Il Paese di Schettino - Live Sicilia

Il Paese di Schettino

Mi domando con quale orgoglio i due marò oggi indossino l’uniforme di un paese incapace di meritarsi il rispetto altrui e persino quello dei propri servitori. Ma davvero è così difficile non comportarci, almeno qualche volta, da italiani?

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Siamo abituati a pensare all’India come a un esotico Paese di pezzenti, con quelle scheletriche vacche sacre che camminano indisturbate per le strade e le torme di miserabili che arrancano sulle biciclette arrugginite. E invece oggi l’India, che già vanta straordinarie risorse artistiche e culturali, è un Paese in crescita guidato da una classe dirigente formata nelle migliori università occidentali. Con un tasso di crescita del PIL del 6%, che pur essendo il più basso degli ultimi dieci anni costituisce per noi italiani una chimera, l’India è destinata a diventare una delle Potenze del mondo che verrà. All’inizio di questa brutta storia pensavo ai nostri due marò con il rispetto che ogni italiano deve a chi porta in giro per il mondo l’uniforme dell’Esercito di un Paese che “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Il punto è che i nostri soldati non erano imbarcati su un mezzo militare impegnato in operazioni di pace, quanto in una petroliera di proprietà privata in un’operazione anti-pirateria. Militari di carriera ceduti dallo Stato per garantire i commerci e il profitto di un armatore. E di essi stessi. In ogni caso, ritenevo insensato il fatto che due soldati scelti avessero volutamente ucciso due pescatori. Speravo che si affermasse il principio dell’involontarietà del misfatto e che prima o poi si sarebbe trovata una soluzione onorevole per due Paesi amici incappati in uno spiacevolissimo incidente. E mentre trovavo giusto che gli indiani difendessero gli interessi delle famiglie dei due compatrioti uccisi, non concordavo sulla strategia italiana volta a suffragare la tesi dell’extra-territorialità del luogo dell’incidente più che quella del tragico errore. In ogni caso, non si poteva non notare l’atmosfera rilassata di quel processo per duplice omicidio con i due imputati ospitati in albergo, piuttosto che in lerce galere di stampo italiano, e autorizzati a tornare in Patria per Natale ed in occasione delle elezioni politiche.

A un certo punto, grazie al classico colpo di genio italico, la situazione è degenerata. Durante la “licenza elettorale” dei marò, due ministri tecnici di un governo in scadenza come lo yogurt si sono inventati lo stratagemma del mancato riconoscimento della giurisdizione indiana, nonostante il fatto che l’ambasciatore italiano avesse garantito, e non a titolo personale, il ritorno in India degli imputati dopo il voto. Apriti cielo: con un atto che rappresenta il punto più basso dei rapporti recenti tra il nostro Paese e una nazione straniera, gli indiani, non straccioni e neppure fessi, hanno immediatamente “sequestrato” l’ambasciatore italiano. Davanti alla ritorsione indiana, ecco la consueta “calata di braghe” tricolore: ridateci l’ambasciatore che vi riconsegniamo i soldati. E amici come prima. O forse no?

Si perché adesso i sorveglianti pubblici della navigazione privata venuti dalla terra dei cachi ed incappati in un tragico errore si sono trasformati d’incanto nei rappresentanti di un Paese di furbastri pronti a rinnegare la propria parola e di codardi pronti a ingranare la retromarcia al primo cenno di ritorsione. Il Paese di Schettino. Ancora una volta, l’immagine dell’Italia agli occhi del mondo e dei suoi stessi cittadini ne esce “a pezzi”. Come in occasione della vergognoso silenzio internazionale sulla strage di Ustica costata la vita a 81 italiani innocenti. Come in occasione della strage del Cermis o dell’assassinio di Nicola Calipari. Come in occasione della mancata estradizione di Cesare Battisti, condannato con sentenza definitiva all’ergastolo per quattro omicidi. Prima che su tutti noi, il disastro politico-diplomatico sulla questione dei due marò rischia di ritorcersi su loro stessi, novelli esponenti di un esercito di uomini veri storicamente al comando di ominicchi seduti al fresco del ponentino romano.

Obbedendo a un ordine dei loro superiori, essi sono appena tornati in India dove li aspetta il giudizio di un Paese irritato e offeso. E le ultime questioni sul rischio della pena capitale aggiungono confusione. Perché non si capisce come, in uno Stato di diritto in cui vige la separazione dei poteri, il governo indiano avrebbe potuto fornire garanzie sull’esito di un processo non ancora iniziato. Mentre, d’altra parte, l’ordinamento italiano vieta di concedere l’espatrio a un imputato che rischi la pena capitale. Specie se questi è un proprio cittadino giudicato in terra straniera. Mi domando con quale orgoglio i due marò oggi indossino l’uniforme di un paese incapace di meritarsi il rispetto altrui e persino quello dei propri servitori. Ma davvero è così difficile non comportarci, almeno qualche volta, da italiani?


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Commenti

    Terzi di Santagata, Ministro e Staffan de Mistura, plenipotenziario, di diplomatico hanno soltanto i cognomi altisonanti, perchè hanno gestito la vicenda da dilettanti allo sbaraglio. Se erano stati i militari italiani a sparare, come pare ormai certo dopo le prime contraddittorie notizie, come mai nessuno ha vietato al comandante della petroliera, che si trovava in acque internazionali, di far rotta verso l’India consegnando di fatto i nostri soldati? Una volta in India, il nostro governo avrebbe dovuto pretendere dai partner europei una azione comune per il rispetto dell’extraterritorialità che non è una alternativa al “tragico errore” come sembra ritenere il vetero pacifista Vitogol (Marò prezzolati perchè i governi hanno deciso di contrastare gli atti di pirateria contro il libero commercio!) ma una inderogabile convenzione internazionale. Siccome l’Italia in Europa conta quanto il due di briscola, (nonostante il celebrato ed incensato Monti utile esecutore di politiche funzionali all’alta finanza e alle banche), ci hanno lasciati soli a gestire una vicenda complicata.
    Per il resto concordo con l’autore dell’articolo: la sceneggiatura seguente sembra tratta da un film di Totò e Peppino, ma non fa ridere.

    Concordo pienamente con l articolo…quando riusciremo ad essere fieri ed orgogliosi di essere italiani???

    Nemmeno con la Nikon migliore,si poteva fare una fotografia così perfetta.Ottimo scritto,complimenti.

    Ma perché ci meravigliamo. Gli italiani siamo quelli rappresentati icasticamente da Alberto Sordi e Vittorio Gasman nel film la grande guerra.
    Siamo o non siamo tutti figli di Vittorio Emanuele? Brindisi docet. Siamo un popolo di nani.

    Acuto e puntuale pittore della società, Professore lei riesce sempre a sorprendermi.

    Ciao Gatto & Volpe. La qualifica di “vetero pacifista” mi onora, anche se toglierei il vetero. Il punto è che, come tu ricordi, dopo l’incidente la petroliera, che era già in acque interazionali, tornò in India su ordine della compagnia armatrice. In ogni caso, nessuno avrebbe vietato all’armatore di dotarsi di una propria “difesa privata”. Gli americani hanno usato molti “contractors” privati in Iraq (chiamiamoli con il loro nome: mercenari). I militari sono uomini dello Stato e non di un armatore e dovrebbero avere una sola catena di comando: quella degli organi militari. Come dire, i guadagni miei, i problemi allo Stato. Grazie per il tuo intervento.

    Caro Vitogol
    Io sono un collega dei due marò e in particolare ne conosco bene uno dei due… Premetto che i due militari sono professionisti con diverse missioni internazionali alle spalle e con uno stato di servizio impeccabile, non posso che concordare con il tuo articolo… Vorrei aggiungere che noi avevamo tutte le ragioni per trattenere i due colleghi in Italia perchè se c’è qualcuno che stá commettendo infrazioni bè quello è proprio lo stato indiano… Qualcuno dei nostri governanti si è mai fatto spiegare come mai non si è svolta l’autopsia sui corpi dei due poveri pescatori? Qualcuno si è fatto spiegare che fine abbia fatto la barca dei due malcapitati? Le perizie balistiche dove sono? Il caso è molto più semplice di quanto possiate credere ma noi siamo un paese dove al comando risiedono persone che schettino in confronto sembra Magellano.

    Penso che pochi abbiano voluto bene agli italiani, come Monicelli.
    ” La grande guerra “è la storia di due eroi anonimi, capitati per caso in una guerra schifosa, che non capiscono ma non giudicano. Vogliono soltanto salvare la pelle.
    Un soldato romano ed uno milanese. Quest’ultimo verrà fucilitato per un estremo atto di orgoglio, “Faccia di merda” urlato ad un Ufficiale austriaco.
    E la stessa fine farà l’altro, il romano, che pur tenta sino all’ ultimo la “commedia” di colui che non sa nulla.
    Ma l’esercito italiano è già passato al contrattacco.
    Il film finisce e ti senti dentro, se non l’orgoglio, la grande soddisfazione di sentirti italiano.
    Italiano, proprio come Oreste Jacovacci e Giovanni Busacca. Nomi di soldati dimenticati, perchè le strade vengono intitolate ai Generali.

    Ma cosa aggiungere, cosa commentare. Il Tuo è uno di quegli articoli ove non esiste nulla da aggiungere o levare, per una Persona che sa fare due + due. Leggendoti mi si esaltà energicamente il senso della realtà trasparente, ma con rabbia.
    Comunque grazie di far capire di non essere solo.

    Dimenticavo… Noi l’uniforme la indossiamo sempre e comunque con orgoglio.. Noi rappresentiamo L’ITALIA e tutte quelle persone che sono state, sono e saranno degne di ritenersi Italiani.. Perché caro Vitogol L’ITALIA non è solo schettino.. È di certo non sono le decisioni di un ministro a poterci far cambiare idea..

    Italia? Per caso si riferisce a quella nazione voluta e creata dagli inglesi e finanziata (dal reclutamento alla corruzione dei generali duosiciliani per girare a largo dai 1000 pezzenti in camicia rossa) dalla massoneria per colonizzare e stanare la nazione libera delle Due Sicilie e creare volutamente uno stato cuscinetto tra Francia e Germania. Ecco da dove nasce questa nazione, dall’inganno, dal sangue, da interessi strategici che insieme non fanno “nazione”.

    Analisi lucida e perfetta. Sinceramente è da tanto che non trovo motivo d’orgoglio nell’esser italiani e me ne dispiace….

    Bravissimo Annibale, non fai una grinza.

    Concordo pienamente sull’analisi del cronista. Credo che questo modo di pensare possa solo cambiare parlandone,ammettendo, facendo autocritica e solo con la saggezza dei nostri nipoti spero.

    Io la penso come Annibale, percio’ non potrei commentare il “sentimento italiano”, pur notando, per l’ennesima volta, il grande talento di scrittore, e le precise analisi, di Vitogol.

    Quando penso che solo la Lombardia esporta nel meridione per circa 50 miliardi di euro l’anno… Come dice la lega nord, chiudere il confine, oltre l’Emilia Romagna, penso io, e che vadano a vendere in Austria… magari noi diventiamo produttori…

    Leggo solo adesso la risposta di Vitogol al mio post precedente e mi spiego più chiaramente: ho definito l’autore del pezzo “vetero pacifista” perchè traspare chiaramente la sua avversione per gli uomini in divisa. I due marò non sono “Militari di carriera ceduti dallo Stato per garantire i commerci e il profitto di un armatore. E di essi stessi.” Sono soldati inviati in missione dal loro comando a difesa di tutti gli armatori e guadagnano come tutti i loro colleghi all’estero. Si può discutere sull’opportunità di ricorrere a soldati invece che a contractors, ma di questo non hanno alcuna colpa i marò, che possono essere assimilati a mercenari solo da un vetero pacifista, dove vetero ha l’accezione negativa che lei ha ben colto. Per il resto siamo tutti d’accordo: abbiamo inanellato l’ennesima figura di m…..come capita regolarmente dalla caduta dell’impero romano. E come sempre il comportamento della truppa è di gran lunga più dignitoso di quello dei responsabili politici.

    Non accetto che si interpreti così liberamente il mio pensiero. Non mi sogno e non mi sono mai neppure sognato di denigrare i militari. Anzi, ho manifestato il “rispetto che ogni italiano deve a chi porta in giro per il mondo l’uniforme dell’Esercito”. Ho riferito la parola “mercenari” ai contractors privati e non ai militari di carriera e continuo a ritenere ingiusto che lo Stato “affitti” i nostri militari ai privati. E’ evidente che loro guadagnano qualcosa pur obbedendo a un ordine dei loro superiorii. Nel caso in ispecie l’ordine di “tornare indietro” dopo la tragica sparatoria giunse dall’armatore. Spero adesso di aver chiarito meglio il mio pensiero. Saluti.

    Era la sottolineatura del guadagno a generare l’equivoco: lei sentirebbe il bisogno d dire che un ingegnere o un medico guadagnano qualcosa nel riferire le loro azioni?

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