PALERMO – Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un dipendente Gesip.
“Chi vuole dominare sugli uomini cerca di svilirli, di sottrarre loro forza di resistenza e diritti, finché siano dinanzi a lui impotenti come animali. Egli li trasforma in animali, e anche se non lo dice apertamente, dentro di sé è sempre ben cosciente di quanto poco gli importino; parlandone con i suoi confidenti, egli li definisce pecore o gregge”. Questa frase di Elias Canetti è la più appropriata e poteva essere tirata fuori oggi. Ma oggi ho assistito all’insurrezione delle pecore stanche di vedersi decurtare i loro diritti, le loro speranze, il loro lavoro. Eravamo più di 1500 e forse di più oggi all’assemblea sindacale convocata per la vertenza della Gesip, mai tanta gente si era vista unita e determinata contro il loro – così lo hanno definito – sfruttatore. Purtroppo ed amaramente in questa annosa vicenda che accomuna l’intera città rileviamo che la verità non è mai emersa, le responsabilità delle amministrazioni cittadine che si sono susseguite in questi ultimi anni verso le partecipate non sono mai emerse e una regia occulta ha manovrato migliaia di persone per far sì che i veri responsabili non venissero mai a galla e assistiamo impotenti alla deriva della città di Palermo e dei suoi cittadini. Per la Gesip e per i suoi lavoratori è stato imposto il sacrificio di farsi carico di tutte queste ruberie, facendo sì che un’azienda dovesse pagare il conto per tutte, trascinandola nel baratro con una sistematica male amministrazione di decine di personaggi appartenenti alla classe politica che si sono susseguiti e ognuno recitando il proprio copione. Gesip non deve funzionare, Gesip non deve lavorare, Gesip deve essere un carrozzone responsabile del dissesto di una città che solo liberandosi di questa azienda e dei suoi lavoratori può vedere il lustro dei tempi passati; non ha caso il Sindaco si è vantato dinnanzi alla Corte dei Conti della riduzione del costo Gesip sul bilancio del Comune Nel frattempo si mette in liquidazione per debiti mai esistiti e con il tempo la cittadinanza avrà il suo capro espiatorio (nessuno si stupisce se gli amministratori Gesip non agiscono nei confronti del Comune per ottenere quanto all’azienda dovuto). Tutto quello che si poteva distruggere si è distrutto di questa azienda, nel frattempo è stata fermata e i suoi dipendenti messi in cassa integrazione e con l’aiuto dei mass media posta alla gogna mortificandone le professionalità. Ognuno sembra felice di cosa sia successo a Palermo, finalmente la città splende, la disoccupazione si è azzerata, i bilanci del comune sono stati sanati. Niente di ciò è vero. Si è notato e tutti lo hanno visto che senza Gesip la città è sprofondata nel baratro, la sporcizia anche se si è voluta nasconderla (tentativo mal riuscito) è straripata arrivando al punto di vedere una città agonizzante e senza più speranza. Nel frattempo le risorse che dovevano andare alle aziende in crisi sono state destinate ad una azienda del Comune facendo morire completamente la speranza di centinaia di piccole imprese che avrebbero potuto creare nuovi posti di lavoro. Tanto sono pecore qualcuno pensa, tanto queste verità non le dirà mai nessuno, ma le pecore ora dicono basta e stamattina migliaia di pecore sono scese tutte con la voglia di andare compatte contro quel muro di omertà che sta uccidendo ogni speranza per la nostra città. Nel frattempo si scopre che aziende come Amia, Amat, piene zeppe di centinaia di migliaia di euro di debiti vengono risanate. Ma allora sorge spontanea una domanda: non dicevano che non c’erano soldi? Anche se ogni giorno per almeno tre volte al giorno i dipendenti Gesip, costretti a lavorare in una forma di lavoro nero legalizzato, viene sottoposta a controlli discriminatori, nessuno di loro viene trovato fuori dal proprio lavoro: ma come, non erano assenteisti? Le erbacce vengono tolte, le scuole ripulite, gli uffici comunali tirati a lucido mentre ci chiediamo ancora come mai potevano lavorare in così tanta sporcizia. Ci sarebbe tanto altro da dire e da fare in questa vicenda, ma speriamo che la giustizia e la magistratura possa dare le tante risposte mai date o peggio mai dette. Nel frattempo un gregge di pecore si è fatto furbo, ha capito in quale trappola è stato attirato e numeroso esce allo scoperto, dicendo solo quello che si deve dire, e facendo quello che si deve fare. Quindi se nei prossimi giorni vedrete dei lavoratori che reclamano un proprio diritto, un diritto che appartiene a tutti, non lo criticate e unitevi a loro o sarete diventati pecore come lo erano loro. Vincenzo Visita”.
