PALERMO– Il sudatissimo uomo delle forze dell’ordine fa un cenno con la mano: “Non si può salire”. “Ma guardi che noi abitiamo qua”. “Aspetti”. Confabula con un altro più sudato di lui e torna: “Mi dispiace, ci scusiamo, non si può salire”.
Si scusano perfino i grandi eroi normali di un giorno d’inferno a Mondello. Brucia Monte Gallo. Brucia la montagna circondata da lingue rossastre. Visto da appena sotto è uno spettacolo tremendo. Si scorgono delle formichine nere impazzite. Sono le persone in preda alla paura. Le fiamme crepitano a ridosso delle case. Qualcuno ha dovuto spostare le macchine. Altri sono stati momentaneamente evacuati. C’è chi scatta le immancabili foto e qualche selfie da piazzare su facebook. Alcuni intrecciano la cabala del vento. Dove si sposterà? Che farà? Dove andrà?
Nel frattempo, un elicottero vola sulle teste dei presenti con un secchiello volenteroso, ma forse non basta per l’ampiezza del rogo. I canadair sono già partiti.
E’ la maledizione di Mondello che d’inverno soffre per l’acqua, per la pioggia che allaga, e d’estate scruta timorosa il cielo alla ricerca di una maligna colonna fumante. I residenti della zona, intorno alla montagna, si organizzano da anni come possono.
Ci sono veglie notturne, uno alla volta, per catturare il minimo segnale di pericolo. E non è inconsueto vedere attempati padri di famiglia che trascorrono le ore del buio in terrazza, con un binocolo, un libro e la pazienza di non addormentarsi. C’è chi fa tagliare le erbacce intorno alle case, sperando che basti. C’è chi impreca contro i piromani, quasi mai avvistati, ma ritenuti incombenti. C’è chi, quando soffia il vento che conduce il fumo soffocante, chiude tutte le finestre. D’inverno l’acqua, d’estate il fuoco: come è difficile Mondello.
Il rogo mastica ancora il fianco della montagna. Fa caldissimo. “Scusi, deve fare retromarcia”. L’uomo delle forze dell’ordine, sempre più sudato, regola il traffico e ha pure la pazienza di contenere gli sbuffi di chi vorrebbe rincasare. In un angolo una ragazza con i capelli neri e la faccia rossa rossa piange lacrime piene di fumo. Qualcuno scatta ancora foto. Qualcuno si fa il selfie. Un selfie dall’inferno.

