PALERMO – Un arrivo di peso, destinato a mutare gli equilibri all’interno di quello che in Sicilia è ancora un progetto tutto da costruire. Fabrizio Ferrandelli lascia +Europa e indossa una nuova (l’ennesima) maglia, ossia quella di Azione, il partito di Carlo Calenda: un passaggio che non ha sorpreso più di tanto, visto il feeling mostrato dai due durante la campagna elettorale per le Comunali, ma che comunque fa rumore da Roma fino a piazza Pretoria.
E il motivo è presto detto: Ferrandelli, alle ultime elezioni a Palermo, ha conquistato praticamente da solo un eclatante 14% delle preferenze; un risultato inatteso che ha fruttato ben quattro posti in consiglio comunale. Un percorso che sembrava ormai tracciato, ma che si è interrotto bruscamente alle Politiche con la rottura fra +Europa (di cui Ferrandelli era presidente dell’assemblea nazionale) e Azione che ha invece preferito fondare il Terzo polo con Matteo Renzi. Il risultato è che il partito di Emma Bonino è rimasto sotto la soglia del 3% e Ferrandelli, dato per mesi come parlamentare in pectore, è rimasto fuori da Camera e Senato, inchiodato all’opposizione di Sala delle Lapidi.
Quasi sei mesi più tardi la decisione di sposare il progetto di Calenda che insieme a Mara Carfagna sta provando a far radicare il partito al Sud: più facile in Campania, meno in Sicilia dove l’ex ministro può contare sul già forzista Giuseppe Castiglione, che alle ultime Politiche è riuscito a conquistare uno scranno a Montecitorio, e sui sindaci di Siracusa e Cinisi, tanto per citare quelli più in vista. Una rosa a cui si aggiunge ora Ferrandelli che porterà con sé un gruppo ormai collaudato ed elettoralmente pesante in un contenitore che vede la leadership di Davide Faraone, nel frattempo passato da Palazzo Madama a Montecitorio.
Il punto semmai è capire cosa succederà adesso in Sicilia, dove il Terzo polo arranca vistosamente: se i sondaggi danno il progetto nazionale di Renzi e Calenda all’8%, con la possibilità a febbraio di conquistare la Lombardia, nell’Isola le cose vanno decisamente peggio. L’avventura alle Regionali di Gaetano Armao si è rivelata un clamoroso flop: il risicato 2% ha lasciato le liste a bocca asciutta, ma soprattutto ha provocato grandi tensioni fra i due partiti che a livello locale, come dimostrano i casi di Catania e Siracusa, faticano a trovare il modo di andare d’accordo. Addirittura più clamoroso il caso di Palermo dove Ferrandelli e Leonardo Canto si trovano all’opposizione e Dario Chinnici, ex capogruppo di Iv (ma assente all’ultima assemblea nazionale di Milano), oggi siede in maggioranza e guida il gruppo che fa riferimento al sindaco Roberto Lagalla, facendo da pontiere con gli altri partiti e perfino con i centristi.
Il progetto verso un partito unico è stato ormai avviato, con tanto di accordo di federazione che traghetterà il nuovo soggetto verso le Europee del 2024: il regolamento prevede gruppi unici anche a livello locale ma solo “dove possibile e tenendo conto delle specificità dei diversi territori”; un modo per tenersi le mani libere nei casi più spinosi. E Palermo non fa certo eccezione, anche se martedì scorso si è tenuto un primo incontro fra le delegazioni guidate da Toni Costumati, Giusi Provino, Leonardo Canto e Mario Enea con la promessa di una piattaforma programmatica da estendere a tutta la provincia e liste unitarie nei comuni chiamati al voto il prossimo anno. L’arrivo di Ferrandelli, al momento, sembra aver ridato entusiasmo anche ai renziani: “Registriamo adesioni in tutta Italia e anche in Sicilia – dice un dirigente della prima ora – In molti guardano con interesse al Terzo polo e adesso creeremo organismi unitari a livello regionale e locale e nei vari consigli comunali”.
Resta però il rebus su Palermo: la nascita di un gruppo di Azione a Sala delle Lapidi non è all’ordine del giorno, anche perché porterebbe Ugo Forello e Giulia Argiroffi a uscire, più probabile nel medio termine che debutti direttamente il Terzo polo. Il punto è capire se il nuovo soggetto si collocherà dentro o fuori la maggioranza di Roberto Lagalla, anche se in molti sono pronti a scommettere in un allargamento della coalizione che sostiene il sindaco.

