Grasso ad Albanese: "Riforme avviate ma scontiamo vent'anni di ritardi"

Grasso ad Albanese: “Riforme avviate|ma scontiamo vent’anni di ritardi”

Bernardette Grasso
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Commenti

    Una seria riforma della P.A. !!!! Cominciate con la riforma di tutti quegli Enti inutili ( ESA- IRSAP- ecc. ecc.) e ricollocate il personale che ha almeno 30 anni di esperienza colmando tutte le carenze di personale nei vari Assessorati.

    nei vari comparti etc etc, anche se a parità di livello, anzianità etc etc, lo stipendio è per tutti lo stesso, diversamente le responsabilità invece variano da ufficio a ufficio, da dipartimento a dipartimento etc etc, quindi vi sono uffici diciamo colmi o stracolmi di personale, invece altri poco personale e addirittura carenze strutturali, merito di pensionamenti e raccomandazioni, nel senso chi si pensiona si pensiona e se ne va ovviamente non possono trattenerlo, le raccomandazioni sono!! e io che ci resto qua a subirmi le rogne e il lavoro che si accumula e mi viene dato oltre il mio il carico di lavoro del mio collega, quindi mi ritrovo con il doppio se non il triplo di carico di lavoro sempre lo stesso stipendio, ma con un bell’esaurimento nervoso alle stelle? quindi mi rivolgo ai miei santini e vado a svernare dove c’è un porto piu’ tranquillo e meno oneroso, e questo succede a 1, a 2, a 3 etc etc, le persone vanno via e quelli che rimangono si vedono caricati di ulterioro lavoro, ma 1 centesimo in piu’ non si vede neanche l’ombra, caro assessore Nonostante le proteste verbali, facciamo finta che i sindacati portano all’attenzione la problematica, niente si smuove da parte politica, si smuove solo le cortesie…. e io parlo con tizio e mene vado!!! Ovviamente quelli che non riescono ad andarsene sono i soliti fessi che non hanno santi in paradiso, in questo bailamme regionale, si è evinto che nonostante siano passati governi, controgoverni, prima sinistra, poi destra, poi centro etc etc, l’andazzo è stato sempre quello, dite sempre che volete cambiare la struttura regionale, invece cari politici siete VOI i primi che questa struttura piace proprio in questo modo, dove regna il Caos e il politico si gestisce le amicizie e favori piu’ opportuni, quindi cosa scontate 20 anni di ritardo?? non è vero l’andazzo che c’era prima c’è adesso, tizio aveva santi prima e ce li ha adesso etc etc, quindi di fronte tutto questo il povero fesso fantozziano, ha solo un arma, portare i dirigenti davanti alla giustizia, purtroppo puoi cambiare mille volte le regole del gioco, ma l’andazzo è e sarà sempre quello e l’unico modo per dire STOP è portare chi di competenza davanti al giudice.

    Come al solito il problema è politico. Il buon dipendente è tale se fa l’interesse dello Stato, della collettività, e questo è malvisto da certi politici e imprenditori che vorrebbero un dipendente su misura per loro (che poi ognuno lo vuole calibrato su se stesso). Ci sono incredibili e gravissime omissioni politiche che lasciano incarichi scoperti perché non trovano quello “buono” per loro e in tal caso imprese e collettività possono morire tranquille. Soggetti camaleonti con mille incarichi e altri non buoni per certi interessi che vengono accantonati. D’altra parte anche il mondo imprenditoriale stranamente ha gli stessi soggetti da trent’anni suppergiu, le imprese vere sono solo strumento di taluni per stare comodamente seduti al tavolo politica industria e succhiare dal pubblico.

    il commento è ben centrato…..

    Fuffa é la risposta della grasso ad Albanese, L unico che finora ha detto cose sensate sui problemi della burocrazia regionale,come ad esempio”Qui il problema è quello di mettere le persone giuste nei posti giusti e i dirigenti non devono avere colori politici. Devono solo essere capaci e onesti”.di questo la grasso non parla,vergogna piazzano solo amici e parrenti

    E come al solito la colpa è di quelli che hanno governato prima. Assessore, su, dica qualcosa di meno banale.

    Qualcosa di meno banale? La famosa canzone “La colpa non è mia, ma del bajon”. Per la Grasso è sufficiente.

    Ma questa ci è o ci fa? Ma di quali cavolo di riforme parla???

    La legge 10/2000 ha finito le sue prerogative, una riforma serie significa disegnare l’amministrazione per i prossimi 20 anni, sapendo che tra 10 tutto il personale oggi in servizio non ci sarà più. Ridurre il numero delle postazioni dirigenziali è operaione sciocca. L’ultima ne prevede 1227,quando i dirigenti al ruolo unico sono ora meno di 1000 e tolti gli incarichi fuori riduzioni ad oggi ci sono circa 400 postazioni libere, che se non hanno costi, provocano per la rigidezza del regolamento difficoltà agli uffici e anche agli utenti. Ma la Grasso ste cose le sa? Musumeci le conosce?

    ha solo perso una buona occasione per stare zitta

    Giuro che mi sono confuso. Quali imprenditori succhiano dal pubblico? Le mie informazioni sono che le avete distrutte completamente. E quali imprenditori vogliono un dipendente su misura per loro? In questo caso i ritardati pagamenti hanno azzerato le loro presenze. Il mondo imprenditoriale ha le stesse presenze da 30 anni? Devo ripetermi, tra ricatti e ritardi, il buon dipendente le ha massacrate tutte. Li legge i giornali?

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Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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