Mafia, estorsione nel Catanese, la testimonianza - Live Sicilia

Estorsione, la testimonianza: “Lo Cicero voleva 100 mila euro”

L'imprenditore è stato esaminato in fase di incidente probatorio.
L'UDIENZA
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CATANIA – Ha ripercorso step by step le visite del boss, le intimidazioni, le minacce subite. Un nuovo pezzo si aggiunge alla delicata indagine che lo scorso gennaio ha portato ai fermi di Christian Lo Cicero e i suoi sodali accusati di estorsione ai danni di un imprenditore del movimento terra e proprietario di un distributore di carburanti con annesso bar-tabacchi. Un racconto che è stato cristallizzato nel corso dell’udienza avvenuta nella forma dell’incidente probatorio fissata dal gip Carla Aurora Valenti. L’imprenditore di Santa Maria di Licodia è stato esaminato dal pm Andrea Bonomo, dai difensori degli indagati e dall’avvocato Riccardo Frisenna che lo assiste (anche come Associazione Libera Impresa). Lo Cicero, responsabile della cellula dei Mazzei di Adrano, avrebbe chiesto il pagamento di 100 mila euro al commerciante entro il mese di dicembre 2021. In caso di mancato pagamento il boss ha minacciato l’imprenditore di “prendere in ostaggio la famiglia” o “avrebbero tolto con violenza l’azienda e il rifornimento”.

Tutto comincia proprio i primi di dicembre, Lo Cicero e Dario Scalisi si sarebbero presentati all’area di servizio chiedendo 100 mila euro. Stessa richiesta di pizzo sarebbe avvenuta qualche giorno dopo, ma questa volta al deposito. A spalleggiare l’adranita Giuseppe Viaggio (e un’altra volta David Giuseppe Costa). E lì sarebbe arrivato l’avvertimento: “Mi prendo la tua ditta”. Il 16 dicembre Lo Cicero si sarebbe presentato con il fratello Agatino, Celeste Francesco, Costa e Maurizio Montalto al rifornimento pressando l’imprenditore spiegando che i soldi servivano per degli “impegni presi con gente di Catania”. Nei giorni successivi le minacce sono continuate. E non solo oltre ai 100 mila euro avrebbe dovuto dare anche il “regalo” di Natale “ai carusi”. Le intimidazioni arrivano fino a casa. E coinvolgono anche il cognato. L’imprenditore sarebbe riuscito a prendere tempo fino ai primi di gennaio. Quando poi consegna 5 mila euro a titolo di acconto a Francesco Lombardo che è stato arrestato in flagranza dai poliziotti del Commissariato di Adrano. La sua testimonianza finirà direttamente come prova chiave nel processo.

La consegna dei soldi è avvenuto nel rifornimento di carburante che alcuni giorni fa è stato teatro di un assalto criminale. Un’auto rubata è stata utilizzato come ariete per sradicare la macchina self-service e rubare i contanti all’interno (qualche migliaio di euro). L’episodio però secondo gli investigatori non ha alcun collegamento con il processo.


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