Favignana: dai lavori al carburante, tangenti alla centrale elettrica

Tangenti a Favignana: “Buste con soldi” alla centrale elettrica

La centrale termoelettrica di Favignana
Le intercettazioni svelano il patto per controllare lavori e forniture

PALERMO – Una storia di appalti pilotati e tangenti a Favignana. L’inchiesta della Procura di Palermo, sfociata nell’arresto di undici persone, svela il presunto patto illecito fra alcuni imprenditori ed Elisabetta Bonsignore, procuratrice speciale della Sea. Si tratta della società con sede a Palermo che gestisce la produzione e la distribuzione dell’energia elettrica nell’isola di Favignana.

La donna, finita ai domiciliari, avrebbe ricevuto o accettato la promessa di denaro in cambio dell’assegnazione di alcune commesse alla “Omnia” di Antonino Putaggio e alla Fb Transport di Natale e Giovanni Beltrallo.

Tangenti e ombra mafiosa a Favignana

Il 20 giugno 2020, nel contesto di un’altra indagine, Giovanni Beltrallo aveva ricevuto un avviso di garanzia. Era indiziato di far parte di Cosa Nostra. I carabinieri del comando provinciale di Trapani, agli ordini del colonnello Fabio Bottino, avevano già acceso le microspie che registrarono l’apprensione di Bonsignore.

Si prospettava un “periodo difficile”, per ”almeno due anni”, visto che “gli devono fare il processo… è nel registro degli indagati… per mafia“. La donna voleva mantenere i contatti con la moglie di Beltrallo. Per quale scopo? Secondo gli investigatori, affinché non si interrompesse il flusso delle “buste con i soldi”.

I rapporti in effetti non si sarebbero interrotti. La Sea avrebbe affidato alla “Omnia” i lavori di scavo e ripristino di quattro linee di distribuzione di energia per un importo di oltre cinquecentomila euro. Tra gli sponsor dell’impresa ci sarebbe stato lo stesso Beltrallo, il quale aveva fatto in modo che la società di Putaggio prendesse il suo posto nei rapporti con la Sea per la fornitura del carburante per la centrale termoelettrica.

“Offerte controllate”

L’iter per i lavori, finanziati con soldi pubblici, prevedeva una procedura negoziata, senza bando, chiedendo un’offerta ad almeno cinque imprese. Il 2 aprile 2021 Bonsignore telefonava a Putaggio per informalo dei passaggi burocratici e mettersi d’accordo su quali imprese coinvolgere fra quelle inserite nell’albo dei fornitori.

Il 12 ottobre successivo Putaggio concordava con il suo socio, Bartolomeo Marino, l’entità dei ribassi che sarebbero stati indicati nelle buste delle offerte presentate dai titolari delle imprese amiche. In realtà, era già deciso che la gara sarebbe stata aggiudicata alla “Omnia”. Furono i due soci, infatti, a scegliere i ribassi dei “finti” concorrenti: “Quanto ci dobbiamo mettere per questa gara? Il due?; “Mettici il due per cento e a Nino ci mettiamo l’uno”.

Bonsignore mostrava di sapere come sarebbe andata a finire la gara: “Siccome oggi apriamo le buste, hanno Smart Grid (in ingegneria è l’insieme di una rete di informazione e di una rete di distribuzione elettrica)…, si fanno quelli sempre cinquecento e passa mila euro di lavori sono… gli faccio il contratto aperto… “.

“La busta è sostanziosa”

Nel frattempo era emerso che i Beltrallo avrebbero pagato tangenti per diventare fornitori del carburante necessario per la centrale termoelettrica. Ne sarebbe stato al corrente anche il marito di Bonsignore, Leonardo Palmeri, come emerge dagli atti dell’inchiesta. “Bella sostanziosa… si vede…”, commentava il marito, aggiungendo che “ne avevamo bisogno”. Che parlassero di soldi emergeva nel passaggio successivo: “Ma spero che questo blocco non siano tutti pezzi da 20 euro”; “No tutti pezzi da 20 euro non credo perché è bella grossa”; “Bisogna vedere poi questi quanti sono”; “Mille e tre”.

Un’altra volta erano “1.900”, perché “erano 19 viaggi”. Da qui l’accusa che incassassero cento euro per ogni consegna di carburante. I coniugi Palmeri-Bonsignore si ripromettevano di utilizzare il denaro ricevuto solo per spese in contanti: “Capito? La spesa, le sigarette, la farmacia”. I dialoghi sono finiti nell’inchiesta sfociata nell’arresto di 11 persone, tra cui i salemitani Salvatore e Andrea Angelo in affari con i boss palermitani per tentare di fare rientrare in Sicilia i milioni di euro dei vecchi padrini.


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