PALERMO – Se la Democrazia cristiana tornerà nella giunta regionale lo farà con un solo assessore. Questa l’unica certezza che emerge dall’incontro avvenuto tra il governatore, Renato Schifani, e i tre commissari che al momento guidano la Dc: Totò Cascio, Fabio Meli e Carmelo Sgroi. La formula dubitativa è d’obbligo, dal momento che l’accordo tra le parti ancora non c’è.
Dc in Giunta, la proposta di Schifani
Schifani ha proposto l’assegnazione di una delle due deleghe un tempo in mano ai democristiani (Famiglia o Enti locali), mentre l’altra sarebbe stata promessa al Movimento per l’autonomia. La proposta di Palazzo d’Orleans, però, è stata respinta dai democristiani, che vedono come il fumo negli occhi la possibilità che una delle deleghe finisca agli amici-nemici lombardiani. La Dc, inoltre, rivendica di avere sempre garantito il proprio sostegno al governo con i sei deputati del gruppo, a fronte dei cinque degli autonomisti (ai quali però si aggiunge anche Gianfranco Miccichè) non sempre presenti tra le file della maggioranza nelle votazioni a Sala d’Ercole.

La possibile strada per uscire dall’impasse
Il punto di caduta, a questo punto, potrebbe essere rappresentato da una ulteriore “compensazione” per la Democrazia cristiana. Una via d’uscita che passerebbe da alcune nomine di sottogoverno nelle partecipate regionali. In questo modo, secondo quanto filtra dal partito, si potrebbe convincere il gruppo parlamentare ad accettare una sola delega assessoriale. In pole position resta il presidente della commissione Affari istituzionali, Ignazio Abbate.

Rimpasto, la controproposta Dc
I commissari hanno riferito gli esiti dell’incontro di lunedì 16 marzo con Schifani in una videochiamata con il gruppo parlamentare. Una riunione interlocutoria e che avrà un secondo tempo nel prossimi giorni. La linea del partito appare comunque chiara: no alla sola delega assessoriale, “perché – osservano fonti democristiane – c’è la dignità di un partito leale da salvaguardare”. Sarà dato mandato ai commissari di formulare una controproposta a Schifani, che comprenderà tappe e date certe sulle “compensazioni” che il partito chiede al governatore. Dall’esito del successivo confronto dipenderanno una buona fetta del rimpasto, con FdI che punta sulla sanità, e i rapporti futuri tra i centristi e il governo.

