Green pass, le nuove regole: cosa c'è da sapere

Green pass, le nuove regole: cosa c’è da sapere

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Commenti

    Scusate ma cosa serve verificare che il Qr Code del cliente sia valido se poi nessuno controlla che l’identità sia quella della persona che si sta siedendo al tavolo? oppure per entrare in luoghi di cultura, cinema, spettacoli all’aperto è necessario il Green Pass mentre, sempre all’aperto, si potrà liberamente sedere al tavolo a bar, ristoranti, pizzerie in tanti amici, vicinissimi, magari gridando con conseguente diffusione di particelle virali e senza alcuna mascherina. Senza contare che chi siederà al tavolo in un locale al chiuso dovrà avere il Green Pass ma potrebbe anche verificarsi l’ipotesi che il dipendente del locale che lo sta servendo non ne sia dotato in quanto non è previsto l’obbligo per i lavoratori ed i gestori delle attività di ristorazione. Oppure per quanto riguarda i trasporti per salire su aerei e treni ad alta velocità già dotati di filtri per il ricambio dell’aria sarà richiesto il Greenpass mentre bus urbani, metropolitane e treni regionali notoriamente con grandi assembramenti nelle ore di punta si potrà non averlo in quanto, lo ha detto il ministro Giovannini, l’obbligo sarebbe inutile per l’impossibilità di controllare chi sale e chi scende…………..Una cosa certa in tutto questo provvedimento però esiste, che colui che lo ha scritto deve avere una mente alquanto contorta o non è in pace con se stesso……

    Proprio stamattina l’associazione nazionale degli albergatori festeggiava il fatto che il green pass non è richiesto per entrare negli hotel. Faccio solamente notare che lo scorso anno ad inizio pandemia quei due turisti cinesi con gravi sintomi poi ricoverati allo Spallanzani di Roma furono trovati proprio in un grand hotel della capitale. Questo è un provvedimento scritto con i piedi e che fa differenze fra figli (ad esempio gli albergatori) e figliastri (i ristoratori) tanto per citare due categorie che lavorano nel settore turistico.

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Niente di nuovo, né la salsiccia, né Vladimiro portano ottimismo anche se dall'altra parte c'è un signore vicino agli 80 che vuole, sempre vuole, fortissimamente vuole essere ricandidato. Quasi quasi, speriamo che ce la faccia. Ma questi sarebbero capaci di perdere anche con Schifani.

Fare i conti senza l'oste Più che grandi manovre, sembra un meccanismo di legittimazione biunivoca: la coalizione sostiene il presidente, il presidente sostiene il sindaco, il sindaco riconosce il buon operato del presidente e, alla fine, tutti certificano che loro stessi e i propri compagni di coalizione hanno lavorato bene. Ma sulla base di quali indicatori? Una volta si diceva, provocatoriamente, “piove, governo ladro”; oggi sembra che chi governa voglia far valere il principio opposto: “guerra, governo assolto”. Le crisi internazionali esistono e pesano, ma non possono diventare l’alibi permanente per tutto ciò che non funziona. Giudicato e giudicante devono essere distinti: i politici amministrano, i cittadini giudicano. E giudicano sui risultati, non sulle attestazioni di merito che i governanti si attribuiscono. Sanità, strade, acqua, rifiuti, trasporti, lavoro, servizi, qualità della vita, corruzione e criminalità sono gli indicatori veri. Se su questi fronti i problemi restano evidenti, proclamare di avere lavorato bene rischia di apparire più come un’autocertificazione che come una valutazione fondata sui fatti. E quando questa autocertificazione è troppo distante dalla realtà vissuta dai cittadini, può essere percepita come una presa per i fondelli e produrre un effetto boomerang. Il giudizio vero arriverà con il voto: la riconferma non si autocertifica, non si concede tra alleati e non si scambia. Si conquista sui risultati. Altrimenti significa, appunto, fare i conti senza il cittadino.

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