Il Comitato: "No alla Riserva"

Il Comitato: “No alla Riserva”

Per il presidente del comitato di residenti, Francesco Sorge “sono irragionevoli le pretese degli ambientalisti, coadiuvate da qualche dirigente dell’assessorato Regionale, che hanno costretto la popolazione, operatori agricoli ed economici, ad adire anche le vie legali per proteggere i propri averi”.

 

La posizione dei residenti
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CATANIA – Irragionevoli. Con questo aggettivo che non lascia spazio ad interpretazioni Francesco Sorge presidente del Comitato Gelsari-San Leonardo-San Demetrio-Vaccarizzo definisce le richieste di Legambiente. “Sono irragionevoli le loro pretese, coadiuvate da qualche dirigente dell’Assessorato Regionale, che hanno costretto la popolazione, operatori agricoli ed economici, ad adire anche le vie legali per proteggere i propri averi”.

Inammissibili. Sono le diffide di Legambiente secondo quanto dichiarato da Francesco Sorge. “Il direttore Legambiente Zanna asserisce che il Consorzio di Bonifica ha operato “nonostante i vincoli di protezione vigenti” ma, è evidente che disconosce la situazione reale. Infatti, il Consorzio di Bonifica ha operato ed opera “in osservanza delle Leggi Regionali (PAI) e dei Decreti nn. 965/12 – 966/12 – 968/12 e 969/12 R.P. Caut. che ordinano la tutela cautelare disponendo il mantenimento in funzione dei sistemi di pompaggio a tutela della incolumità delle persone e dei beni privati, decreti successivamente confermati dallo stesso TAR. Non è quindi vero che i ricorsi al TAR dei residenti sono stati respinti, come sostenuto invece da Legambiente. È stata tra l’altro fissata una udienza pubblica per la trattazione del merito il prossimo 18 dicembre”.

Questa la ricostruzione storica del Comitato. A partire dagli anni ’30 nella zona degli antichi pantani Lentini e Gelsari sono state eseguite imponenti opere di bonifica. I terreni dei 2 Comprensori di Bonifica risultano a questo punto protetti dalle acque di piena dei fiumi attraverso la completa arginatura dei loro alvei e dalle acque ruscellanti dalla collina attraverso la costruzione del collettore denominato “Acque alte”. Le acque meteoriche vengono smaltite da un sistema di canali consortili che le raccoglie nelle due rispettive vasche centrali dalle quali per mezzo di impianti idrovori le stesse sono sollevate all’interno dell’alveo del fiume San Leonardo. Sin dagli anni ’50 – ’60, il funzionamento delle arginature dei fiumi e del sistema di raccolta e sollevamento delle acque meteoriche ha assicurato la sicurezza dei luoghi e lo sviluppo agricolo ed economico del territorio.

Poi cosa è successo?

“Purtroppo – spiega Francesco Sorge – a causa della mancanza di fondi e soprattutto a causa di una totale incoerenza gestionale, l’amministrazione Regionale non ha investito né nella manutenzione e sorveglianza degli impianti idrovori, né nella pulitura dei canali di sgrondo e degli alvei dei fiumi, il servizio di sollevamento delle acque meteoriche si è interrotto, causando gravi e prolungati allagamenti nei terreni dei due comprensori, per sei lunghi inverni”.

Ad oggi, stando alle ripetute denunce dei residenti, nell’intera area che si estende per 23 km² circa ed è utilizzata ad uso agricolo, commerciale e abitativo, la situazione è inconcepibile. “I prolungati allagamenti hanno devastato il territorio agricolo ed urbano. – spiega Sorge – Le coltivazioni dei seminativi vengono sistematicamente distrutte, centinaia di ettari di agrumeti, oliveti, frutteti e persino interi filari di alberi di Eucalipti muoiono lentamente per marciume radicale. I fossati aziendali e consortili si sono riempiti di fango ed erbe infestanti ritardando così ulteriormente il deflusso delle acque. Il prolungato ristagno di questi specchi d’acqua ha consentito lo sviluppo di alcune associazioni di piante igrofile ed è stato anche richiamo per una variegata serie di specie di uccelli acquatici i quali hanno inteso insediarsi dove prima veniva coltivato il grano, molti residenti sono stati costretti a traslocare in case in affitto o rimanere al piano superiore delle loro abitazioni allagate ed uscire per andare a lavoro con canotti, barche a remi ed anche a motore”.

Ed è proprio in questo quadro che scenderebbe in campo Legambiente. “L’associazione catanese, entusiasta della insperata involuzione del territorio si è subito attivata per far sì che gli allagamenti diventassero permanenti. – prosegue Sorge nella sua denuncia – Con il DDG n. 416 del 23 luglio 2012 è stato apposto un vincolo ambientale su una parte del comprensorio che abbraccia 10,84 km2 dei 23 totali”.

Ad oggi sono circa 15.000 le utenze Enel presenti nell’area. Ma un altro importante dato viene esposto dal Presidente dei Comitati: “Con la nota n°22111 del 13 maggio 2013, senza alcun apparente metodo logico o scientifico, l’assessorato ha determinato i perimetri della zona A, dove è previsto il divieto di accesso assoluto e l’allagamento dei terreni e quelli della zona B, dove sono consentite attività. Ad oggi però, né Legambiente né l’assessorato Territorio Ambiente si sono confrontati con gli effettivi problemi che un allagamento di quelle zone può comportare. Data la natura permeabile dei terreni non è possibile accumulare acqua attraverso semplici arginature. La trasmissività dell’acqua nel sottosuolo fa sì che in breve tempo torni a formarsi un unico livello idrico”. A destare pericolo oltre a quello idraulico, anche il rischio sanitario. “Anche se si ponesse rimedio al rischio idraulico attraverso costosissimi interventi, il rischio sanitario per la popolazione umana residente nei Villaggi dei comprensori di Gelsari e Vaccarizzo, costretta ad abitare accanto a terreni palustri infestati da popolazioni di zanzare, sarebbe insopportabilmente elevato.

La soluzione per Sorge: “O si allagano i seminativi assieme alle abitazioni ed agli agrumeti o si mantiene asciutta l’intera zona”.

 

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