PALERMO – Alla vigilia della direzione regionale del Pd, convocata per domani, Davide Faraone torna a chiedere primarie aperte per scegliere il candidato alla presidenza della Regione. “È ora di cambiare marcia, di non guardare indietro ma avanti”, dice l’esponente renziano, secondo il quale “è necessario aprire una nuova stagione di ascolto e coinvolgimento tornando nei territori, nelle piazze, nei mercati, nei circoli per capire cosa vogliono i siciliani, come immaginano il futuro. Un percorso che abbia il suo sbocco naturale nelle primarie per la scelta del prossimo candidato alla Presidenza della Regione”.
Un tema, quello della scelta del candidato a Palazzo d’Orleans, rimasto in naftalina quando manca ormai meno di un anno al voto. Al momento, l’unico ad aver espresso la sua intenzione a candidarsi è il governatore Rosario Crocetta. Il tema potrebbe fare irruzione nella direzione di domani, la prima dopo la batosta del referendum che aveva visto la maggioranza del partito schierata per il Sì. Per la quale Faraone ha già fatto il suo mea culpa. “Dobbiamo invece partire dalla sconfitta al referendum ma senza piangerci addosso – dice il capocorrente dei renziani siciliani -, senza notti dai lunghi coltelli, con la consapevolezza che dobbiamo dar vita a un nuovo inizio e che dobbiamo farlo adesso, consci degli errori commessi, prendendo atto di quanto la gente ha voluto dirci. Sono sicuro che nessuno si sottrarrà al confronto e al dibattito, men che meno al giudizio della gente, degli elettori per strada e, poi, ai gazebo. Io sono pronto, e voi?”.
Non è la prima volta che Faraone si esprime per le primarie. Ma al momento nessuno nel partito lo ha seguito. E Crocetta ha snobbato l’ipotesi. La permanenza in giunta di tutte le correnti sottintende l’approvazione del partito per l’operato del governo guidato dal politico di Gela. Uno status quo che dovrebbe avere per logica conseguenza la sua ricandidatura, anche se è noto che l’ipotesi non suscita troppo entusiasmo nel partito.
Delle regionali dell’anno prossimo si dovrebbe cominciare a parlare nella direzione regionale convocata per domani a Palermo. Sarà solo l’inizio dei lavori, la minoranza non ci sarà perché impegnata in una riunione romana. Un passaggio interlocutorio in attesa della assemblea nazionale di domenica, quando sarà chiaro se il partito andrà al congresso anticipato o no. Tante incognite sulla strada di un partito che a meno di sei mesi dalle amministrative di Palermo non ha ancora nemmeno un’ipotesi di candidatura. Figurarsi per Palazzo d’Orleans.

