Il patrono di Palermo

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La memoria di padre La Grua
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1 min di lettura

Ci sono almeno due forme di santità, che possono confluire nel medesimo calco. C’è la santità col crisma della Chiesa, codificata secondo regole precise. C’è poi la santità popolare, consacrata dalle preghiere della gente. A torto o a ragione, padre Matteo La Grua – secondo il verbo del popolo – era il santo patrono di Palermo vivente. I cittadini della speranza, nonostante la disperazione, hanno avuto chiari i percorsi della richiesta miracolosa. O su Monte Pellegino ad ascoltare il silenzio di Rosalia, carico di promesse e dolcezze. O alla Noce, da un vecchio sacerdote che sempre domava i diavoli nel cuore, nel corpo o nello spirito. Nessuno tornava mai a mani vuote dall’incontro con padre Matteo.

C’è chi racconta di guarigioni prodigiose, di salvezze incredibili, di accadimenti portentosi. E’ sempre difficile tracciare il discrimine tra ciò che si può e ciò che si vuole credere. Ma le notizie dell’evento incredibile sono talmente accorate e diffuse che lambiscono con loro profumo di salvezza perfino il perimetro saldo e incrollabile di certi spiritacci laici e miscredenti.
Sì, padre Matteo è stato il santo patrono, in carne e ossa, di una città ferita. La sua apparente fragilità di corpo era la sua vera forza. Ed era il primo segno numinoso: che in un uomo così anziano e minuto potesse manifestarsi la luce di un gigantesco amore.

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