"E' un killer di Cosa nostra"|In cella 24 anni dopo il delitto

“E’ un killer di Cosa nostra”|In cella 24 anni dopo il delitto

Omicidio di Lercara Friddi
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Ventiquattro anni dopo il delitto c’è un nuovo arresto per l’omicidio Michele Salvatore Gallina. In manette è finito Angelo Romano, 57 anni, di Lercara Friddi, in provincia di Palermo. Il corpo di Gallina, scomparso l’11 aprile del 1988, fu ritrovato un mese e mezzo dopo nelle campagne di Vallelunga Pratameno, nel Nisseno. Era incaprettato e carbonizzato dentro il bagagliaio di un’Alfa Romeo. La firma mafiosa era fin troppo evidente.

Le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi ed eseguite dai carabinieri del gruppo di Monreale avrebbero accertato che Romano faceva parte del commando di killer assieme a Rosolino Pecoraro e a Girolamo, Leonardo e Vincenzo Lo Cascio. Padre e figli. Tutti deceduti.

Nel 2010 fu Nino Giuffrè, boss di Caccamo diventato pentito, a fare i nomi del responsabili. Mise a verbale che Pecoraro “lo hanno usato i Lo Cascio per fare degli omicidi a Lercara… probabilmente un Gallina”. Poi aggiunse: “Pecoraro e Angelo Romano erano particolarmente legati cu vecchio Lo Cascio… sono avvenuti degli omicidi per conto di Lo Cascio… entrambi sia il Pecoraro che l’Angelo Romano”. Romano e Pecoraro, dunque, venivano indicati come esecutori materiali del delitto.

Fu il là alle indagini e lo spunto per nuovi interrogatori. Il più recente è del 17 novembre 2011. Manuzza, così è soprannominato Giuffrè, fece il nome del mandante e raccontò il movente del delitto. Disse di avere saputo che Gallina era stato eliminato “perché andava per conto suo, cercava soldi a chi non doveva”.  Lo hanno ucciso loro i mommo… diciamo loro come famiglia”, spiegò riferendosi a Girolamo Lo Cascio. Solo che i Lo Cascio finirono per creare un incidente diplomatico. Si erano permessi di far ritrovare il corpo nel Vallone nisseno, il feudo di Piddu Madonia, senza che il capomafia fosse stato avvertito. E così Cosa nostra successivamente deliberò di eliminare Enzo e Nardino Lo Cascio. Anche Romano doveva essere ammazzato. Giuffrè ne seguì i movimenti, ma alla fine Romano lasciò la Sicilia e riuscì a scampare alla condanna a morte di Cosa nostra.

Infine, sono arrivare anche le dichiarazioni di altri due pentiti (Ciro Vara e Salvatore Facella) che ricostruirono la figura di Gallina. Era stato per anni lontano dalla Sicilia e una volta rientrato aveva provato a farsi largo. “Sembrava un bullo romano”, dissero i due collaboratori. Un atteggiamento non gradito ai capimafia di allora.

Romano è stato fermato perché c’era il rischio che scappasse. Gli investigatori hanno ricostruito i suoi contatti con alcuni soggetti in Belgio. In più è stato scoperto che Romano, il 17 marzo scorso, ha dormito in un albergo di Rapallo, in provincia di Genova. Era stato interrogato e sapeva ormai che le attenzioni erano tutte puntate su di lui. Forse per questo stava pianificando la fuga.

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