Ma davvero il Pd non sapeva nulla e niente immaginava circa l’indisponibilità di Rita Borsellino a una sintonia con il Terzo Polo, cioè con Raffaele Lombardo? La signora Borsellino ha rilasciato interviste in lungo e in largo anche a questo giornale per ribadire il suo pensiero sul governatore della Sicilia. Ha detto che – a parere suo – nemmeno ci sarebbe bisogno di valutare eventuali responsabilità penali. In sintesi: Lombardo – secondo Rita – è ciò che è, l’altra faccia del Cuffarismo, stando a una definizione fornita dallo stesso Giuseppe Lupo, segretario del Pd in carica, all’epoca della sua ascesa al ruolo.
Il Pd si è cacciato in uno spinosissimo ginepraio. Ha scelto di lanciare un candidato avverso a Lombardo, dopo avere teorizzato la necessità di larghe intese a Roma, prestando voti necessari alla sussistenza del governo “tecnico” siciliano. Poi ha scoperto che c’era un problema, forse. Che la linearità con cui Rita Borsellino ha confermato una posizione arcinota è la spina più aguzza del roveto. La questione è lampante. O si fa a meno della sorella di Paolo. O si fa a meno dell’intesa. Oppure si cementerà l’alleanza con la diaspora interna, con un esercito nutrito di competitori in campo: Davide Faraone, la stessa Rita Borsellino, Orlando o equipollente, un terzopolista e magari un’espressione della sinistra radicale. Vuoi vedere che riescono a perdere elezioni già vinte?

