PALERMO – I capelli di una madre sono la bussola che ci guida nel chiaroscuro del mondo, quando si rivela. Li tocchiamo per tornare al riparo nella tana. Li sfioriamo per sentirci al sicuro di una definitiva protezione. E da lì partiamo, come accade per il tuffo da uno scoglio. I capelli di colei che si ama hanno la consistenza di certi sogni che si vorrebbero trattenere all’alba, quando ti svegli e non sai se tornare da dove sei venuto o se andare di là. Ma vorresti che quell’istante di passaggio non finisse mai. E ci sono capelli bianchi che hanno la sostanza di una serenità conquistata a fatica. E ci sono certi gatti che scalano balconi di capelli, per quanto sono innamorati, per annusarli, come se fossero fiori. Questo sono i capelli delle donne.
Ecco perché, in certe condizioni, perdere i capelli per una donna è una sfida complicata. Non un lutto, né una sciagura: chi ha cuore sa che una donna resta tale, cioè una segnaletica piazzata da Dio a indicare la strada. Eppure, c’è chi, con generosità, si è posto il problema di dare comunque una mano come accade per l’Assoacconciatori di Nunzio Reina che ha messo a disposizione cento parrucche per le pazienti oncologiche in Sicilia. La prefazione di un augurio del ritorno alla normalità. Non è la prima volta che accade ed è un’iniziativa che va segnalata per la sensibilità di chi l’ha concepita.
Negli scorsi anni sono arrivati messaggi in bottiglia scritti da donne che accrescono il valore di una scelta. Frammenti che devono restare anonimi nella garanzia di una discrezione che nulla toglie alla forza. “Un grazie di cuore a un grande professionista, un uomo dal cuore immenso! Salvo Lo Coco (l’acconciatore referente del progetto a cui partecipano in tanti col medesimo impegno, ndr). Che la vita gli restituisca la stessa gioia che abbiamo visto negli occhi della nostra…”. “Hanno fatto di tutto per rendere a mia madre quel momento in cui provava quella parrucca che non avrebbe mai voluto indossare meno doloroso possibile. Sono stati gentili e affettuosi come degli angeli mandati dal cielo”.
E siccome il bene che si fa è un sasso gettato nello stagno degli indifferenti per moltiplicarsi, altri si sono aggiunti e le parrucche da cento sono già centotrenta. Le ha offerte la nipote di Antonietta Giarrusso, che era la titolare dello storico negozio di parrucche in via Dante. Fu uccisa barbaramente, il mistero è ancora irrisolto.
“Un gesto che ho ritenuto doveroso per onorare la memoria della mia cara zia che non c’è più – dice Daniela Carlino -. So che lei avrebbe condiviso. Il suo lavoro era rivolto anche ad alleviare con amore le sofferenze delle sue clienti. Sapere che le sue parrucche andranno alle donne che stanno attraversando un momento buio della propria vita mi conforta, specialmente in questo momento, con il Natale alle porte. Averle donate è come far tornare mia zia tra di noi, sono certa che lo avrebbe fatto anche lei”. Questo, in fondo, è il bene che si fa: donare qualcosa affinché torni qualcuno.
Viviamo un tempo di guerra e di indifferenza. Uomini gentili muoiono per strada. Solitudini di anni appassiscono negli appartamenti, con l’illusione del riscaldamento di una tv. Ci sentiamo più abbandonati, più fragili, ammalati di una malinconia che non sappiamo comunicare. Ma ci sono persone buone e segnaletiche piazzate da Dio qua e là per indicarci la strada. Ma ci sono i capelli delle donne a salvare il dolore di tutti.

