Il delitto della parruccaia irrisolto| "Riaprite il caso di mia zia" - Live Sicilia

Il delitto della parruccaia irrisolto| “Riaprite il caso di mia zia”

Antonietta Giarrusso nel suo negozio di parrucche

Ulteriori analisi sul reperto autoptico e indagini patrimoniali. I punti oscuri sul delitto di Antonietta Giarrusso, uccisa a coltellate il 30 aprile di tre anni fa, al centro di un'istanza depositata in procura per chiedere la riapertura del caso. La nipote: "Mia zia merita giustizia, nuove indagini ci darebbero la speranza che un assassino non può rimanere impunito".

Palermo, l'omicidio di via Dante
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PALERMO – Un’istanza per continuare a sperare. Per cercare in tutti i modi la verità e con lei il nome e cognome di chi, quel 30 aprile di tre anni fa, ha agito con immensa ferocia. E’ la speranza di chi si è visto strappare con una violenza inaudita una zia che considerava una mamma. Una donna la cui vita è stata interrotta con venticinque coltellate e con un paio di forbici conficcate nella gola. Daniela Carlino, nipote di Ninetta Giarrusso, la parruccaia di via Dante uccisa da un assassino ancora a piede libero, in questi mesi si è trasformata in detective. E con il dolore che le squarcia il cuore ha tentato di scavare nella vita della zia, cercando prove ed elementi insieme ai propri avvocati, utili alla riapertura del caso che è stato chiuso lo scorso ottobre.

Da allora, infatti, all’orrore del delitto si è aggiunta l’amarezza dello stop delle indagini, che nonostante siano andate avanti per due anni e mezzo in modo serrato ed abbiano battuto tutte le piste, non hanno condotto ad alcun esito. L’istanza è stata depositata due giorni fa in procura. Nel documento sono stati evidenziati nuovi potenziali spunti d’ indagine che i legali dei familiari della Giarrusso ritengono plausibili. “A partire da quello che riguarda l’aspetto patrimoniale – spiega l’avvocato Antonio Li Calzi – che consideriamo fondamentale. Altri sei mesi di indagini preliminari consentirebbero di accertare la reale situazione finanziaria della signora Giarrusso, che in base a ciò che abbiamo rilevato risulta tuttora poco chiara. Aveva acceso dei mutui che erano stati estinti con un ulteriore prestito, ma resta da verificare come siano stati utilizzati questi soldi. Bisognerebbe passare al setaccio i movimenti bancari, capire se dietro al delitto ci sia stato qualcuno vicino a lei mosso da interessi economici e quindi indirettamente coinvolto nel delitto. Le indagini si sono già mosse in tal senso, ma in questi mesi sono emersi nuovi punti oscuri che meritano secondo noi un’ulteriore valutazione”.

Fino al giorno dell’omicidio la vita di Ninetta Giarrusso era trascorsa tranquilla. La sua esistenza si snodava tra l’affetto delle sue nipoti gemelle, la sorella e la sua attività commerciale. Andava al bar, comprava le sigarette, poi si recava nello storico negozio del centro città. C’è un aspetto, però, che soltanto dopo la morte della donna sarebbe emerso: la Giarrusso si era sposata nel 2003 con un uomo, ma i suoi familiari sono venuti a conoscenza del matrimonio soltanto tre anni fa. La parruccaia di via Dante, d’altronde, era una donna molto riservata. Che apriva le porte del suo negozio con consapevolezza: “Mia zia conosceva di sicuro chi l’ha uccisa – dice Daniela Carlino -. Era timorosa, esile. Per paura avrebbe evitato di fare entrare un estraneo. Per questo vogliamo sapere chi ha avuto il coraggio di agire con quella efferatezza. Credo anche lei abbia urlato con tutte le sue forze, che abbia chiesto aiuto. Mi chiedo ancora come sia possibile che nessuno abbia visto o sentito nulla”.

Un altro tasto su cui preme l’istanza depositata in procura è quello di una ulteriore analisi sul reperto autoptico. “A distanza di tre anni – spiega il legale dei familiari della Giarrusso – è possibile ci siano nuove tecniche per estrapolare elementi in precedenza trascurati. L’autopsia sul corpo della signora ha evidenziato anche dei lividi che mostrano come sia stata bloccata dall’assassino, che l’ha fatta mettere in ginocchio per poi colpirla. Non si può escludere che ad agire sia stato qualcuno che ben conosceva determinate tecniche, un esperto che ha saputo immobilizzarla in pochi secondi, neutralizzandola e sferrando subito dopo coltellate mortali da diverse angolazioni e in punti precisi del corpo. Tutti aspetti che, rivalutati, potrebbero tracciare un profilo dell’assassino o comunque ampliare il bacino di eventuali indagati”.

Daniela Carlino è alla ricerca di uno spiraglio, di una possibilità. Spera che il silenzio si rompa con la riapertura delle indagini e che l’artefice di quell’orrore sia trovato. “Questa speranza mi dà la forza per andare avanti – dice -. Lo faccio anche per mia madre, che a novembre ci ha lasciati. Lei si è battuta fino alla fine per dare giustizia a mia zia e pochi giorni prima di morire mi ha chiesto di non fermarmi. Per questo continuerò a cercare la verità, lo devo ad entrambe”.


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