È morto il padre dell'editore Amato | Le condoglianze della redazione - Live Sicilia

È morto il padre dell’editore Amato | Le condoglianze della redazione

Virgilio Amato, padre di Giuseppe, aveva 87 anni.

LIVESICILIA
di
1 Commenti Condividi

Si è spento questo pomeriggio Virgilio Amato, padre di Giuseppe, editore di LiveSicilia e di Novantacento. Avrebbe compiuto 88 anni il prossimo 6 dicembre. Funzionario della Colgate Palmolive in pensione, Virgilio Amato era appassionato di letteratura e poesia. Ha anche scritto una sua raccolta dal titolo “Poesie e Sonetti”. Lascia la moglie Franca, i suoi 5 figli ed i 13 amati nipoti.

I funerali saranno celebrati martedì 16 ottobre, alle 10.15 nella Chiesa Madonna della Provvidenza – Don Orione.

A Giuseppe e ai suoi familiari le condoglianze e l’abbraccio della redazione di LiveSicilia.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

1 Commenti Condividi

Commenti

    Siamo oggi tutti qui riuniti per celebrare la vita di un uomo silenzioso. Mio nonno Virgilio non era necessariamente un uomo amante del silenzio o che in realtà sapesse stare in silenzio, ma tutto ciò che più importante aveva da dirmi non l’ha mai espresso a parole, ma tramite amorevoli gesti, scelte di musica, poesia, letteratura e la sua mirabile capacità di fallire nell’insegnarmi come risolvere i rebus della settimana enigmistica.

    Mi spezza il cuore il pensiero della depressione di mio nonno, che per troppo tempo gli ha impedito di vedere le cose grandiose che ha fatto nella vita. Tutti i ragazzi che ha ispirato col suo teatro, con le sue poesie, tutte le persone qui presenti che ha immortalato nelle foto della nostra famiglia, una più bella dell’altra. Non scorderò mai tutta la musica e i musicisti che mi faceva ascoltare nell’Audi grigia quando veniva a prendermi all’uscita della scuola elementare, incluse le filippiche su quanto fosse bella Doris Day e quanto il jazz fosse l’unica cosa che davvero valeva la pena essere ascoltata; mi spezza il cuore il pensiero che la sua malattia potrebbe averlo portato a pensare che il suo genio fosse andato sprecato, quando invece ha creato tutte le nostre vite, ci ha ispirato in modo che sono sicura nessuno riesce ancora ad afferrare concretamente, e ha permesso a tutti noi di fare quello che facciamo oggi.

    Mi gonfia di gioia invece il modo in cui il nonno mi ha insegnato a fare domande e ad essere curiosa. ‘Cara Malvina, non sai una cosa? Qua a casa c’è l’enciclopedia: ci sono un miliardo di libri che hanno la risposta per te. Non sentirti mai sola quando hai una pagina scritta a farti compagnia’. Sono orgogliosa quando penso a quante opinioni e riflessioni mi è stato possibile sviluppare grazie al nonno, che non rimaneva mai indietro su nessun argomento né tantomeno si lasciava togliere il piacere di rimanere assolutamente fermo nelle sue opinioni.

    Non ho mai conosciuto nessuno più ostile a scendere a compromessi di mio nonno Virgilio, più impavido e duro nell’essere se stesso ma allo stesso tempo così soffice al pensiero della tenerezza e così ricco di riflessioni sensibili e acute su ogni cosa che davvero deve essere vista. L’amore, la famiglia, lo stupore vissuto con gli occhi di un bambino: non sono cose che il nonno viveva con urlati toni drammatici, ma piuttosto con toni soffusi e delicati, e anche se a volte abbiamo dovuto scavare a fondo per interpretare i suoi gesti e le sue parole, questo suo ennesimo gioco enigmistico ha aiutato anche me a vedere ciò che realmente va visto, e per questo sono immensamente grata a te, nonno.

    Sono sicura che chiunque fra i presenti potrà convenire con me quando dico che il nonno odia le chiacchiere vuote, credo perciò peccherei di ipocrisia se andassi avanti a parlare di cose che in fondo non ho mai davvero saputo come dirgli, ma spero profondamente in cuor suo sapesse, anche solo in parte. Preferisco lasciare la parola all’unica persona mia esistita in grado di poter parlare per lui, Leopardi.

    Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    E questa siepe, che da tanta parte
    Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
    Ma sedendo e mirando, interminati
    Spazi di là da quella, e sovrumani
    Silenzi, e profondissima quiete.
    Io nel pensier mi fingo; ove per poco
    Il cor non si spaùra. E come il vento
    Odo stormir tra queste piante, io quello
    Infinito silenzio a questa voce
    Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
    E le morte stagioni, e la presente
    E viva, e il suon di lei. Così tra questa
    Immensità s’annega il pensier mio:
    E il naufragar m’è dolce in questo mare.

    Malvina M.V. Amato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *