Il dono di Dolce & Gabbana | e la querelle con la Curia

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Commenti

    Continuare a parlare sempre di questi due arci-miliardari che con il loro patrimonio potrebbero disinnescare pure i 24 miliardi di clausole di salvaguardia dell’aumento dell’IVA non mi pare che sia un buon servizio. La gente comune è lontana miliardi (è proprio il caso di dire) di anni luce da loro.

    Sembrava una “fake news”. Tuttavia, se Francesco Montenegro, il cardinale e arcivescovo metropolita di Agrigento, che finora ha brillato soltanto di luce riflessa essendo un ferventissimo assertore dei porti aperti, ha davvero commesso quest’atto di pirateria, Dolce e Gabbana, con la fermezza e l’intelligenza che li contraddistingue, devono intervenire. Per dare manforte a quel consigliere comunale di Palma di Montechiaro, alle suore di quel convento e ai palmesi tutti. Poiché, se ciò è avvenuto, è stato un atto proditorio. Che va cancellato. Per ripristinare l’ordine, l’armonia e la giustizia in quella comunità traumatizzata.

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Caro Direttore, trovo particolarmente significativo che Giorgio Mulè e Giorgio Trizzino, provenienti da schieramenti politici diversi, convergano sul metodo. Mulè propone Analisi, Bisturi e Contesto; Trizzino richiama competenza, programmazione, capacità amministrativa e coraggio di cambiare ciò che non funziona. Questa convergenza rende l’analisi meno attaccabile come posizione di parte: se esponenti politicamente contrapposti riconoscono gli stessi nodi e indicano criteri simili per affrontarli, emerge un possibile terreno comune. Forse “La Sicilia che vorrei” sta diventando qualcosa di più di una raccolta di opinioni: un interessante esperimento civico per costruire un metodo condiviso, lasciando alla politica il confronto sulle scelte. Perché non chiedere ai prossimi intervistati quale metodo sarebbero concretamente disposti a condividere per costruire la Sicilia che vorrebbero?

Forse sarebbe ora di valutare seriamente la realizzazione di uno scalo che serva la zona tirrenica della Sicilia abbandonata e sfruttata in malo modo? Cosa che sarebbe sicuramente più fattibile e di maggiore giovamento alla popolazione costretta a sacrifici per potersi spostare. Che avvicinerebbe veramente i siciliani della zona settentrionale al resto del Italia e non solo più di qualsiasi ponte oltre a risolvere le disfunzioni naturali del Fontanarossa che non sono solo dovute alle ceneri di sua maestà l'Etna

Ci sono sfregi e sfregi. E' anche sfregio il disagio a cui sono sottoposti i siciliani che percorrono l'autostrada Palermo Messina, di cui Shifani sembra essersi occupato (!?). Vada, vada, insieme alla sua famiglia questa mattina al casello di Termin, capirài. Se non si riesce a gestire un casello figuriamoci il resto.

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