Il Natale a Palermo e l'albero che durò solo per una notte

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Commenti

    Lungimiranti ed assennati operai avevano giustamente posto un cipresso in una città che oramai è soltanto il ricordo lontano di se stessa.

    Mi associo con commossa partecipazione

    io sto con il cipresso

    Sono stati dei buontemponi in vena di scherzi, perdonateli.

    pace all’anima sua

    È sempre colpa di qualcun altro secondo i nostri amministratori

    Il cipresso si addice x una città defunta.

    Un albero di quelle dimensioni quando viene abbattuto lo si comincia a tagliare dall’alto, questo invece era tutto intero e non presentava alcun danno, evidentemente era un albero sano che è stato tagliato per rimediare al pasticcio.
    Peccato, un albero in meno in Favorita!

    Mahhh la storia del cipresso sostituito dal decisionismo degli operai che volevano portare a termine la straordinaria mission è una idiozia degna dello stupidario aggiornato ad oggi

    Premesso che alla favorita non ci sono cipressi,e da vile addossare le colpe agli operai della Coime accusandoli addirittura di avere agito autonomamente,assumetevi le vostre responsabilità che sono tante vedendo come avete ridotto Palermo

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Onorevole, un grande passo avanti: il suo abc, Analisi, Bisturi, Contesto, è altra cosa rispetto all'abc, Amici, Burundi, Cannoli, che la sua parte politica ha utilizzato (utilizza ancora?). Ed era di facile realizzazione, si figuri che alcuni amici sono rimasti in attesa. Onorevole, sarà dura per lei. Auguri! Anche a noi.

Caro Direttore, dai dieci contributi e dai venti commenti emerge un quadro abbastanza netto: i problemi sono largamente condivisi — salute, lavoro e giovani, servizi pubblici, infrastrutture — e anche le risorse sono riconosciute: competenze, università, imprese, professionalità. Ma bisogni e competenze spesso non si incontrano. I contributi indicano soprattutto problemi e possibili soluzioni; i cittadini chiedono con maggiore forza responsabilità, concretezza e risultati. È proprio nel punto di incontro tra bisogni e risposte che la politica assume un ruolo decisivo. L’intervento di Giorgio Mulè offre una prima risposta politica a questo disallineamento: partire dai bisogni, programmare gli interventi, far prevalere merito e competenze sulle appartenenze e misurare i risultati. Sarebbe importante che questo rapporto tra bisogni dei cittadini e impegno politico fosse dichiarato da tutti gli intervistati: avremmo una prima agenda pubblica delle priorità e degli impegni. Perché non indirizzare allora “La Sicilia che (non) vorrei” su due domande capaci di individuare le priorità e promuovere trasparenza civica? Quale problema della Sicilia affronterebbe per primo? Lo stato di avanzamento dei progetti deve essere trasparente, fruibile e aperto alle osservazioni dei cittadini? SÌ o NO.

E mentre la politica discute sul da farsi nel futuro, molti passeggeri con i voli cancellati fanno i viaggi della speranza con costi, corse, tempi ed anche qualche litigio dato dalla rabbia. LENTEZZA E STRAFOTTENZA sono ormai un motto politico ed anche sindacale ( con gli occhi al portafoglio).

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