiste sostenibilità senza sostenibilità sociale. Non si può difendere il territorio continuando a tenere in ostaggio chi quel territorio lo cura ogni giorno. La vera riforma sarebbe uscire definitivamente dal bacino del precariato, riconoscendo diritti, stabilità e dignità a lavoratori che hanno già ampiamente dimostrato il loro valore.Dopo quattro decenni di attese, promesse e sacrifici, questo emendamento non rappresenta un traguardo: rappresenta l’ennesima occasione mancata. E soprattutto, una grave mancanza di rispetto verso chi chiede solo ciò che gli spetta.

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Peccato che il 95% dei siciliani che tornano dal nord per le festività natalizie già il biglietto aereo (carissimo!!!) l'avevano comprato, non potendo aspettare i comodi della Regione Siciliana e rischiando di non riuscire ad acquistare il biglietto del treno partecipando ad una sorta di click day. Iniziativa deplorevole e iniqua!

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