ROMA – È morto a 84 anni Ratko Mladić, l’ex comandante militare dei serbi di Bosnia condannato all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità. Mladić è deceduto il 27 agosto all’Aja, dove scontava la pena nel carcere delle Nazioni Unite.
Conosciuto come il “boia di Srebrenica” o il “macellaio della Bosnia”, Mladić fu una delle figure centrali della guerra in Bosnia-Erzegovina. Sotto il suo comando, nel luglio 1995, le forze serbo-bosniache massacrarono oltre 8mila uomini e ragazzi bosgnacchi nella città di Srebrenica, episodio riconosciuto come genocidio dai tribunali internazionali.
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Mladić fu inoltre tra i protagonisti dell’assedio di Sarajevo, durato quasi quattro anni e costato la vita a migliaia di civili. Rimase latitante per 16 anni, fino all’arresto in Serbia nel 2011. Nel 2017 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia lo condannò all’ergastolo; la sentenza divenne definitiva nel 2021.
Le associazioni delle vittime hanno ribadito che la morte di Mladić non cambia i fatti accertati dai tribunali e che il ricordo deve restare rivolto innanzitutto alle vittime.




