I tre registi della politica siciliana: ecco chi sono - Live Sicilia

I tre registi della politica siciliana: ecco chi sono

Inutile girarci intorno o cercare nelle nomenclature ufficiali dei partiti chi tira realmente le fila della politica in Sicilia.
SEMAFORO RUSSO
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Inutile girarci intorno o cercare nelle nomenclature ufficiali dei partiti chi tira realmente le fila della politica in Sicilia. Sono tre i registi e hanno profili e storie ben conosciuti. Due di loro hanno già governato la Sicilia con risultati, a favore dei siciliani, invisibili, il terzo la sta governando nel medesimo solco: Raffaele Lombardo, Totò Cuffaro e Renato Schifani. Il resto o è contorno o è fuffa. Ecco i veri manovratori, consapevoli della mediocrità dell’affollato parterre della politica locale e di quanto, invece, conti l’esperienza, la conoscenza di uomini e cose, il comune passato nella Democrazia Cristiana della Prima Repubblica.

Conoscono bene i codici, le pratiche e il linguaggio per rimanere a galla, a dispetto delle dinamiche dei partiti e delle personali vicende giudiziarie, qualunque ne sia stato o ne sarà l’esito, per orientare alleanze, candidature, incarichi. Al seguito una pletora di vassalli, valvassori e valvassini, molti dei quali, attenzione, fanno riferimento ai su nominati non a convenienza, paradossalmente ciò è un merito, ma perché ci credono profondamente, perché ritengono sia meglio affidarsi a generali di rango, non finti, di passaggio. Consiglieri comunali, di circoscrizione, assessori, sindaci, deputati e senatori, alti dirigenti della Sanità e della pubblica amministrazione, commissari, sub commissari, presidenti e consiglieri di partecipate, eccetera eccetera, un intero e spesso sommerso mondo che rimane comunque attaccato agli inquilini della cabina di regia effettiva.

Sembra che il “La” lo abbia dato Schifani. Il presidente della Regione Siciliana sa perfettamente che Forza Italia nazionalmente è in difficoltà, a prescindere dalla volontà di mantenere il simbolo con dentro il nome di Berlusconi, sa perfettamente che la partita in Sicilia la deve e la può giocare in atto unicamente lui, ma sa pure che agire in solitaria o adagiato sulle alleanze nazionali con Matteo Salvini e Giorgia Meloni (in buona parte innaturali) non andrebbe lontano. Quindi, magari in vista delle Europee e, chissà quando, delle provinciali, lancia un appello, probabilmente concordato prima, ai centristi, agli autonomisti, ai moderati che in qualche maniera si riconoscono nel Partito Popolare Europeo (Ppe).

Non è cosa di poco conto la risposta positiva dei democristiani cuffariani (leader in testa), dei lombardiani e dei cosiddetti moderati facenti capo a Saverio Romano e a Maurizio Lupi. Non è di poco conto in quanto il “progetto” elettorale che hanno in mente, con liste e collocazione di propri uomini nel variopinto puzzle del potere regionale ad ogni livello, potenzialmente ha concrete possibilità di riuscita condizionando anche i tavoli nazionali.

Del resto Lombardo, Cuffaro e Schifani la partita la giocano a porta vuota, con un avversario inesistente, diviso, ambiguo. La sinistra in Sicilia, partendo dal PD, non esiste e non perché, come semplicisticamente sostenuto da osservatori distratti, l’Isola è irrimediabilmente di destra ma per l’assoluta incapacità di offrire proposte e candidati credibili, di rinnovarsi nel suo personale politico e di distinguersi attraverso una precisa identità di valori e programmatica.

Allora, se abbiamo ragione nella disamina fin qui esposta, dobbiamo ammettere che in Sicilia attualmente nemmeno esistono le premesse per costruire a breve una novità, una rivoluzione culturale che ci liberi dalla politica “di Palazzo” e dal conseguente sottosviluppo economico e infrastrutturale, gravi malattie che insieme al cancro della mafia ci opprimono da decenni. Dobbiamo subire i giochetti e le strategie decisi da chi la politica la sa fare, eccome la sa fare, peccato però che sia quella vecchia.

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