PALERMO – Uomo dalla “personalità negativa” e “possibile punto di riferimento per la criminalità organizzata”. Francesco Burrafato è considerato un soggetto pericoloso. Sono le caratteristiche che il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trapani, Cristina Carrara, attribuisce all’ex primario di Chirurgia di Castelvetrano, riportate nell’ordinanza di custodia cautelare.
I pm sono certi che Burrafato sia il “parmigiano” citato nei pizzini del padrino
Il suo ruolo, come ritiene la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, potrebbe andare oltre il favoreggiamento della latitanza di Matteo Messina Denaro e il finanziamento della famiglia del padrino deceduto. I pm sono certi che sia lui il “parmigiano” citato nella corrispondenza del capomafia di Castelvetrano che alla sua porta avrebbe bussato per ricevere soldi. Non era una un cortesia, ma un’imposizione.
Il gip ritiene necessaria la misura cautelare
Sono tutti elementi che, secondo il Gip, impongono la necessità degli arresti domiciliari nonostante l’età avanzata dell’indagato che ha 84 anni. Nascondeva una pistola nella sua casa di via Sant’Anna a Erice ed è per questo che è stato arrestato. Una calibro 38 special, marca Taurus Brazil, con matricola abrasa, e 12 proiettili erano avvolti in un sacchetto nero riposto in un vaso di vetro, a sua volta protetto da un tubo di plastica e seppellito a pochi centimetri di profondità. Una piastrella copriva il buco.
I reperti archeologici trovati in casa dell’ex primario
Non sono le uniche cose trovate dai carabinieri del Ros e del Crimor durante la perquisizione. In casa il medico aveva pezzi di interesse archeologico: frammenti litici, un vasetto, 31 monete, due punte di lancia e un orecchino in oro e perle. Una passione nascosta e da nascondere o c’è dell’altro? Messina Denaro ha ammesso nel corso di un interrogatorio che l’iniziale fortuna economica del padre era dovuta al traffico dei reperti archeologici. Lo definiva “mercante d’arte”, altro non era che un ladro che ripuliva le tombe antiche.
Il giudice: stabilmente inserito nel tessuto della criminalità organizzata”
Il giudice scrive che Burrafato “a dispetto dell’età e della posizione sociale appare stabilmente inserito nel tessuto della criminalità organizzata”. Burrafato è stato primario di Chirurgia e direttore sanitario dell’ospedale “Vittorio Emanuele”. Il Gip sottolinea che la perquisizione nasce dall’inchiesta per “associazione mafiosa, favoreggiamento e procurata inosservanza di pena”. Il riferimento è agli ergastoli che lo stagista Messina Denaro non ha scontato.
Tanto misteri da chiarire
Ci sono tanti misteri da chiarire nella vita di Burrafato. A cominciare dalle “rilevanti disponibilità di liquidità” per proseguire con i “rapporti di risalente data con la famiglia Messina Denaro”. Se lasciato libero “può essere un riferimento per la criminalità organizzata” e c’è il rischio di “reiterare analoghi reati”.
L’avvocato Salvatore Pennica ha sottolineato i problemi di salute dell’indagato che è stato ricoverato lo scorso febbraio. Secondo il giudice, però, non c’è incompatibilità con la detenzione domiciliare. Dopo l’arresto di Messina Denaro i carabinieri del Ros hanno trovato una montagna di pizzini. In uno di essi si fa riferimento a “parmigiano”. Un finanziatore occulto a cui la sorella del capomafia, Rosalia, doveva chiedere 40 mila euro.
I soldi e il ruolo di “fragolina”
L’incarico di recuperare i soldi doveva essere affidato a “fragolina”: “Deve fare dosi da 5 mila euro e ogni volta li dà a fragolina, in estate gli verrà facile vedere a fragolina, e durante l’estate conclude il tutto. Fragolina ogni volta che avrà la dose di 5 mila la darà a te ma in dosi ancora più piccole, cioè di 2500 euro. Ti ci vorrà più tempo per portare tutto da te, ma è il modo più sicuro, ogni volta viaggi con 2500 e non con grosse cifre. Spero mi sono spiegato”.
“Fragolina”, dunque, dovrebbe essere una persona vicina a Rosalia Messina Denaro. I soldi sarebbero stati spesi dal capomafia per compare il covo di via Cb31, a Campobello di Mazara, dove il boss ha trascorso l’ultimo periodo di latitanza. “Parmigiano” compariva già in alcuni biglietti ritrovati dai carabinieri nel 1996. Allora, Salvatore Messina Denaro scriveva al fratello: “Ti mando una borsa di Parmigiano, non so cosa c’è dentro”.
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Analoga richiesta di denaro da parte del latitante era avvenuta nel 2013-2014 con il coinvolgimento di Rosalia e dei figli Francesco e Maria Guttadauro. La famiglia del padrino lo aveva nominato come consulente di parte per l’autopsia sul corpo di Francesco Messina Denaro, il padre di Matteo, fatto ritrovare dai familiari nelle campagne fra Castelvetrano e Mazara, il 30 novembre 1998. Era morto e già vestito per la cerimonia funebre.
Parmigiano qualcuno a cui rivolgersi nei momenti di necessità
Parmigiano è qualcuno a cui rivolgersi nei momenti di necessità. Lui, come altri personaggi dalle identità ancora nascoste, ha alimentato un continuo flusso di denaro. Messina Denaro viveva nel lusso, ma non era sempre facile far giungere i soldi alla famiglia. E allora spuntava il “parmigiano” di turno. Tutta gente che non poteva dire di no perché legata da storici rapporti con il padrino di Castelvetrano (a questo link l’interrogatorio del padrino). Un legame che non si è interrotto con la morte del boss sanguinario.




