I grillini si spaccano a Strasburgo | Corrao vota contro Ursula

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Commenti

    Bravissimo,molti del movimento mettono la testa sotto

    Classici discorsi da portavoce al 2’ mandato. Se fosse al suo primo mandato non si sarebbe mai esposto in un simil pensiero.

    Ovviamente non entro nel merito poiché Corrao non ha mai sentito il bisogno di condividere le proprie perplessità con la base

    *** la piena responsabilità politica ***O si torna a fare il MoVimento, con coraggio per cambiare davvero le cose, o si muore.****** non sarà il suo dissenso a far morire il Movimento, ma ha fatto già tutto da se il Movimento un po’ quando avete votato la von der Leyen e la seconda che proprio segna il limite invalicabile che non dovevate nanche minimamente pensare di attuare …… un governo con il PD…. sarei curioso di sapere di chi o chi sono stati gli ideatori per ringraziarli di avervi distrutto, LEI dice di NO, il futuro ci darà la risposta, sa perchè, non è la poltrona, non sono i soldi, ma il popolo italiano non sopporta certo l’inganno con tutta coscienza Lei alla luce di quello che è successo puo’ negare che non ci sia stato? e che ci siamo ritrovati di nuovo il PD al potere senza che lo volevamo?

    Dovevano votare no a luglio dove sono andati a fare accordi politici con il PD perché avevano capito che la lega li stava stritolando, ora l’operazione la sta facendo il PD mentre qualche comico affarista, senza alcun ruolo nell’ambito politico ed amministrativo va a parlare con l’ambasciatore della Cina e cosa aveva da dirgli? I 5S sono come glia altri anzi peggio e manovrati politicamente da due affaristi. Ora a qualche parlamentare gli viene lo scrupolo di coscienza forse perché le elezioni si avvicinano sempre più. O vuoi o non vuoi le elezioni (almeno quelle) ci saranno sempre perché l’Italia sotto alcuni aspetti è un paese democratico.

    Qualcuno dice che questa è iper democrazia – Per me è anarchia , ognuno fa quello che vuole a secondo della convenienza- Una volta c’era la disciplina di partito e tutti erano rispettosi della scelta buona o meno buona del capo- Oggi tutti si ergono a capi tutti hanno la ricetta giusta e nessuno vuole essere sottomesso- Insomma è un caos –

    La disciplina di partito è da sempre esistita per proprio tornaconto. Non entro nel merito della votazione contraria o della astensione di politici del movimento 5S ma sicuramente avranno avuto una visione diversa da quella prospettata dal gruppo M5S, del resto con le stesse modalità come accaduto di recente anche nel voto della base, sulla piattaforma Rousseau, risultato divergente dalla proposta dei vertici. Si può dire che questa sia anarchia ma spesso rappresenta l’ardire della libertà. Paolo

    prima sembrava un Partito ANTICASTA, adesso convertito alla casta, non sa piu’ che pesci prendere, non è piu’ carne nè pesce, non ha capo nè coda, vorrebbe fare questo ma fa quello, viene tirato di qua e di la, comunque importante non si mollano poltrone e soldi, io per mia coscenza e faccia mi sarei dimesso a costo di tornare a fare il disoccupato, se rimangono è come disse Totò **ca nisciun è fess** si prendono i soldi e tirano a campare, ecco chi abbiamo al governo, il resto lo fa il PD, prima era in minoranza con la Lega perchè il M5S non ha spina dorsale, ed adesso uguale se non peggio con il PD, cosè gli sembrava fare una passeggiata per Roma e i suoi palazzi?

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

Cosa vorrei per la mia Sicilia Alla fine di questa inchiesta, dopo avere letto tante voci diverse e riflettuto sui problemi, sulle proposte e sulle speranze che sono emerse, vorrei provare a dire, semplicemente, cosa vorrei per la mia Sicilia. Vorrei, prima di tutto, che i problemi della Sicilia smettessero di essere considerati un destino. Acqua, sanità, trasporti, infrastrutture, energia, ambiente, lavoro, formazione, ricerca, giovani che partono: ormai li conosciamo. L’indagine ha avuto il grande merito di farli emergere con chiarezza attraverso voci politiche, sociali e civili molto diverse. Poche le donne! Vorrei allora qualcosa di semplice: che si cominciasse dai bisogni reali e si costruisse intorno a essi una programmazione condivisa, trasparente e misurabile. Vorrei una politica capace di indicare pochi obiettivi concreti, dichiarare tempi e risorse, misurare i risultati e comunicarli continuamente ai cittadini. Non cinque anni di potere, ma cinque anni effettivi di lavoro per governare. Senza semestri o anni bianchi dedicati alla propria rielezione. Le buone politiche devono durare più delle persone che le hanno realizzate. Vorrei che destra e sinistra continuassero naturalmente a confrontarsi sulle soluzioni, ma che alcuni grandi problemi della Sicilia diventassero patrimonio comune e non ricominciassero da zero a ogni cambio di maggioranza. Vorrei che il voto non fosse il momento in cui il cittadino consegna il proprio potere per riaverlo cinque anni dopo. La partecipazione dovrebbe cominciare nell’urna, non finire lì. Obiettivi, avanzamento e risultati devono restare visibili e verificabili durante tutto il mandato. E, soprattutto, vorrei affrontare seriamente l’emorragia dei giovani. Non basta chiedere loro di restare: bisogna costruire le condizioni perché possano farlo. I bisogni della Sicilia sono ormai chiari: infrastrutture e trasporti, gestione dell’acqua e dell’energia, salute e assistenza, ambiente e rifiuti, digitale, ricerca, innovazione, servizi alle imprese. Da questi bisogni dovrebbero nascere il lavoro necessario e una formazione coerente con ciò che la Sicilia vuole diventare. Vorrei che Governo regionale, università, enti formativi e imprese lavorassero molto più strettamente insieme. La formazione deve restare libera e di qualità, ma deve conoscere i fabbisogni professionali del territorio. E imprese ed enti formativi dovrebbero essere incentivati e valutati anche sulla capacità di trasformare competenze in lavoro qualificato in Sicilia. Perché quando un giovane parte non perdiamo soltanto un lavoratore: perdiamo competenze, energie, famiglie future e nascite, accelerando l’invecchiamento della popolazione. E dopo avere sostenuto i costi della sua formazione, permettiamo ad altre regioni o ad altre nazioni di utilizzare quelle competenze. Vorrei poi una Sicilia nella quale Falcone e Borsellino non vengano continuamente trascinati nelle convenienze del presente, ma restino ciò che già sono: un sentimento vivo e comune, capace di ricordarci che questa terra possiede una straordinaria riserva di dignità civile. E vorrei un miracolo: la morte della corruzione. Vorrei che nella Sicilia dei nostri figli non ci fosse più bisogno di conoscere qualcuno, chiedere un favore o accettare un compromesso per ottenere ciò che spetta per diritto, per merito o per capacità. Vorrei che la rabbia non diventasse odio, disprezzo e rinuncia, ma partecipazione e proposta. Vorrei che le tante solitudini individuali si trasformassero in problemi condivisi e poi in azione collettiva. Perché una società coesa non si riconosce soltanto nella solidarietà: si riconosce quando chiede insieme che l’acqua funzioni, che la sanità curi, che le strade colleghino, che i giovani possano lavorare. Vorrei lasciare ai nostri figli soprattutto lavoro vero e dignitoso, perché il lavoro è l’arma più forte contro la mafia: rende le persone libere, riduce il bisogno e sottrae spazio al ricatto e alla dipendenza. E vorrei lasciare loro una Sicilia più verde. Gli alberi, il verde, la terra e l’acqua non sono soltanto risorse da amministrare: sono un patrimonio da custodire e curare con amore, perché appartengono anche a chi verrà dopo di noi. Vorrei infine che la politica ricordasse una cosa molto semplice: governare significa servire. Chi riceve il potere dovrebbe usarlo per costruire un sistema migliore e duraturo, non per consolidare la propria posizione. Forse è questo, alla fine, ciò che vorrei per la mia Sicilia: problemi meglio individuati, non promesse più grandi; sistemi capaci di funzionare, non uomini indispensabili; responsabilità condivise, non appartenenze contrapposte; risultati costruiti, misurati e lasciati in eredità a chi verrà dopo, non speranza affidata al caso. Perché amare davvero la Sicilia significa volerla consegnare ai nostri figli più libera, più giusta, più verde, più efficiente e con molte più ragioni per restare. Una Madre Siciliana

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