La frana di Niscemi e i giorni difficili: mettete da parte la calcolatrice

Sicilia, la frana e i giorni difficili: mettete da parte la calcolatrice

Palazzo d'Orleans
La politica recuperi dignità, nelle legittime divisioni
L'EDITORIALE
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Sono giorni difficili per la Sicilia. Forse di più. La protesta contro il caro-carburante, a prescindere dalle ragioni, crea un comprensibile stato di preoccupazione. Nessun allarmismo, nessuna fuga tra i corridoi della paura. Ma è normale che le persone che affrontano le sfide quotidiane scrutino con apprensione gli scaffali dei supermercati.

La frana e l’inchiesta

La frana di Niscemi – terribile evento, con tanti che hanno perso drammaticamente tutto – ha, come è noto, una corposa appendice giudiziaria. Tra gli indagati: l’attuale presidente della Regione, Renato Schifani, il ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, gli ex presidenti Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta.

Tutti, ovviamente, intangibili fino a prova contraria. Tutti hanno espresso la certezza che le indagini li lasceranno indenni. La reputazione e l’onore dei singoli sono beni primari da salvaguardare, oltre il necessario racconto di una inchiesta. Vale per chicchessia.

La crisi della politica

Nessuno, però, può negare che la politica siciliana, attraversata da inchieste a più riprese, viva uno stato di profonda crisi. Una frana figurata. Uno smottamento. Diversi ‘casi’ chiamano in causa il ‘Palazzo’. Ricordiamo, con il resto, il processo a carico del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, e le accuse all’assessora al Turismo, Elvira Amata. La cronaca giudiziaria cammina a braccetto con gli sviluppi politici. E diventa, a sua volta, un fatto politico.

Siamo passabilmente sicuri di una circostanza lo eravamo agli inizi del ‘caso Galvagno’ -: c’è chi avrà, pure nella presente occasione, messo mano al pallottoliere o alla calcolatrice, per immaginare futuribili somme e sottrazioni, soprattutto in vista della contesa per le Regionali, con ‘affacciata’ su Palazzo d’Orleans.

Ma non ci speriamo più

Ci parrebbe il modo sbagliato di affrontare lo scossone: non tanto la legittima polemica in sé – rientra nella dialettica – quanto la parcellizzazione dell’interesse fazioso, a destra come a sinistra, nella ricerca del lucro del consenso a ogni costo.

Questa terra percossa a più riprese ha bisogno di una affermazione generale della responsabilità della politica. Di una tensione al bene comune, oltre i meri interessi di bottega, nelle differenze. C’è un’emergenza in corso.

I politici siciliani dovrebbero scansare i conteggi – annidati nelle crepe del centrodestra, nelle vaghezze del centrosinistra, nei rispettivi populismi, nelle insopportabili retoriche, nei famelici appetiti – e occuparsi della dignità e delle domande dei siciliani che politici non sono. Questo sarebbe l’approccio giusto. Lo scriviamo da tempo, lo invochiamo. Però, in fondo, non osiamo sperare che accada. Anche se sta franando (quasi) tutto.

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