I nuovi poveri di Catania |Vivere all’ombra della crisi - Live Sicilia

I nuovi poveri di Catania |Vivere all’ombra della crisi

I nuovi dati sulla povertà riflettono una condizione allarmante a Catania. Il centro d’ascolto di Via Acquicella ogni giorno offre aiuto ai meno fortunati: vi raccontiamo le storie di Francesca, Angelo e Tiziana.

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CATANIA. La profonda depressione economica ha messo in ginocchio un paese finendo col delineare un nuovo triste volto della povertà. I “nuovi poveri”, così attualmente si definisce quel nutrito numero di persone provenienti dal ceto medio, e dunque un tempo al sicuro dal rischio di diventare poveri, oggi costretti a rivolgersi alla Caritas per ricevere un aiuto che gli permetta di tirare avanti. E’ uno degli effetti più visibili della crisi. Il povero non è più il senzatetto o il barbone, ma lo sono anche gli ex-professionisti, ex dipendenti, operai che hanno perso il lavoro a causa di improvvisi licenziamenti legati spesso alla chiusura di attività commerciali delle imprese o fallimenti. Tra le altre cause che spingono verso la soglia della povertà ci sono anche gli sfratti, le separazioni, malattie e perdita della casa. Un fenomeno che sta assumendo contorni sempre più drammatici e di cui Catania, come altre città italiane ne è pregna. E i dati non sembrano registrare un calo, ma gli esperti al contrario parlano di ‘cronicizzazione’ del fenomeno, ovvero una crisi ormai divenuta cronica. E i numeri diffusi dall’Istat (2014) sono quanto mai impietosi e parlano chiaro: in Italia la disoccupazione è al 12,6% e quella giovanile al 42%.

“Ero un dipendente per la ditta dei fratelli Costanzo. Ho lavorato per ventidue lunghi anni lì, ero specializzato in varie cose, carpenteria, idraulica, pittura. Poi mi mettono in mobilità e improvvisamente la mia vita assieme a quella di mia moglie cambiano”. A parlare è il signor Angelo (58 anni), lo conosciamo al Centro d’Ascolto della Caritas Diocesana di Via Acquicella a Catania, la sede ove quotidianamente molti utenti provenienti soprattutto dalle periferie della città, vengono accolti per ricevere servizi e aiuti, come pagare una semplice bolletta. “Vivevamo bene, – prosegue Angelo – mi pagavo le mie bollette, facevamo la spesa senza chiedere mai niente a nessuno”. “ Il signor Angelo è un combattivo – ci spiega invece il vicedirettore del Centro d’Ascolto, il diacono Don Gino Licitra – magari fossimo tutti come lui. Si dà da fare in tutti i modi, si arrangia con quello che trova. Viene qui a chiedere -aiuto solo quando è proprio con l’acqua alla gola”. La media mensile attuale è di circa quattrocento ascolti, principalmente sono donne. I problemi sono sempre gli stessi: sfratti, perdita del lavoro, lutti improvvisi.

Ma al centro d’ascolto di via Acquicella incontriamo anche la giovane Francesca (34 anni), la quale ci racconta la sua storia e le sue difficoltà. “Vivo – spiega – con mio padre, mia sorella e mio fratello a casa di mia nonna. Prima stavamo benissimo, mio padre faceva il muratore, mia sorella lavorava in un panificio vivevamo in una casa per conto nostro. Poi è morta mia mamma quattro anni fa e l’azienda per la quale mio padre da una vita lavorava entra in crisi e licenziano un po’ di dipendenti e fra questi c’era pure il suo nome. E anche il panificio in cui lavorava mia sorella ha chiuso. Così – prosegue – non potendo più pagarci la casa siamo andati tutti a vivere da mia nonna. Io ho lavorato per un breve periodo come parrucchiera e segretaria, ma poi ho scoperto di avere l’epilessia e non ho più potuto fare nessun lavoro. Mio fratello ha un piccolo lavoretto ma non bastano per tutti, l’unico sostegno è la piccola pensione di mia nonna. Ma non ce la facciamo – dice – a pagare tutte le bollette”.

Sono molte le famiglie, che oggi vivono grazie all’aiuto offerto dai familiari più anziani. “Prima – afferma ancora – non ci preoccupavamo dei soldi, perché non ci mancava nulla. Mio padre lavorava per cui mangiavamo. La mia vita era spensierata, nonostante la salute avevo il sostegno dei miei”. Ma poco dopo la morte della madre ai problemi economici si uniscono nuovi problemi di salute. “ Mi crolla il mondo addosso – racconta ancora – : già nel 2008 mi riscontrarono un tumore che tolsero subito, ma poi nel 2013 me ne trovano un secondo e adesso ho scoperto di averne un altro ancora. A giugno ho fissato il ricovero per iniziare le cure. La mia salute è sempre stata un grosso problema, a tal punto da non consentirmi di condurre – aggiunge – una vita normale come tutti gli altri”. Ma il paradosso per la giovane Francesca ora sta nel fatto che i suoi, seppur grossi, problemi di salute non sarebbero a tal punto ‘invalidanti’ da riconoscerle un sussidio economico, “purtroppo – spiega ancora – mi è stata riconosciuta una pensione d’invalidità solo per cinque anni, adesso non ce l’ho più, malgrado l’invalidità causata dal primo male sia rimasta. Al momento lo Stato non mi offre nessun tipo di sostegno. Adesso vivo – dice – cercando di prendermi cura di mia nonna, anche lei malata, e della mia salute. Ma vedere mio padre divorato dai sensi di colpa, perché alla sua età (60anni) non riesce più ad inserirsi nel mondo del lavoro, forse è la cosa che mi fa stare ancora più male. Per ottenere un aiuto e sbloccare la burocrazia infinita dietro a casi come il mio, non so neanche da dove iniziare. Spero Don Gino qui alla Caritas – conclude la donna – mi indirizzi verso la strada giusta”.

La signora Tiziana, madre di due figli ancora minorenni, ha una storia in fin dei conti non molto diversa dalle altre. “ Mio marito– racconta – pochi anni fa a seguito di un infortunio ha perso il lavoro. Era un carpentiere. Da allora tutti i tentativi di reinserirsi sono finiti male. Sta valutando ora la possibilità di partire almeno lui all’estero, per cercare qualcosa. Adesso viviamo grazie all’aiuto dei miei suoceri, e della gente generosa e l’aiuto qui della Caritas. L’unico a lavorare in casa al momento è mio figlio di diciassette anni. Fa 8il doposcuola, il suo guadagno lo mette – conclude la signora – a disposizione della casa”.

Francesca, Angelo, Tiziana, sono i volti di tante storie, ma tutte unite da comune denominatore. “La crisi esiste, è vero ed è innegabile. Ma la povertà spirituale, vivere mettendo da parte Dio è la causa prioritaria della povertà materiale del mondo intero”, è infine la riflessione del direttore della Caritas catanese, Don Piero Galvano.

 


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