PALERMO – Come quei generali che hanno inanellato troppe sconfitte, Rosario Crocetta serra le fila. E si tiene stretti gli ultimi due panzer rimasti a disposizione, i due Antonio, Fiumefreddo e Ingroia, superstiti in un cerchio magico sempre più sguarnito e acciaccato. Per l’avvocato catanese, reduce da un tour da martire sui media nazionali per la sua defenestrazione, il governatore ha sfidato l’Ars, rimettendo nelle sue mani la malconcia Riscossione Sicilia. “Questa non è una mia vittoria, ma una vittoria della gente onesta”, ha commentato con un certo senso della misura Fiumefreddo a Livesicilia. Spingendo a manetta sulla retorica legalitaria della Sicilia degli onesti rimasta ormai l’ultimo patrimonio politico di un crocettismo boccheggiante e in cerca di rilancio. In questa chiave arriva lo “schiaffo” del governatore all’Ars con la riconferma, con più poteri di prima, per lo stesso Fiumefreddo. Già tentato dal mettere su un suo movimento politico, l’avvocato catanese ha perdonato tutto a Crocetta “che ha dimostrato un grande coraggio”, dicendosi pronto a sostenerlo “con tutte le forze” se il governatore si ricandiderà.
“Il giochetto trasformare Fiumefreddo in una sorta di kamikaze contro di me, quando è indigesto alla politica siciliana, questa volta non riuscirà”, ha avvisato Crocetta. Incontrando i giornalisti nel giorno in cui la Corte dei conti riservava a lui e all’altro panzer del crocettismo Ingroia un dispiacere. La Corte d’appello, infatti, ribaltava la decisione dei giudici contabili di primo grado, citando di nuovo in giudizio il governatore e l’amministratore di Sicilia e-Servizi per la vicenda delle assunzioni nella partecipata. L’ex pm aveva parlato di una “indagine campata in aria”, ora toccherà ai magistrati contabili d’appello dire la loro. Ma Ingroia, deciso e inarrestabile come si conviene all’ultimo dei corazzati, tira dritto. E risponde per le rime quale che sia la polemica in cui finisce. “Proprio per la mia storia ed esperienza professionale, non mi farò certo intimidire da questi sistemi, non essendoci riuscite organizzazioni criminali ben più pericolose. E quindi andrò avanti per la mia strada di sviluppo e legalità”, scriveva a Livesicilia solo pochi giorni fa in merito alle indiscrezioni su una possibile revoca della convenzione con Sicilia e-Servizi da parte della Regione.
“Sviluppo e legalità”, binomio che fa coppia con la “vittoria degli onesti” di Fiumefreddo. E i due, retori di indubbia abilità col gusto della provocazione, insieme diventano l’ultimo baluardo per un Crocetta alle prese con i bilanci fallimentari di una legislatura e con le legittime ambizioni di proseguire in qualche modo la sua carriera politica. Con lo sfaldamento delle lobby della prima ora, i superburocrati a lui vicini ormai ridimensionati, e la Confindustria, consumata da inchieste, sospetti, faide interne e clamorosi divorzi al vertice, a Crocetta resta molto poco. C’è ancora il “senatore della porta accanto” Beppe Lumia, ma sempre più silente e defilato, c’è il sempre prodigo di consigli Totò Cardinale, ma ormai stabilmente nell’orbita dei “nemici” renziani. Ci sono i posticini di sottogoverno, caselle da riempire senza lasciare più nulla ai concorrenti, come Lombardo negli ultimi tempi della legislatura. E in questa chiave va letta la nomina di Massimo Finocchiaro all’Ast. Al governatore però serve anche un appiglio per tentare una disperata rimonta sull’opinione pubblica. Puntando tutto sullo spartito legalitario, come ieri è tornato a fare in tv da Giletti, dopo una lunga assenza. Ecco perché in quest’impresa al presidente non resta che affidarsi ai suoi due tribuni-panzer. Basterà?

